Tiscali.it
SEGUICI

[L’analisi] Il baccano per la spia russa e il silenzio per Regeni. L’Italia e l’Europa hanno troppa paura del generale Al Sisi

La rielezione del presidente egiziano è così imbarazzante che non ne parla nessuno, dagli Stati Uniti alla Russia, alla Cina, all’Europa, si fa finta di niente. E’ uno dei pochi argomenti che uniscono nel silenzio la comunità internazionale: siccome tutti vendono armi al Cairo o ci fanno affari nessuno ha intenzione di sollevare la questione della democrazia in Egitto

Abd al-Fattāḥ al-Sīsī
Abd al-Fattāḥ al-Sīsī

L’ultima giornata di voto in Egitto per le presidenziali non metterà certo il pericolo la farsa della riconferma del generale Abdel Fattah Al Sisi: l’unico candidato in alternativa, Mussa Mustafà, è così tremebondo che ha dichiarato di “di non volere sfidare in alcun modo il presidente”. Insomma è una sorta di ballerino di terza fila, una comparsa chiamata sul proscenio solo per avere il numero legale.

Imbarazzante ma non si tocca

La rielezione del presidente egiziano è così imbarazzante che non ne parla nessuno, dagli Stati Uniti alla Russia, alla Cina, all’Europa, si fa finta di niente. E’ uno dei pochi argomenti che uniscono nel silenzio la comunità internazionale: siccome tutti vendono armi al Cairo o ci fanno affari nessuno ha intenzione di sollevare la questione della democrazia in Egitto. Durante il suo mandato di quattro anni le carceri si sono riempite con 60mila prigionieri politici, ci sono state 2300 condanne a morte, qualche migliaio di scomparsi, 460 siti Internet oscurati e oltre 50 giornalisti imprigionati. Ma Al Sisi non ha la grandezza di un Putin né quella di un Erdogan e allo stesso tempo non rappresenta un pericolo, combatte il radicalismo islamico a tutto spiano e, soprattutto, è un alleato di Israele, quindi non si tocca: non è negli interessi di Washington né di Mosca metterlo in discussione. 

Obiettivo: sopravvivere

Al Cairo è andato in visita anche Papa Francesco che avendo ricevuto in Vaticano pure Erdogan dimostra una volta di più di essere un realista: a lui interessa la sopravvivenza dei cristiani in Medio Oriente e in Egitto i copti e le altre confessioni cristiane rappresentano oltre 10 milioni di fedeli. Ci mancherebbe altro dunque che mettere in discussione Al Sisi, meglio non disturbare il manovratore di un Paese di oltre 90 milioni, povero, fragile, insidiato dal jihadismo ed essenziale per la sua demografia esplosiva  negli equilibri geopolitici della regione. E’ così ridotto male questo stato egiziano che per rifornirsi di armi ha dovuto vendersi delle isolette all’Arabia Saudita ma soprattutto deve ricorrere all’aviazione israeliana per bombardare i ribelli islamici del Sinai. 

Gli affari del nuovo "faraone"

Israele è il vero alleato strategico del Cairo, uno dei suoi maggiori acquirenti di gas e quello che gli permette con l’intelligence del Mossad di tenersi a galla. Certamente il generale Al Sisi non può certo fidarsi troppo dei suoi alleati arabi come Riad e gli Emirati che hanno foraggiato il suo colpo di stato nel 2013 contro i Fratelli Musulmani ma sono sempre pronti a tramare per intuire se serve puntare su un altro cavallo. Il generale Al Sisi viene vissuto un po’ da tutti come il male minore. E’ un ambizioso che coltiva qualche piano grandioso, come l’ampliamento del canale di Suez, ma che alla resa dei conti non è molto efficace: in Libia ha sostenuto il generale Khalifa Haftar con il piano non troppo segreto di annettersi la Cirenaica e inviare in Libia milioni di egiziani in sovrannumero. I realtà anche Haftar si è mostrato una pedina poco affidabile. Persino quelli che lo hanno eletto in  massa nel 2014 dopo avere subito il governo di Fratelli Musulmani dell’ex presidente Mohammed Morsi sono andati alle urne a votarlo senza troppo entusiasmo. In Egitto, soprattutto tra la piccole e media borghesia, ma anche negli strati popolari, è più forte la paura del passato che la speranza del futuro. 

Regeni, lo scomparso

E veniamo al caso Regeni, che il Belpaese giustamente travolto dai risultati delle elezioni politiche sembra avere dimenticato. Così come lo ha dimenticato l’Europa che tanto strepita contro Putin. Lo sottolinea anche un giornale moderato ma puntuale come Avvenire: “Ben altro piglio sta mostrando la Ue nei confronti della vicenda della spia russa Skripal colpita a Salisbury. Pur in assenza di prove certe di colpevolezza, siamo arrivati a raffiche di espulsioni di diplomatici russi”. A volere essere sinceri fino in fondo, anche il nostro governo non sembra essersi dannato l'anima per chiedere ai partner europei gesti decisi e comuni, tali da convincere gli egiziani a piantarla con le finzioni e a tirare fuori verità e colpevoli. E invece il governo Gentiloni è accomiatato accodandosi alle espulsioni dei diplomatici russi ma sul caso Regeni non ha emesso neppure un sospiro.

Nessuno sa perchè fu abbattuto Mubarak

E così in nome della realpolitik e degli affari ci congratuleremo insieme a Trump e a Putin per la rielezione di Al Sisi, sperando che non ci dia troppe grane in Libia o con il gas Eni del mega-giacimento di Zhor. E la rivoluzione del 2011? In un ponderoso articolo Yasmine el Rashidi sulla New York Review of Books conclude che sette anni dopo “nessuno capisce fino in fondo le cause politiche ed emotive che anno portato la rivolta del 25 gennaio 2011 contro Mubarak”. In realtà, tranne la breve parentesi dei Fratelli Musulmani, negli ultimi 60 anni l’Egitto è stato sempre governato dai militari e oggi nessuna altra alternativa sembra che sia possibile. La paura da queste parti mangia l’anima (non solo quella degli egiziani) e la democrazia.

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra   

I più recenti

Macron, due anni dopo Ucraina martoriata ma sempre in piedi
Macron, due anni dopo Ucraina martoriata ma sempre in piedi
Cbs, 'pallone sorvola il Colorado, non è chiara l'origine'
Cbs, 'pallone sorvola il Colorado, non è chiara l'origine'
Portogallo: attivisti ambientali invadono la tribuna politica
Portogallo: attivisti ambientali invadono la tribuna politica
Zelensky, 'grazie agli Usa per le nuove sanzioni contro Mosca'
Zelensky, 'grazie agli Usa per le nuove sanzioni contro Mosca'

Le Rubriche

Alberto Flores d'Arcais

Giornalista. Nato a Roma l’11 Febbraio 1951, laureato in filosofia, ha iniziato...

Alessandro Spaventa

Accanto alla carriera da consulente e dirigente d’azienda ha sempre coltivato l...

Claudia Fusani

Vivo a Roma ma il cuore resta a Firenze dove sono nata, cresciuta e mi sono...

Carlo Di Cicco

Giornalista e scrittore, è stato vice direttore dell'Osservatore Romano sino al...

Claudio Cordova

31 anni, è fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria Il...

Massimiliano Lussana

Nato a Bergamo 49 anni fa, studia e si laurea in diritto parlamentare a Milano...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Antonella A. G. Loi

Giornalista per passione e professione. Comincio presto con tante collaborazioni...

Lidia Ginestra Giuffrida

Lidia Ginestra Giuffrida giornalista freelance, sono laureata in cooperazione...

Carlo Ferraioli

Mi sono sempre speso nella scrittura e nell'organizzazione di comunicati stampa...

Alice Bellante

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli...

Giuseppe Alberto Falci

Caltanissetta 1983, scrivo di politica per il Corriere della Sera e per il...

Michael Pontrelli

Giornalista professionista ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel...