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Arrestato a Tripoli, quella volta che l'Italia riportò il torturatore Al-Masri in Libia con un volo di Stato

E' accusato di aver torturato sistematicamente almeno 10 detenuti, uno dei quali è poi morto, venne arrestato, rilasciato e riportato in Libia con un Falcon. La ricostruzione della vicenda

di TiscaliNews   
Al-Masri in un'immagine dell'Ansa
Al-Masri in un'immagine dell'Ansa

Alla fine il generale libico, Osama Al-Masri Anjim, colpito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e crimini contro l'umanità e che l'Italia dopo l'arresto e il successivo rilascio riaccompagnò in Libia con un volo di Stato, è stato arrestato a Tripoli dalla procura della capitale libica per torture nei confronti di detenuti e omicidio di uno di loro a seguito di tortura. 

L'arresto a Tripoli

Secondo il comunicato dell'Ufficio del procuratore, l'ordine di carcerazione preventiva dell'ex dirigente della polizia giudiziaria a Tripoli segue gli interrogatori e la raccolta di elementi su gravi violazioni dei diritti dei detenuti nella principale struttura di riforma e riabilitazione della capitale. Secondo la nota almeno dieci persone sarebbero state sottoposte a tortura o trattamenti crudeli e degradanti e una di loro sarebbe morta a seguito delle violenze. Fonti giudiziarie ricordano che a luglio la procura di Tripoli aveva chiesto assistenza alla Corte penale internazionale per acquisire prove sul caso, dopo aver rimosso i vincoli procedurali e ascoltato Al-Masri in una prima sessione di interrogatorio. La misura cautelare si inserisce dunque in un fascicolo già aperto a livello nazionale.

Le accuse della Corte internazionale dell'Aja

Il mandato di arresto emesso a inizio anno dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l'umanità e di guerra, tra cui omicidio, tortura, violenza sessuale e persecuzione, in relazione a fatti avvenuti soprattutto nel carcere di Mitiga dal 2015, si intersecano con l'indagine della procura di Tripoli. Il provvedimento odierno della procura libica riporta il caso nel perimetro dell'azione penale nazionale. In attesa di ulteriori sviluppi, l'Ufficio del procuratore ha fatto sapere che Al-Masri è stato interrogato sui fatti, fornendo prove sufficienti per essere incriminato e risulta essere già in detenzione preventiva in attesa di sentenza.

Quella volta che l'Italia lo fece scappare

Al-Masri era stato arrestato dalla polizia italiana lo scorso 19 gennaio a Torino, in esecuzione di una red notice, un mandato d'arresto, emesso poco prima dalla Cpi per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Nel capoluogo torinese, insieme a tre connazionali, aveva appena assistito una partita della Juventus. Due giorni dopo l'allora comandante della polizia giudiziaria libica era stato liberato dalla Corte d’appello di Roma, competente per i mandati d’arresto della Cpi, perché l'arresto era “irrituale”: mancava infatti l’intervento del ministro della Giustizia, l’unico che a norma della legge 237 del 2012 può avviare la procedura. Dopo il rilascio, il presunto torturatore libico venne imbarcato su un Falcon della presidenza del Consiglio e riportato a Tripoli, dove era stato accolto dall'esultanza dei suoi uomini all'aeroporto di Mitiga. Sul perché possa essere avvenuto questo non si avrà mai chiarezza. 

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Da qui ha fatto seguito una polemica politica poderosa, la richiesta di chiarimenti della Corte dell'Aja e la levata di scudi dei associazioni per i diritti umani pe per i diritti dei migranti. Ma il governo si è difeso accusando la Cpi di "inaccuratezze, omissioni, discrepanze e conclusioni contraddittorie". A seguito di un esposto, tre membri del governo sono stati iscritti nel registro degli indagati dal Tribunale dei ministri con le accuse di presunto favoreggiamento, omissione di cooperazione con la CPI, oltreché uso improprio di fondi pubblici. I tre membri del governo per i quali era stata chiesta l'autorizzazione a procedere davanti al Parlamento sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Mercoledì 29 ottobre il Tribunale dei ministri ha archiviato l'indagine dopo il voto della Camera che ha negato la richieste di autorizzazione a procedere nei confronti dei tre esponenti del governo.

Al-Masri faceva parte delle Rada, le Forze speciali di deterrenza, milizia nata per combattere le forze di Gheddafi e che nel 2012 ha iniziato a costruire un centro di detenzione presso la base di Mitiga che è diventato la più grande prigione della Libia occidentale. Li vengono incarcerati detenuti comuni, ma anche oppositori, immigrati in attesa della partenza per l'Italia: lì sarebbero avvenuti i reati contestati all'uomo dalla Cpi. 

di TiscaliNews   
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