[Il caso] L'agguato ad Attanasio: si pensa a un tentativo di sequestro. Ma la dinamica resta dubbia. Il video dell'agguato

La procura di Roma invia i Ros in Congo. Obiettivo dell'assalto erano gli "uomini bianchi", non è però certo che cercassero il riscatto. I ribelli ruandesi: non siamo stati noi. Ecco cosa è accaduto

di An. L.

L'agguato all'ambasciatore italiano Luca Attanasio è avvenuto in una delle zone forestali di quello che si può definire il Paese più pericoloso d'Africa. L'attività diplomatica del 44enne si svolgeva da alcuni anni senza livelli dichiarati di pericolo. Il covoglio composto da due fuoristrada bianchi, con l'effige dell'Onu, sul quale viaggiavano anche il funzionario del World Food Program (Wfp), Rocco Leone, il carabiniere di scorta dell'ambasciatore, Vittorio Iacovacci, e l'autista Mustafa Milambo, era totalmente privo di protezione. Attanasio non indossava il giubbotto antiproiettile, come non lo indossava Leone, e la scorta era ridotta ai minimi termini perché il tratto di strada che separa Goma dal villaggio di Kibumba è lungo solo tre chilometri ed era considerato "sicuro". Lì, a Rutshuru, l'ambasciatore vestito con abbigliamento sportivo - segno dell'informalità della visita - si stava recando per visitare una scuola destinataria di aiuti internazionali. Nessuno portava l’auricolare di sicurezza, né il carabiniere né le tre guardie del corpo congolesi che viaggiano con loro, non c'erano ponti radio d’allerta, strada "sicura" insomma. Sulla dinamica dell'agguato mortale le versioni sono ancora contrastanti.

E' chiaro che tutto è avvenuto in pochi minuti, poco dopo le 10:15 ora della partenza del convoglio da Goma. Il video pubblicato su Twitter mostra gli attimi in cui è cominciata la sparatoria. Girato da una persona del villaggio, nello socrrerre delle immagini si notano persone che si buttano a terra e fuggono. Si sentono anche delle voci e qualcuno urla "Si stanno togliendo le uniformi", in lingua locale. Il villaggio che si trova ai confini del parco nazionale di Virunga pullula di gruppi armati che spesso indossano uniformi dei rangers per creare confusione. 

Le vittime. In alto Luca Attanasio con la moglie, a sinistra l'autista Mustafa Milambo e il carabiniere Vittorio Iacovacci

L'agguato sulla strada, la sparatoria

L'agguato è avvenuto secondo una dinamica già usata: un mucchio di pietre in mezzo alla strada per bloccare il convolglio che percorreva la Rn4. Dalla boscaglia circostante escono sei, forse sette uomini armati di mitra. Sparano una raffica di avvertimento. Una ad altezza d'uomo, sulla macchina dove viaggia Attanasio, che uccide l'autista, il cooperante del Wfp Mustafa Milambo. Ma l'obiettivo sono i bianchi. Forse l'idea è rapirli e chiedere un riscatto. L'ambasciatore, Leone e il carabiniere - questa la ricostruzione fatta dal Corriere della sera - vengono fatti scendere e condotti lungo un sentiero e li incitano in swahili: "Sbrigatevi, fate presto". Tra di loro però parlano in kinyarwanda, è una lingua ruandese usata dai fuorusciti hutu delle Fdlr, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, ma anche dai jihadisti ugandesi Adf che vantano legami con l’Isis. Entrambe le forze ribelli agiscono in questa zona del Congo. 

All'improvviso, dopo una decina di minuti di cammino, compaiono soldati governativi e rangers del parco di Virunga. Scoppia il finimondo, non si capisce chi abbia sparato a chi, secondo la versione ufficiale fornita da Kinshasa: a terra rimangono l'ambasciatore e il carabiniere Iacovacci, 30 anni di Latina, che muore sul colpo. Attanasio invece viene colpito all'addome e perde molto sangue. La guardia del corpo di Leone gli tiene la testa, mentre il suo protetto è sotto choc. Viene caricato su un pick up e trasportato all'ospedale che dista una ventina di chilometri. Ma al suo arrivo è già troppo tardi. Attanasio muore. Non si capisce che fine abbiano fatto gli altri membri del convoglio. Forse rapiti?

Un tentativo di sequestro per il riscatto

La dinamica presenta non poche zone d'ombra e serve una precisa investigazione per fare luce. Quello che appare plausibile è che l'agguato sia stato un tentativo di rapimento con il fine del riscatto, come in altri casi simili. Del resto il Congo è uno dei paesi maggiori produttori al mondo di cobalto, il 60 per cento dell'intera produzione mondiale, di cui una buona fetta nelle mani di imprese cinesi, il resto in mani occidentali. E' chiaro che la popolazione congolese beneficia solo in minima parte dello sfruttamento delle sue terre date in concessione dal governo al miglior offerente. Gli italiani vantano invece importanti investimenti energetici nel Nord del Kivu: sta forse qui la matrice dell'agguato?

Qualcosa di più si capirà dopo che i Ros, inviati dalla procura di Roma in Congo, acquisiranno la documentazione relativa agli interrogatori delle persone coinvolte, condotti dalla polizia locale. Ma i carabinieri sentiranno anche Leone, l'italiano sopravvissuto e attualmente ricoverato. Tra i loro incarichi c'è anche quello di fare luce sulle armi e le divise utilizzate dai rangers del parco di Virunga. Secondo la versione ufficiale data dalla presidenza congolese sono stati gli aggressori a sparare a bruciapelo ai due italiani e all'autista congolese.

L'Fldr si chiama fuori: non siamo stati noi 

Intanto si cerca di capire di chi sia la mano omicida. Le "Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda" (Fdlr), sospettate anche per via della lingua usata dagli assaltatori per comunicare fra loro, hanno negato ogni responsabilità. A dirlo è il sito Actualite.cd che cita una dichiarazione del gruppo ribelle che aveva già negato un altro eccidio attribuitogli, quello del 17 aprile scorso quando morirono 17 persone tra cui 12 rangers del parco nazionale di Virunga.