[L’analisi] Ridicolo, immaturo, incompetente, ma quasi sincero. Ecco chi è Trump l’uomo che governa il mondo

Per distrarre l’opinione pubblica dalla scomparsa nel consolato saudita di Istanbul del giornalista Jamal Kashoggi, Trump nell’intervista parla di un probabile coinvolgimento di Putin in delitti vari “ma non negli Stati Uniti”. E ha precisato. “Con lui nell’incontro di Helsinki sono stato molto duro”. Sono dichiarazioni che dovrebbero fare scalpore. Però Trump aggiunge di continuare ad “avere fiducia in lui”. Come non avere fiducia negli amici?

[L’analisi] Ridicolo, immaturo, incompetente, ma quasi sincero. Ecco chi è Trump l’uomo che governa il mondo

L’ultima intervista  del presidente americano Donald Trump al celebre programma “Sixty Minutes” della Cbs è esilarante e preoccupante al tempo stesso. Il primo a risentirsi sarà probabilmente il segretario alla Difesa il generale James Mattis, ormai sulla lista dei partenti dalla Casa Bianca definita da Trump un “covo di serpi”, dove però il primo ad avvelenare il clima è proprio lui perché ormai sono dozzine quello che hanno dovuto lasciare il suo staff. Chi governa la superpotenza mondiale è uomo dai tratti a volte schietti - quelli che piacciono all’opinione pubblica - ma che in realtà manda segnali di immaturità e incompetenza. Agli elettori americani importa poco di queste considerazioni dei commentatori: a poche settimane dalle elezioni di mezzo termine, secondo un sondaggio di Cnn, aumenta il numero degli elettori per i quali Trump verrà rieletto alla Casa Bianca anche nel 2020.

Trump accusa Putin

Per distrarre l’opinione pubblica dalla scomparsa nel consolato saudita di Istanbul del giornalista Jamal Kashoggi, Trump nell’intervista parla di un probabile coinvolgimento di Putin in delitti vari “ma non negli Stati Uniti”. E ha precisato. “Con lui nell’incontro di Helsinki sono stato molto duro”. Sono dichiarazioni che dovrebbero fare scalpore. Però Trump aggiunge di continuare ad “avere fiducia in lui”. Come non avere fiducia negli amici? E come non averne ancora visto che ha confermato tutte le vendite di armi all’Arabia Saudita - meta del suo primo viaggio all’estero da presidente - e resta amico del principe Mohammed bin Salman. In fondo si tratta solo piccoli omicidi tra amici. E così ha spedito il segretario di Stato Mike Pompeo a Riad per salvare la faccia e seppellire l’inchiesta sulla morte di Khashoggi.

Sauditi acquistano dagli Usa 110 miliardi di dollari di armi

Le dichiarazioni di Trump sfiorano il ridicolo e solo apparentemente sembrano puntare a una distensione o alla stabilità mondiale. Dimostra invece di non avere il polso della situazione, soprattutto in Medio Oriente, dove nascono da decenni le più devastanti crisi internazionali. Un pezzetto di verità Trump non l’ha detta in questa intervista alla Cbs ma qualche settimana fa, in un discorso in Mississippi, quando ha affermato di aver detto a re Salman: “Ti stiamo proteggendo, potresti non essere lì in due settimane senza di noi. Devi pagare per i tuoi militari”. Ed è esattamente quello che fanno i sauditi acquistano 110 miliardi di dollari di armi - quasi un sesto del bilancio Usa della Difesa - ed è precisamente quello che fanno gli ufficiali americani dirigendo i bombardamenti di Riad in Yemen che stanno facendo migliaia di morti tra i civili.

Al presidente americano della libertà di stampa e dei diritti umani non importa nulla ma quando si tratterà di bombardare ancora una volta Bashar Assad e la Siria per presunto possesso di armi chimiche dovrà sapere che nessuno è tenuto a credere alla sue parole. Se ne è accorto persino il senatore repubblicano Marco Rubio: “Dobbiamo poter chiamare Putin un assassino, perché lo è. Dobbiamo poter chiamare Assad un assassino, perché lo è. Dobbiamo affrontare le atrocità e le violazioni dei diritti umani commesse in Cina. La nostra credibilità è sminuita e compromessa se decidiamo di ignorare questi fattori”.

Il nocciolo della questione

In realtà il presidente Trump quando si parla di Arabia Saudita e diritti umani somiglia a tanti suoi predecessori alla Casa Bianca - l’unica eccezione in parte è stato Obama che fece l’accordo nucleare con l’Iran da lui immediatamente stracciato - che hanno tollerato di tutto dal regno wahabita perché Riad è il primo acquirente di armi di Washington, un partner strategico e ora è anche appoggiato da Israele, il vero pilastro della politica estera americana. Questo è il nocciolo della questione. Il resto sono veramente chiacchiere da bar. Tranne che per quanto riguarda la Cina, che con l’Iran, nemico di sauditi e israeliani, è il vero bersaglio di Trump: non ha escluso nuovi dazi a Pechino. La pace con la Corea del Nord la vuole fare soprattutto per togliere ai cinesi un alleato storico, non per altro.

Quando poi qualcuno come Mattis obietta che in queste relazioni internazionali degli Stati Uniti forse bisogna apportare qualche correzione, almeno cosmetica, viene accompagnato alla porta. Per lui Mattis dovrebbe iscriversi al partito democratico e lo ha liquidato così: “Può andarsene. Voglio dire, a un certo punto, tutti se ne vanno. Tutti. La gente se ne va”. “Questo è Washington”, ha detto Trump, aggiungendo di non escludere che altri possano lasciare il suo gabinetto. E questo è l’uomo che governa il mondo, lo fa con lo stesso stile disinvolto con il quale conduceva lo show televisivo “The Apprentice”, la versione originale del “Sei fuori!” di Briatore. Ma di che cosa stiamo parlando, di una caricatura televisiva o del presidente degli Stati Uniti?