“In Russia c’è spazio per le aziende italiane. Via ai progetti di filiera. Ecco in quale settore puntare”

Il Comitato imprenditoriale italo-russo sta mettendo a punto una proposta italiana per quello agroalimentare, lo ha rivelato Aimone di Savoia

Foto Shutterstock
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Se dovesse scrivere sui biglietti da visita il suo nome intero, avrebbe bisogno di interi lenzuoli, visto che si chiama Aimone Umberto Emanuele Filiberto Luigi Amedeo Elena Maria Fiorenzo di Savoia-Aosta, ma la storia di Aimone di Savoia va molto al di là della sua carta di identità. E va persino al di là del fatto che oggi, se giocassimo con la fantasia e in Italia ci fosse la monarchia, sarebbe il re d’Italia. Certo, non pacificamente, perché un’altra parte dei monarchici sostiene che il legittimo pretendente al trono andrebbe cercato fra i Savoia, e vi risparmio tutte le discussioni sulla legge salica e le sue modifiche. Ma, a mio parere, non ci piove: Vittorio Emanuele si è sposato con la “borghese” Marina Doria senza l’autorizzazione di suo padre e questo ha cambiato la linea dinastica portandola dal lato degli Aosta.

Ma, per l’appunto, non è questo che ci interessa raccontare oggi

Perché Aimone è molto di più che il re (potenziale) d’Italia. Maturità classica alla scuola navale militare Morosini di Venezia, laureato alla Bocconi, guardiamarina all’Accademia Militare, imbarcato su una fregata militare durante la guerra del Golfo. E potrei continuare con pagine e pagine di curriculum e onorificenze, che sono addirittura più corposi di tutti i nomi e cognomi. Ma fra le onorificenze ce n’è una che è la più significativa di tutte ed è quella di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana che gli è stata conferita nel 2019 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per l'eccezionale contributo dai lui dato negli ultimi 25 anni a sostegno dei rapporti economici bilaterali italo-russi», che è qualcosa di straordinario perché è il primo membro di Casa Savoia a ottenere questo riconoscimento, straordinario simbolo riconosciuto dalla Repubblica.

Insomma, detto tutto questo, Aimone di Savoia in questi giorni era a Genova, ma non solo per incontrare il sindaco Marco Bucci, il presidente della Regione Giovanni Toti e ammirare il Cannone di Paganini e tante altre bellezze della Superba con l’assessore alla Cultura Barbara Grosso come cicerona. E, quasi per un piacevole scherzo del destino, in questi giorni l’Albergo dei Poveri, gioiello architettonico genovese, ospita una mostra che dice tutto fin dal titolo: “Incanti russi”.

Quella genovese di Aimone potrebbe infatti essere la prima tappa di un tour per spiegare alle imprese italiane che investire in Russia è un ottimo affare e, soprattutto, che gli interlocutori dall’altra parte sono ottimi e abbondanti.

E quello che segue è un riassunto minimo dell’intervista che gli abbiamo fatto, in qualità di responsabile di Pirelli Tyre, che è l’anima russa, nordica e di una serie di altri mercati di Pirelli, dove lavora in tandem con Marco Tronchetti Provera, co-presidente del Comitato imprenditoriale Italia-Russia.

Aimone di Savoia spiega proprio la ratio di questa realtà, che esisteva già dai primi governi di Silvio Berlusconi, ma che è stata recentemente rilanciata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e in cui crede molto il governo di Mario Draghi: “Vogliamo aiutare le imprese ad andare in Russia, puntando molto sulle filiere. E’ chiaro che una realtà come Pirelli Tyre può andarci da sola, ma tante piccole e medie imprese dell’indotto, possono trovare in questa realtà un aiuto notevole”.

Ed è già individuato anche il primo target, che è quello dell’eccellenza assoluta italiana, la filiera agroalimentare. Che ha sofferto nel momento delle sanzioni, ma che ora è pronta a riprendersi, come tutto il mercato fra Europa e Russia.

Quella di Aimone, più che un’intervista è quasi una lectio magistralis, in perfetto stile, sugli spazi per aziende italiane in Russia, concetto molto diverso da quello delle semplici esportazioni verso la Russia.

Il re (in pectore) spiega che “in Russia c’è spazio”, forte del fatto che è da ventisette anni che vive là. Ma, a noi che gli chiediamo se la sua base è San Pietroburgo, pensando agli Zar, ai Romanov, ricchi di suggestioni pre rivoluzione d’ottobre, risponde sorridendo: “No, io vivo a Mosca. E comunque San Pietroburgo è un luogo importantissimo per loro, più che per noi”.

Ma, scherzi a parte, Aimone di Savoia mette sul tavolo una serie di agevolazioni e di sgravi fiscali che la Russia offre a chi localizza, con zone economiche speciali che sembrano fatte apposta per invogliare chi vuole investire a impiantare la propria attività in varie zone della Russia: Mosca, in generale la Russia europea, ma anche gli Urali, Ekaterimburg e tante altre zone dove ci sono possibilità infinite.

E’ una specie di Far East, quello russo raccontato con entusiasmo da Aimone, che è il miglior testimonial possibile delle sue parole, con i numeri di Pirelli Tyre, che ha due impianti ed ha appena investito 500 milioni in Russia.

“E’ un Paese molto stabile per chi voglia fare investimenti – spiega il re in pectore, ma soprattutto l’uomo della Pirelli in Russia – e quindi è il posto ideale dove andare, approfittando delle agevolazioni presenti”. E qui torna il discorso della filiera: “Penso, ad esempio, all’automotive e a tutte le produzioni di componentistica che servono al settore”. Con anche una particolare attenzione alla sostenibilità, strettamente legata all’abbondanza di materie prime.

E la stabilità politica della Russia è stabilità anche nei rapporti con l’Italia: “Da sempre c’è un ottimo rapporto fra i governi italiani e quelli russi”. E, oggettivamente, anche la storia bilaterale dei due Paesi porta lì: il Partito comunista italiano, ovviamente, il più grande d’Europa, gli investimenti della Fiat con Togliattigrad, l’amicizia storica di Silvio Berlusconi con Putin, i rapporti di buon vicinato dei governi di Giuseppe Conte…

“I rapporti commerciali fra Italia e Russia – spiega Aimone di Savoia – sono sempre stati buoni e vanno al di là dei governi del momento, sia da una parte che dall’altra. Se guardiamo i numeri di questi anni, scopriamo che l’export verso la Russia da parte dell’Europa non ha perso posizioni, così come la percentuale di questo export che è nella bilancia commerciale italiana. Ed è proprio per questo, oltre che per le agevolazioni, che dico che ci sono ampi margini per investire”.

Insomma, per chi vuole aprire attività in Russia c’è un’investitura reale e regale. E mai due aggettivi sono stati più azzeccati e meno metaforici.