Riformato a sorpresa il Coro della Cappella Sistina

Papa Francesco ha pubblicato insieme due decisioni diverse ma accomunate dalla volontà di una più fedele applicazione del concilio Vaticano II. Passo avanti per superare la spaccatura tra progressisti e conservatori nell’unico impegno per una Chiesa più evangelica

Riformato a sorpresa il Coro della Cappella Sistina

In altri tempi pure recenti sarebbe stato dirompente l’eco di una riforma chiaramente di stampo conciliare come la soppressione della pontificia commissione “Ecclesia Dei” per il dialogo con i tradizionalisti lefebvriani e la ricollocazione radicalmente nuova del coro della Cappella Sistina, decise da papa Francesco con due disposizioni immediatamente entrate in vigore. Invece, di questi tempi, che Francesco promuova delle riforme appare scontato, ma si rischia di non coglierne la portata storica.

La riforma della Curia

Si tratta di tasselli apparentemente minori rispetto alla grande riforma della Curia che tutti si attendono entro l’anno. Sono infatti indicativi comunque di una stagione altamente conflittuale tra tradizionalisti e innovatori nella Chiesa cattolica giunta alle ultime battute. Nella storia della Chiesa alla lunga le indicazioni di un concilio giungono in porto. Del resto è stato lo stesso papa Bergoglio a far intendere che, dopo più di 50 anni di dibattito sul concilio, è giunto il tempo di cominciare ad applicarlo più speditamente e integralmente, contribuendo a dare strumenti pastorali adeguati per il cambio più difficile: il cambio di mentalità nel clero e nei laici cattolici per avviare una fase più evangelica di vita cristiana.

Nuova litrugia

Pur tanto diversi tra loro i due organismi aboliti o ricollocati si muovo entrambi nel quadro di una più fedele applicazione del concilio e più precisamente della riforma liturgica voluta dai padri di quel concilio. La riforma liturgica è stata una delle due più importanti e anche la più immediatamente compresa dalla gente con l’introduzione delle lingue parlate nella messa.

Ma anche rispetto alla musica sacra e ai canti durante i riti religiosi il concilio non è stato meno innovativo tagliando le ali ai cori musicali polifonici che nei secoli avevano espropriato il canto dal popolo, contribuendo ad appesantire eccessivamente anche le messe festive dove la gente figurava come belle statuine. Il concilio aveva rovesciato la prospettiva: il popolo canta e i cori possono essere di sostegno. Esattamente l’inverso. La polifonia aveva quasi esiliato il canto gregoriano e i canti popolari poiché si pensava che le messe, specialmente quelle papali dovessero essere un grande spettacolo religioso anziché un contatto di preghiera di tutto il popolo redento con il suo Dio.

Le irregolarità

La Cappella musicale pontificia, coro composto da venti cantori adulti  e da circa trentacinque ragazzi cantori,  chiamati anche voci bianche, era sfuggita in parte alla riforma sostanziale tanto che anziché dipendere dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche dipendeva dalla Prefettura della Casa Pontificia che cura il mondo delle udienze ufficiali pubbliche e private con il sommo pontefice.

La riforma del papa gesuita cambia le carte partendo da una considerazione liturgica anziché dalle recenti inchieste sulla Cappella e i suoi dirigenti a seguito di talune irregolarità e anche scandali disciplinari e finanziari in un ambito che nulla aveva a che fare con le finanze e pertanto scandaloso.

Nella disposizione di Francesco chiamato con parola latina “Motu proprio” si ricorda che «fin dalla sua antica fondazione e lungo i secoli» la Cappella «brillò nella storia» come «alto luogo di espressione artistica e liturgica a servizio delle solenni celebrazioni dei Pontefici inizialmente entro la splendida cappella da cui prese il nome, quindi nell’ambito della Basilica di San Pietro».

Nuovo responsabile

Nel documento si giustifica l’inserimento della Cappella nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del papa «quale specifico luogo di servizio alle funzioni liturgiche papali e nel contempo a custodia e promozione della prestigiosa eredità artistico-musicale prodotta nei secoli». E si procede alla nomina del responsabile della Cappella musicale chiamato a «guidare tutte le attività e gli ambiti liturgico, pastorale, spirituale, artistico ed educativo». Il primo responsabile nel nuovo corso della Cappella è stato nominato monsignor Guido Marini, maestro attuale delle celebrazioni liturgiche papali.  Egli dovrà redigere uno “Statuto proprio” della Cappella. Per ora il maestro del coro resta monsignor Massimo Palombella sebbene con ruolo ridimensionato alla sola esecuzione musicale.  Ma la sua permanenza sgonfia una serie di voci su mala gestione che invece sono state preminenti nei mesi trascorsi giungendo anche sui media di tutto il mondo.

Il Motu proprio ha già provvisto a nominare responsabile del settore economico della cappella corale più famosa del mondo monsignor Guido Pozzo finora segretario della commissione per il dialogo con i tradizionalisti ora abolita. Soppressa la commissione monsignor Pozzo è stato destinato a questo nuovo incarico