Pericolo nei cieli, un Airbus sfiorato da un drone sopra l'aeroporto di Parigi: il disastro evitato dalla prontezza dei piloti

Il fatto accaduto all’aeroporto Charles de Gaulle risalirebbe a fine febbraio. Gli aeromobili a pilotaggio remoto stanno creando rischi ai trasporti aerei in molte parti del mondo

Pericolo nei cieli, un Airbus sfiorato da un drone sopra l'aeroporto di Parigi: il disastro evitato dalla prontezza dei piloti
di I.D.

Da fine febbraio è nelle sale cinematografiche Good Kill, un film con Ethan Hawke che racconta la storia di Tommy Egan, pilota di caccia con significativa esperienza in Afghanistan e Iraq, chiamato – a un certo punto – a lavorare a poca distanza da casa sua, in una postazione comoda ed accogliente, per pilotare aeromobili a conduzione remota: i droni.

Ogni giorno l’ex pilota, che un tempo sfrecciava per i cieli, colpisce gli obiettivi indicati stando comodamente seduto davanti a un monitor. Abbatte costruzioni o mezzi in movimento, ponti o gallerie, e semina vittime, a volte anche civili. I "danni collaterali", come vengono chiamate in gergo militare. Il protagonista avrà seri problemi psicologici e non vogliamo certo rivelare il finale. Basti dire però che il film è uno specchio della realtà.

Con l'utilizzo di questi temibili gioielli tecnologici oggi si combattono le guerre, in particolare quelle al terrorismo. Guerre apparentemente virtuali, come in un tremendo videogioco, se non fosse che i missili che questi aerei senza pilota sparano smembrano davvero i corpi di uomini, donne e bambini, seminando orrore e sangue.

Oltre a quelli militari ci sono poi droni utilizzati per usi commerciali. Amazon per esempio li ha già collaudati per la consegna veloce delle merci. Molti sono poi quelli manovrati da appassionati e privati cittadini per fotografare, fare riprese o altro. Difficile dunque ipotizzare quale sviluppo avrà l'utilizzo dei droni in futuro.

Ma i droni al momento rappresentano anche un pericolo per i trasporti aerei, se è vero che in più occasioni si è rischiata la collisione con aeromobili civili. L’ultimo caso è quello dell’Airbus 320, provveniente da Barcellona e sfiorato da uno di questi sofisticati marchingegni durante la sua discesa verso l’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. L’episodio risale allo scorso mese di febbraio ed è stato  reso noto dal servizio di investigazione aeronautica transalpino.

Quando l’aereo si trovava a 5500 piedi, circa 1600 metri, il co-pilota ha avvistato il drone in avvicinamento ed ha disinserito il pilota automatico iniziando la guida manuale e costringendo l'Airbus a una inversione di rotta. In tal modo l'Apr (Aeromobile a pilotaggio remoto) è passato a soli 5 metri, sotto l’ala sinistra dell'aereo per il trasporto di persone. Il rischio è stato enorme, e l’incidente viene classificato grave dall’agenzia francese.

Non è stato precisato quante persone ci fossero a bordo, ma basti considerare che un aereo di quel tipo può trasportare fino a 180 passeggeri. Si è rischiato dunque una collisione molto pericolosa. Eppure i droni non dovrebbero volare nelle vicinanze degli aeroporti, visto che è vietato dalle normative. Essi dovrebbero essere tenuti inoltre a non più di 150 metri dall’operatore. Ma quei velivoli vengono ormai avvistati anche in punti strategici, comprese centrali militari e nucleari.

Le loro manovre stanno ponendo rischi concreti in molte occasioni. L’ultimo caso francese insomma non è isolato. Nel luglio 2015 un drone sfiorò l’incidente con un Airbus A320 con oltre 180 passeggeri a bordo in Gran Bretagna. Nel dicembre 2014 un altro aereo di linea rischiò la collisione durante il decollo dallo scalo londinese di Heathrow. Un fatto simile accadde nel giugno 2015 in Germania, mentre a marzo 2015 a Spanaway, nello stato di Washington (Usa), un elicottero del network KIRO-TV, impegnato in riprese aeree rischiò di essere investito sempre da un aeromobile a pilotaggio remoto.

di I.D.
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