Il Papa della misericordia aggiorna le pene canoniche, cosa cambia dal prossimo 8 dicembre

Cambia il VI libro del Codice di Diritto Canonico. Molte le novità nei confronti della pedofilia e dei reati finanziari

Foto Ansa
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Francesco, papa della misericordia, riforma il Codice di Diritto Canonico, aggiornando il Libro VI sulle pene canoniche previste per una lunga serie di colpe e delitti. La scomunica riservata alla Sede Apostolica resta la pena più grave, ma è prevista una larga fascia di pene cui ricorrere a secondo la gravità dei delitti: sospensioni, proibizioni, ammende, ammonizioni, censure fino alle dimissioni dallo stato clericale per i chierici. Pene temporanee o perpetue. Breve è il termine di prescrizione, solo tre anni. Oltre alle colpe classiche verso la dottrina e i sacramenti una severità particolare è riservata alla pedofilia e ai reati finanziari i due scandali che negli ultimi anni hanno causato gravi danni all’immagine della Chiesa. A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare contraddittorio che sia proprio il papa della misericordia a estendere il ricorso alle pene canoniche. Ma la norma raccomanda che “non si costituiscano censure, soprattutto la scomunica, se non con la massima moderazione e soltanto contro i delitti di speciale gravità”. In realtà i due aspetti si rendono reciprocamente più credibili ed efficaci. Lo spiega lo stesso Francesco in apertura della Costituzione apostolica Pascite gregem Dei a chiarire il provvedimento che entrerà in vigore il prossimo 8 dicembre. “L’osservanza e il rispetto della disciplina penale – afferma il papa - è compito dell’intero Popolo di Dio, ma la responsabilità della sua corretta applicazione corrisponde specificamente ai Pastori e ai Superiori delle singole comunità. È un compito che appartiene in modo indissociabile al munus pastorale [compito pastorale –ndr] che viene loro affidato, e va esercitato come concreta e irrinunciabile esigenza di carità nei confronti della Chiesa, della comunità cristiana e delle eventuali vittime, ma anche nei confronti di chi ha commesso un reato, che ha bisogno insieme alla misericordia anche della correzione della Chiesa”.

Misericordia e giustizia non sono due concetti da contrapporre, ma sono intimamente collegati, ha spiegato il vescovo Filippo Iannone presidente del Pontifico Consiglio per i Testi Legislativi presentando alla stampa le modifiche al Libro VI del Codice di Diritto Canonico. Egli ha citato in proposito addirittura san Tommaso, sommo teologo cattolico, il quale dice che “la giustizia senza la pietà conduce alla crudeltà, ma la misericordia senza la giustizia porta alla dissoluzione dell’ordine”. Se il Codice di Diritto Canonico si attiene al principio supremo della salvezza delle anime, tale salvezza  – sottolinea Iannone – richiede che “chi ha commesso dei delitti, espii anche la colpa. La misericordia richiede che chi ha sbagliato venga corretto”.

Novità assoluta: nel Codice è stato introdotto il delitto di abuso sui minori commesso non solo da chierici, ma anche da membri di istituti di vita consacrata e da altri fedeli laici che ricoprono incarichi nella Chiesa. E tale abuso è ora inquadrato non all’interno dei reati contro gli obblighi speciali dei chierici, bensì come reato commesso contro la dignità della persona.

In materia patrimoniale, “ci sono diverse novità che – secondo Iannone - intendono mettere in pratica, tradurre in norme, i principi sui quali papa Francesco continuamente ritorna. Innanzitutto, il principio della trasparenza nell’amministrazione dei beni, poi il principio della corretta gestione dell’amministrazione dei beni: quindi sono puniti gli abusi di autorità, la corruzione - sia il corrotto che il corruttore - sono punite le appropriazioni indebite, la “mala gestio” del patrimonio ecclesiastico. È punita anche l’attività degli amministratori che, per utilità propria o per favori agli altri, gestiscono i beni senza rispettare le norme previste. Diciamo che in materia patrimoniale ci sono maggiori novità rispetto al codice del 1983”.

Il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico non è opera frettolosa dell’ultima ora, ma frutto di un lungo percorso di riforma avviata da Benedetto XVI nel 2007 e giunta in porto dopo ampia consultazione di vescovi ed esperti da ogni parte del mondo. Metodo confermato dal vescovo Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Segretario da parecchi anni del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Come risultato dei lavori - ha riferito monsignor Arrieta - degli 89 canoni che compongono questo Libro VI, ne sono stati modificati 63 (il 71%), spostati altri 9 (10%) mentre ne rimangono immutati solo 17 (19%).

I criteri direttivi della riforma, secondo Arrieta, sono principalmente tre.

In primo luogo, per far sì che ci sia anche un impiego uniforme della norma penale in tutta la Chiesa, “le nuove norme hanno ridotto l’ambito di discrezionalità lasciato prima all’autorità”.

Il secondo criterio che ha presieduto la riforma è “la protezione della comunità e l’attenzione per la riparazione dello scandalo e per il risarcimento del danno. Il nuovo testo cerca di far rientrare lo strumento sanzionatorio penale nella forma ordinaria di governo pastorale delle comunità, evitando le formule elusive e dissuasorie che prima esistevano”.

Il terzo obiettivo che si è cercato di raggiungere “è quello di fornire al pastore i mezzi necessari per poter prevenire i reati, e poter intervenire per tempo nella correzione di situazioni che potrebbero diventare più gravi, senza rinunciare però alle cautele necessarie per la protezione del presunto reo, a garanzia di quanto adesso afferma il canone 1321: “Chiunque è ritenuto innocente finché non sia provato il contrario”. Tra le nuove fattispecie penali considerate con maggiore chiarezza  il nuovo Codice segnala la tentata ordinazione di donne; la registrazione delle confessioni; la consacrazione con fine sacrilego delle specie eucaristiche.

In definitiva questo passaggio legislativo manifesta la coerente azione di Francesco tra le parole ai fatti e la sua determinazione di portare in ogni ambito della vita della Chiesa lo spirito innovativo richiesto dal concilio Vaticano II.