Vita e pace sono dono di Dio da custodire: papa Francesco apre alla Cina

Nel Regina coeli il papa ricorda che non tutte le paci sono uguali ma i cristiani devono essere operatori di pace alla maniera di Gesù

Vita e pace sono dono di Dio da custodire: papa Francesco apre alla Cina
Foto Ansa

I responsabili delle nazioni faticano ad ascoltare l’invito di Francesco a promuovere la pace. Il papa prega per loro ma invita tutti i cristiani ad imparare a fare pace alla maniera di Gesù e diventare donne e uomini “operatori di pace”. Non si può restare indifferenti davanti al testamento di Gesù che lascia ai discepoli la sua pace che è diversa dalla pace che dà il mondo. Ed è  alla luce della riflessione profonda sulla pace evangelica che Francesco pensa anche alla Cina, vista come interlocutrice nonostante le difficoltà che incontra il primo accordo tra Cina e Santa Sede per le nomine dei vescovi in vista di un protocollo più ampio sull’intera questione tra Stato e Chiesa cattolica in Cina.

La parola Ucraina neppure compare nelle parole con le quali parlando di pace il papa ha accompagnato la recita odierna del Regina coeli misurate sul lascito di Gesù agli apostoli nell’ultima cena: “Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi”. Senza dubbio queste parole contano anche per il conflitto sanguinoso in corso in Ucraina, ma la riflessione del papa va oltre, più in profondità nella preoccupazione che i cristiani siano in grado di spingere sempre e dovunque per la pace tramite la loro testimonianza.

Gesù dice parole nuove, diverse da quelle che solitamente si ascoltano: la pace come esito della mitezza anziché della forza e delle armi. In questo contesto valgono ancora di più le parole sagge e avvedute dette sulla Cina guardando lontano e non solo alle difficoltà del presente. Il dialogo Cina-Santa Sede sconta ancora una certa sfiducia che ha caratterizzato decenni passati, la scarsa inclinazione a fidarsi dell’altro.  

“Martedì prossimo – sono le parole del papa sullo scenario cinese attuale dove fatica a morire il vecchio solco divisivo tra tradizionalisti e conciliari dei cattolici cinesi e dove il Governo arrestando il cardinale Zen in pensione e altri vescovi rende un cattivo servizio ai quanti sono favorevoli al dialogo - ricorre la memoria della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, particolarmente sentita dai cattolici in Cina, che venerano l’Ausiliatrice come loro Patrona, nel Santuario di Sheshan a Shanghai, in numerose chiese del Paese e nelle loro case. La lieta circostanza mi offre l’occasione per rinnovare loro l’assicurazione della mia vicinanza spirituale; seguo con attenzione e partecipazione la vita e le vicende di fedeli e pastori, spesso complesse, e prego ogni giorno per loro. Vi invito ad unirvi in questa preghiera, affinché la Chiesa in Cina, in libertà e tranquillità, possa vivere in comunione effettiva con la Chiesa universale ed esercitare la sua missione di annuncio del Vangelo a tutti, offrendo così anche un positivo contributo al progresso spirituale e materiale della società”.

Parole di una ferma mitezza che punta a disarmare il cuore delle autorità cinesi come premessa per costruire accordi duraturi. Un cammino non facile né scontato. Non a caso Francesco richiama quale impegno dei cattolici per la pace che altro non può essere da quello lasciato da Gesù nel suo testamento. Occasione successa nel momento più difficile della vita di Cristo; la notte in cui fu tradito e venne lasciato solo dai suoi, arrestato e ucciso. “Le ultime ore di Gesù sono in effetti come l’essenza di tutta la sua vita. Prova paura e dolore, ma non dà spazio al risentimento e alla protesta. Non si lascia andare all’amarezza, non si sfoga, non è insofferente. È in pace, una pace che viene dal suo cuore mite, abitato dalla fiducia. E da qui sgorga la pace che Gesù ci lascia. Perché non si può lasciare agli altri la pace se non la si ha in sé. Non si può dare pace se non si è in pace. Gesù dimostra che la mitezza è possibile. Lui l’ha incarnata proprio nel momento più difficile; e desidera che ci comportiamo così anche noi, che siamo gli eredi della sua pace. Ci vuole miti, aperti, disponibili all’ascolto, capaci di disinnescare le contese e di tessere concordia. Questo è testimoniare Gesù e vale più di mille parole e di tante prediche.

La testimonianza di pace. La pace di Gesù è frutto dello Spirito di Gesù “che scioglie le rigidità e spegne le tentazioni di aggredire gli altri. È Lui, lo Spirito Santo, a ricordarci che accanto a noi ci sono fratelli e sorelle, non ostacoli e avversari. È Lui, lo Spirito Santo, che ci dà la forza di perdonare, di ricominciare, di ripartire, perché con le nostre forze non possiamo. Ed è con Lui, con lo Spirito Santo, che si diventa uomini e donne di pace”. Il papa ha ricordato che oggi inizia la Settimana Laudato si’, “per ascoltare sempre più attentamente il grido della Terra, che ci sprona ad agire insieme nel prenderci cura della casa comune”. Ha infine salutato e ringraziato i partecipanti a Roma alla manifestazione nazionale “Scegliamo la Vita”.

“Vi ringrazio per il vostro impegno a favore della vita e in difesa dell’obiezione di coscienza, il cui esercizio si tenta spesso di limitare. Purtroppo, negli ultimi anni c’è stato un mutamento della mentalità comune e oggi siamo sempre più portati a pensare che la vita sia un bene a nostra totale disposizione, che possiamo scegliere di manipolare, far nascere o morire a nostro piacimento, come l’esito esclusivo di una scelta individuale. Ricordiamo che la vita è un dono di Dio! Essa è sempre sacra e inviolabile, e non possiamo far tacere la voce della coscienza”.