No alla visione pessimista o giovanilista. Francesco considera la vecchiaia un privilegio

Il papa ribalta il luogo comune che considera l’anziano come un malato prossimo a morire e quindi escluso dai piaceri della vita e invita lo Stato e la Chiesa a pensieri nuovi e positivi

No alla visione pessimista o giovanilista. Francesco considera la vecchiaia un privilegio

Neppure Cicerone o Seneca che di belle parole e riflessioni ne avevano spese sulla Terza età, possono paragonarsi a papa Bergoglio. Francesco supera loro e altri illustri estimatori della vecchiaia giungendo oggi a definirla un privilegio anziché una malattia. Quanti raggiungono un’età avanzata rientrano a pieno titolo nel circolo di coloro che sono capaci di progettualità e non soltanto di rimpianti e tristezza.

A rischiare di osare così tanto per gli anziani Francesco non è nuovo. Ha fatto più volte l’elogio dei nonni indicandoli come interlocutori sapienti dei giovani e come sognatori che trasmettono ai giovani il racconto perché i giovani li realizzino. Insomma una vera e propria alleanza tra giovani e vecchi. Entrambi espressione della medesima umanità, capaci di contribuire a un futuro migliore per tutti. Contesto del “manifesto” del papa per la vecchiaia è l’udienza ai partecipanti al primo Congresso Internazionale  di pastorale per gli anziani sul tema “La ricchezza degli anni” organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Un Congresso che in Italia cade alla vigilia degli ultimi febbrili preparativi del 70° Festival di San Remo, forse l’espressione simbolica più popolare della spensieratezza per sfuggire, almeno provvisoriamente, ai problemi e grattacapi della vita. Ma Francesco ci ha abituati a saper dire con parole sapienti e nuove cose controcorrente “poiché la vita è un dono, e quando è lunga è un privilegio, per sé stessi e per gli altri. Sempre, sempre è così”. Inoltre “nel 21° secolo, la vecchiaia è divenuta uno dei tratti distintivi dell’umanità. Nel giro di pochi decenni, la piramide demografica – che un tempo poggiava su un gran numero di bambini e giovani e aveva al suo vertice pochi anziani – si è invertita” e gli anziani oggi potrebbero popolare un intero continente”.

In tal senso, “l’ingente presenza degli anziani costituisce una novità per ogni ambiente sociale e geografico del mondo”. Alla vecchiaia oggi corrispondono stagioni differenti della vita: “per molti è l’età in cui cessa l’impegno produttivo, le forze declinano e compaiono i segni della malattia, del bisogno di aiuto e l’isolamento sociale; ma per tanti è l’inizio di un lungo periodo di benessere psico-fisico e di libertà dagli obblighi lavorativi”. Come – si chiede il papa - vivere questi anni in entrambe le situazione dal momento che “il disorientamento sociale e, per molti versi, l’indifferenza e il rifiuto che le nostre società manifestano nei confronti degli anziani, chiamano non solo la Chiesa, ma tutti, ad una seria riflessione per imparare a cogliere e ad apprezzare il valore della vecchiaia”.

Gli Stati e la Chiesa sono chiamati, ciascuno nel suo ambito, ad affrontare la nuova situazione demografica sul piano economico e sui valori e significati per la terza e quarta età. La Chiesa in particolare è sollecitata a mutare le abitudini pastorali “per saper rispondere alla presenza di tante persone anziane nelle famiglie e nelle comunità”. Da un punto di vista cristiano la vecchiaia può dare ancora frutti, avere un ruolo insostituibile, nonostante la debolezza dei corpi.

“Dobbiamo imparare a modificare un po’ i tempi dei verbi. Non c’è solo il passato, come se, per gli anziani, esistessero solo una vita alle spalle e un archivio ammuffito. No. Il Signore può e vuole scrivere con loro anche pagine nuove, pagine di santità, di servizio, di preghiera… Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa”. Per questo  è la consegna del papa a non risparmiarsi nell’annunciare il Vangelo ai nonni e agli anziani. “Andate loro incontro con il sorriso sul volto e il Vangelo tra le mani. Uscite per le strade delle vostre parrocchie e andate a cercare gli anziani che vivono soli. La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio! La solitudine può essere una malattia, ma con la carità, la vicinanza e il conforto spirituale possiamo guarirla”.