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[L’analisi] Il grande errore della ‘Ndrangheta alla conquista del mondo: l’omicidio politico del giornalista in Slovacchia

È una mossa falsa per la Ndrangheta, che ha reagito a una inchiesta giornalistica aprendo il fuoco. Poteva essere una reazione dei Corleonesi di un tempo o dei Casalesi braccati. Gli arrestati non sappiamo ancora se mandanti o esecutori dell’agguato possono aprire una voragine nel muro del silenzio che avvolge le mafie e i loro affari

[L’analisi] Il grande errore della ‘Ndrangheta alla conquista del mondo: l’omicidio politico del giornalista in Slovacchia

Naturalmente dovremmo aspettare i risultati delle indagini, le valutazioni dei magistrati, anche una sentenza. Lo pretendiamo per i politici lo dovremmo pretendere anche per i mafiosi. Epperò la notizia dell’arresto in Slovacchia di sette italiani, sette calabresi probabilmente legati alla ‘Ndrangheta, per l’omicidio di un giornalista non ci sconvolge po’ di tanto.

Certo, sarebbe il terzo omicidio politico eccellente nella storia della ‘Ndrangheta. Dopo il giudice Giuseppe Scopelliti (1991), l’ ex amministratore delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato (1989), il vicepresidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno (2005). E c’è da supporre che in questi casi l’omicidio di un esponente istituzionale o comunque di rilievo, debba essere autorizzato non solo dalla propria cosca di appartenenza ma anche dalle altre, dal “Crimine”, la struttura di governo della Ndrangheta.

Strano, ripeto, che accada oggi contro un giornalista e perdippiù in terra straniera, la Slovacchia. Ma vogliamo crederci, fino a prova contraria. Questa volta l’onere della prova è quella della dimostrazione della innocenza e non della colpevolezza dei tre arrestati italiani.

Ma c’è qualcosa che non torna, perché dobbiamo pensare che se i sette italiani arrestati insieme a sette slovacchi c’entrano qualcosa con l’omicidio di Jan Kuciak e della sua fidanzata  allora vuole dire che per la prima volta siamo di fronte a una manifestazione di debolezza della Ndrangheta. Scoperti da un giornalista investigativo, i mafiosi hanno reagito vendicandosi, anche a costo di fare harakiri.

Un suicidio, insomma, si potrebbe rivelare la scelta della ‘Ndrangheta di colpire e punire il giornalista. Con il senno di poi, gli arresti dei tre calabresi non sappiamo ancora se mandanti o esecutori dell’agguato possono aprire una voragine nel muro del silenzio che avvolge le mafie e i loro affari.

Beh, che la Ndrangheta sia una organizzazione criminale presente in tutto il mondo lo sapevamo da tempo. In Australia, aveva in un sobborgo di Perth, un sindaco riconfermato per quattro mandati di seguito. E poi il Canada, la Germania, l’America latina, l’Europa. E la camorra che è di casa dalla Spagna alla Romania.

Droga, aziende, discariche, proprietà immobiliari, centri benessere, centrali elettriche. Miliardi di utili, proventi di riciclaggio di attività criminali in Italia ma anche frutto di investimenti all’estero.

Le notizie che arrivano in queste ore dalla Slovacchia raccontano anche di un settore di economia al centro dell’aggressione criminale: i fondi di investimenti europei. Fiumi di milioni di euro da intercettare. E qui la corruzione rappresenta il minimo comun denominatore che cementa un gruppo variegato di interessi. Politica locale, burocrazia europea, imprenditori criminali.

Secondo le notizie che rimbalzano da Bratislava tra gli arrestati italiani ci sono i fratelli Antonino e Bruno Vadalà e il loro cugino Pietro Catroppa. Il padre dei fratelli Vadalà, Giovanni, è imparentato con la famiglia in odore di Ndrangheta di Condofuri, la famiglia Nucera.

Il giornale web “Aktuality.sk” pubblica in queste ore l’ultimo articolo di Jan Kuciak, sugli affari delle quattro famiglie calabresi presenti in Slovacchia. Questo omicidio politico eccellente ha già provocato un terremoto politico con le dimissioni del ministro della cultura, del segretario del Consiglio di Sicurezza, del consigliere del premier Robert Fico, Maria Troskova.

Secondo le indiscrezioni riportate anche dai media italiani, Antonino Vadalà aveva in piedi un progetto finanziato da fondi europei per la produzione di energia dalle biomasse per 70 milioni di euro. Faceva affari con la consigliera del premier, Maria Troskova.

Siamo solo agli inizi di questa storia. Che sta destabilizzando la Slovacchia. È una mossa falsa anche per la Ndrangheta, che ha reagito a una inchiesta giornalistica aprendo il fuoco. Poteva essere una reazione dei Corleonesi di un tempo o dei Casalesi braccati. Dalla Ndrangheta questa reazione è una novità. Chissà quali conseguenze comporterà.

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo, editorialista e giornalista d’inchiesta   
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