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L'intervista. Mercuri: "Libia nel caos, con Haftar l'Italia fuori dai giochi"

In questi giorni è uscito il libro “Migrazioni nel Mediterraneo”, che affronta il tema dei flussi alla luce dell’instabilità geopolitica nella sponda Sud.

Paola Pintusdi Paolo Pintus   
L'intervista. Mercuri: 'Libia nel caos, con Haftar l'Italia fuori dai giochi'

La  Libia sembra precipitare nuovamente sull’orlo di una guerra civile, dopo che il Generale Haftar ha annunciato di voler marciare alla conquista di Tripoli, sede del governo ufficiale Libico sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Cosa sta succedendo e perché il capo della Cirenaica sta prendendo questa iniziativa di contropiede rispetto al percorso finora condiviso in vista del tavolo per la pace del 14 aprile in Libia? Ne parliamo con Michela Mercuri, docente universitaria e analista sulla politica di Mediterraneo e Medio Oriente. In questi giorni è uscito il suo libro “Migrazioni nel Mediterraneo”, che affronta il tema dei flussi alla luce dell’instabilità geopolitica nella sponda Sud.

Mercuri, Haftar nelle ultime ore sembra essere passato alle vie di fatto,  con pesanti scontri ad appena 40 chilometri dalla capitale della Tipolitania.
"Sembrava che l'annunciata mossa a tenaglia verso Tripoli potesse essere un atto dimostrativo per acquisire ulteriore potere in vista della Conferenza di Ghadames del 14 e 16 aprlie. Ora sembra che Haftar sia realmente intenzionato a marciare sul suo obiettivo con la possibilità  di scontri anche molto cruenti contro le potenti milizie di Misurata che in queste ore si stanno dirigendo a Tripoli. Gli organismi internazionali stanno lavorando freneticamente  per trovare una mediazione in extremis, ma non è detto che riescano a trovarla. Molto dipende dalle capacità diplomatiche del rappresentante dell’Onu Gutierrez e dal suo inviato in Libia Ghassan Salamè. Il secondo punto è capire se veramente Haftar ha la forza militare per uscire vittorioso da uno scontro con le milizie di Misurata che ricordiamo sono quelle che hanno sconfitto l’esercito islamico a Sirte nel 2016. Se, come possibile, dietro questa operazione dovessero esserci gli Emirati Arabi e Riad -con cui il generale cirenaico si è incontrato il 28 marzo- lo scenario sarebbe ancora più complesso.

Uno scenario in cui per una volta la Francia e l’Italia stanno dalla stessa parte, chiedendo che questa crisi venga disinnescata e che si debba proseguire il percorso di pacificazione che dovrebbe condurre nei prossimi mesi a elezioni democratiche.
Non credo che dietro la mossa di Haftar ci sia la Francia ma non vedo una concordanza de facto tra Francia e Italia in vista della conferenza di Ghadames. L’appello al dialogo e alla pace è un atto dovuto nei confronti della comunità internazionale ma Parigi ha scelto da tempo di schierarsi con Haftar e i suoi interessi in Libia sono antitetici a quelli del nostro paese. Quello che traspare, fra le righe, è una profonda contraddizione fra i firmatari di questa dichiarazione, tra cui compaiono per l’appunto anche gli Emirati Arabi Uniti.

Se il generale Haftar dovesse effettivamente portare l’attacco finale a Tripoli andando contro le posizioni dell’ Onu e dell’Italia, in che tipo di situazione si troverebbe il nostro paese e gli interessi italiani in Libia?
“Se perdessimo il nostro alleato storico, Al Sarraj vivremmo una situazione di crescente marginalizzazione in Libia. Sarraj  però essendo una figura di facciata non ci è mai stato troppo di aiuto, mentre sono risultati certamente più proficui sul piano pratico gli accordi presi a suo tempo con alcune importanti milizie della capitale. Dovremmo quindi cercare di sfruttare  la nostra ambasciata a Tripoli per tenere in piedi il dialogo con le milizie locali tra cui i misuratini che sono rappresentati da Hamed Maitig vicepremier libico e molto amico degli italiani. Sono delle piccole carte da giocare rispetto allo scenario totalmente anti-italiano che si sta prefigurando, confidando anche nella consolidata presenza dell’Eni nel paese che nonostante le crescenti pressioni e turbolenze non ha mai smesso di investire e contribuire alla crescita del paese. Non c’è dubbio che dopo la conferenza di Palermo abbiamo lavorato male: siamo rimasti spettatori inerti mentre il capo della Cirenaica conquistava praticamente tutta la Libia, mentre avremmo dovuto sollevare la questione davanti alla comunità internazionale.

In una nuova Libia pacificata e riunita sotto le insegne di Haftar, che cosa cambia sotto il profilo dei flussi migratori nel Mediterraneo?
“Lo scopo dichiarato di Haftar è abbattere i gruppi criminali e jihadisti della Tripolitania, che sono legati ai traffici di esseri umani. Secondo questa logica i flussi verso l’Italia potrebbero rallentare ulteriormente, ma per noi è importante capire chi effettivamente andrà subentrare ai vari gruppi di potere locali che finora hanno garantito la tenuta del negoziato sui flussi messo in piedi dall’Italia negli anni passati. Bisognerà certamente trovare nuove modalità di interazione anche sotto quel profilo con le autorità libiche.

Paola Pintusdi Paolo Pintus   
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