[La polemica] Macron, la visagista pagata con i soldi pubblici e la lezione dei capelli finti di Berlusconi

E più aumenta il tasso di sofferenza e di crisi, più crescono gli indici della disoccupazione, il tasso di deindustrializazione e di deflazione, più il nuovo potere e mediatico, benedetto dagli opinion leader e dei grandi veicoli del consenso, ha bisogno di rifarsi il trucco

Macron
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E così adesso c'è anche la conferma ufficiale (benché informale) dell'Eliseo: come Tiscali avevo anticipato, venerdì scorso, Emmanuel Macron in tre mesi di mandato ha speso 26.000 euro di solo maquillage, cioè di truccatrice. E nelle cronache di queste ore affiora anche un nome, benché velato dalla suggestione del cognome puntato, che - come sempre -  invece di diminuire lo scandalo e il mistero lo aumentano.

Si tratta di "Natascha M", visagista, truccatrice ed estetista presidenziale, regista del carisma giovanilistico di Emmanuel fin dai tempi in cui era ministro (si scopre ora). Una professionista ben retribuita che ha staccato ben due fatture, una da 10.000 euro e l'altra da 16.000 euro. Siccome su questo sito abbiamo raccontato le tante perplessità sulla costruzione del personaggio Macron quando tutti gli suonavano il violino, abbiamo la piena legittimità di entrare dentro il paradosso di questa storia, raccontando quanto sia emblematica, non solo per la politica francese, ma per consegnarci una fotografia dei tempi che viviamo. 

Sono i tempi del populismo di piazza e del make up di palazzo, quelli in cui un continente intero soffre la crisi economica, ma per sembrare seduttivo, il potere, continua aver bisogno del fondotinta. E più aumenta il tasso di sofferenza e di crisi, più crescono gli indici della disoccupazione, il tasso di deindustrializzazione e di deflazione, più il nuovo potere e mediatico, benedetto dagli opinion leader e dei grandi veicoli del consenso, ha bisogno di rifarsi il trucco. È stata l'Italia - però - ha scoprire la stagione della grande cosmesi.

Memorabile l'aneddoto d'epoca raccontato da Gigi Crespi ex spin doctor del Cavaliere negli anni cruciali della famoso traversata del deserto, a cavallo tra il 1999 e il 2000. Mentre si stava provando la famosa campagna dei poster 6 × 3 con scritto "più pensioni per tutti" uno dei consulenti del leader azzurro aveva scelto 3 proposto per i tabelloni una foto in cui l'interessato appariva con una capigliatura scura e rigogliosa. Dato che in quel momento, il bollettino tricologico del presidente di Forza Italia segnasse calvizie. Così Crespi si era opposto, dicendo: "Non ha senso che Berlusconi abbia i capelli sui manifesti, ma non nella realtà". Il cavaliere, che aveva assistito a questa discussione il silenzio intervenne spiazzando tutti. Tirando le fila della discussione così: "Crespi ha ragione, ma la foto resta questa. Quando usciranno i manifesti, avrò di nuovo i capelli in testa". Memorabile.

Berlusconi almeno il trapianto se lo è pagato da solo. Ma anche noi in questi anni abbiamo dovuto accettare che le istituzioni pagassero le vestali del potere, a partire dai fotografi di palazzo di cui l'ultimo in ordine di apparizione è quello personale di Matteo Renzi. Si tratta di Roberto Barchielli, ex autista della Sita, anche lui di Rignano sull'Arno come il leader del Pd, e poi suo ritrattista ufficiale alla Presidenza del consiglio.

Il sovrano dei tempi moderni ha bisogno di essere circondato da una corte di costruttori di immagine, perché è l'immagine il cuore della sua essenza. Il trucco è la principale sostanza intorno a cui si costruisce il consenso. Ma per lo stesso motivo, quando per un caso o per una soffiata il sipario si squarcia, l'inganno si rivela e il crollo di popolarità può diventare addirittura inarrestabile. Quello dell'immagine uno strano tavolo da gioco, in cui quando si perde si paga il conto tutto insieme. Forza Macron, questi 26.000 euro di fondotinta costeranno la carriera.