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[Il punto] Ecco perché la Gran Bretagna ora potrebbe cancellare la Brexit

I giudici europei hanno chiarito che Londra ha la facoltà di tornare sui suoi passi in maniera unilaterale. La decisione apre nuovi scenari perché la sconfitta politica di Theresa May sul negoziato concordato con Bruxelles ha fatto precipitare il Paese in una situazione drammatica che potrebbe avere solo due vie di uscita: abbandonare l'Unione Europea senza accordo e far sprofondare l’economia nella peggiore recessione del dopoguerra o cancellare la Brexit per indire un secondo referendum popolare

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[Il punto] Ecco perché la Gran Bretagna ora potrebbe cancellare la Brexit

Una decisione della Corte europea di giustizia arrivata lunedì sta alimentando l’ottimismo dei britannici che vorrebbero cancellare la Brexit e far uscire il Paese dal dramma in cui è caduto. I giudici europei hanno stabilito che il Regno Unito ha il diritto di cancellare l’uscita dall’Unione Europea in maniera unilaterale senza avere il consenso di tutti gli altri Stati membri. Un chiarimento sull’interpretazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola le condizioni per l’uscita di un partner dal blocco comunitario. Da un punto di vista strettamente giuridico Londra potrebbe dunque far tornare indietro le lancette della storia e lo stallo politico di questi giorni potrebbe facilitare le cose, come spiegato al Corriere della Sera dal giurista britannico, Lord Kerr.

May a Berlino dalla Merkel 

Le vicende delle ultime ore sono note a tutti. Il Parlamento ha praticamente bocciato l’accordo siglato dal governo con la Commissione europea. Theresa May, proprio per evitare la sconfitta in aula ha rinviato il voto previsto alla Camera dei comuni ed ha annunciato il tentativo di rinegoziare le condizioni di uscita. Juncker ha già fatto sentire la sua voce: "L'accordo raggiunto è il migliore possibile". E così la premier britannica proverà a giocarsi le sue carte a Berlino dove incontrerà la cancelliera tedesca, Angela Merkel, scavalcando dunque le istituzioni comunitarie. 

"La May fallirà" 

“Il nuovo tentativo della May fallirà” ha spiegato Lord Kerr. “Gli europei concederanno solo qualche aggiustamento alla dichiarazione programmatica e questo ugualmente non basterà ai deputati di Westminster”. Perché la maggioranza dei parlamentari britannici è contraria all’accordo negoziato fino ad ora? Il motivo è semplice: a loro avviso lascerebbe ancora la Gran Bretagna strettamente legata alla Ue, ma senza più nessun potere decisionale.

"Possibile cambio di leadership tra i conservatori" 

Ma se i margini di trattativa con l’Europa sono ormai finiti quali sono, a questo punto, gli scenari percorribili per uscire dall’empasse? Secondo Lord Kerr “il partito laburista tenterà inutilmente di andare alle elezioni anticipate. Sull’altro fronte, quello conservatore, “potrebbe esserci un cambio di leadership” che sancisce la definitiva sconfitta di Theresa May. “Per un po’ – ha proseguito il giurista britannico – si parlerà della soluzione norvegese che prevede la permanenza nello Spazio economico europeo, ma anche in questo caso non si andrà da nessuna parte perché troppo macchinoso”.

L'allarme di Bank of England 

Le ipotesi restanti si riducono a due: una Brexit senza accordo oppure un passo indietro. La prima ipotesi (sostenuta dall’ala più dura dei populisti e conservatori) potrebbe però non essere indolore per i cittadini di sua Maestà. Il governatore della Banca di Inghilterra recentemente ha lanciato un allarme: l’uscita dalla Ue in modo conflittuale causerebbe la peggiore recessione del dopoguerra e farebbe più danni della crisi finanziaria di dieci anni fa. Il Pil potrebbe subire un contrazione dell’8% e la sterlina perdere il 25% del suo valore. Effetti disastrosi anche per il mercato immobiliare dove i prezzi crollerebbero del 30%.

Il secondo referendum 

E proprio questo scenario da incubo alla fine potrebbe spingere il Paese verso una seconda consultazione popolare. “E’ l’esito verso il quale ci muoviamo” ha affermato Lord Kerr. Resta da capire chi però si assumerà politicamente l’onere di una simile decisione. Theresa May in Parlamento ha espressamente escluso l’ipotesi. Ma in un modo o nell’altro dallo stallo bisognerà uscire anche perché  la Brexit ha una scadenza ufficiale: il prossimo 29 marzo.

Manifestanti che chiedono un voto sull'accordo finale della Brexit

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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