Isis alle porte di Tripoli, minacce all'Italia in un video: "Siamo a Sud di Roma"

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TiscaliNews

Precipita la situazione interna in Libia. "Le bandiere nere dell'Isis sono già a Tripoli, si vedono sventolare dalle macchine che si aggirano nella capitale libica. Prima erano poche, nascoste, adesso si stanno moltiplicando. La situazione è gravissima". E' l'allarme lanciato da fonti libiche vicine al Governo e al Parlamento di Tobruk, riconosciuti dalla comunità internazionale. A Tripoli invece le milizie filo-islamiche di Fajr Libya hanno preso il sopravvento imponendo un governo 'parallelo', guidato da Omar al Hassi, vicino ai Fratelli musulmani. Contiene minacce all'Italia anche il nuovo video dell'Isis sulla decapitazione di decine di egiziani copti su una spiaggia libica: "Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma... in Libia", è l'annuncio, secondo quanto riferisce Rita Katz, direttrice del Site. Le minacce proseguono, estendendosi alle nazioni occidentali: "Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro". Ma il governo del Cairo dice che non risultano conferme sull'uccisione dei copti.

Rimpatrio degli italiani - Nel mentre è deciso il rimpatrio degli italiani dalla Libia in conseguenza del peggiorare della situazione nel Paese nordafricano. Il porto di destinazione è quello di Augusta (Siracusa). Le attività a terra sono state monitorate dai carabinieri (una trentina di unità) in servizio presso l'ambasciata italiana. "Il peggioramento della situazione in Libia - annuncia il ministro degli esteri Paolo Gentiloni - richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio". L'operazione di rimpatrio era stata preannunciata dalla Farnesina, con la pubblicazione, lo stesso 27 gennaio, giorno dell'attacco terrorista all'Hotel Corinthia di Tripoli con l'uccisione di sei stranieri, dell'invito a Lasciare la Libia. L'ambasciata italiana a Tripoli, unica occidentale rimasta nell'ex Paese di Gheddafi, è stata chiusa.

Gentiloni riferirà in Parlamento - "Il peggioramento della situazione (in Libia) richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio" ha annunciato il ministro degli esteri Paolo Gentiloni. "L'Italia rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall'inviato speciale dell'Onu Leon, al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale Ambasciatore Buccino" ha aggiunto il ministro degli Esteri.

Pinotti: pronti a inviare 5mila uomini - "L'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l'Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente". Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha detto: "Ne discutiamo da mesi, ma ora l'intervento è diventato urgente". "Mezzi, composizione e regole d'ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione Onu", spiega. "In Libia, eliminato il tappo Gheddafi, le tensioni sottostanti sono esplose", aggiunge, e ora "bisogna fare come nei Balcani, dove per scongiurare la bonifica etnica abbiamo invitato decine di migliaia di uomini e abbiamo contingenti dopo vent'anni per stabilizzare territorio". Quanto al potenziale del Califfato, qualche mese erano stati stimati 25mila combattenti, ora secondo il ministro "potrebbero essere 30mila o anche più", e sugli armamenti ricorda "i momenti d'ombra" sulla sorte della armi di Gheddafi. Quindi il ministro precisa che "ogni decisione e passaggio verrà fatto in Parlamento. Giovedì il ministro Gentiloni fornirà informazioni e valutazioni".

Intelligence Usa: Is in espansione in tutto il Nordafrica - Lo Stato Islamico e' in piena fase di espansione, oltre le sue basi in Siria e Iraq, stabilendo affiliazioni in Afghanistan, Algeria, Egitto e Libia: lo confermano fonti di intelligence americane citate dal New York Times. Indicazioni che sembrano sottolineare come l'emergere di questa nuova minaccia globale evochi la conseguente prospettiva di una nuova guerra globale al terrorismo. Niente di definito, delineato o concordato - ad oggi - si nota, ma e' questo il clima in cui giovedi' a Washington si svolgera' un vertice internazionale sulla sicurezza globale, a livello di ministri. Voluto dalla Casa Bianca, l'incontro e' destinato a ragionare su una 'minaccia' tanto reale quanto sfuggente. A partire dal tema dei 'foreign fighters', ma passando inevitabilmente per il susseguirsi degli atti di terrorismo che hanno colpito l'Europa, da Parigi a Copenaghen. E l'escalation di violenza in Libia non puo' ormai che rientrare nel quadro e nel radar.

Forze regolari contro l'Isis a Bengasi - Media libici segnalano successi delle forze regolari a est di Bengasi e attorno a due pozzi petroliferi in combattimenti con jihadisti. A Bengasi l'esercito avanza nell'ovest della città dopo aver tagliato le linee di rifornimento via mare ed aria degli Ansar al Sharia, alleata dell'Isis. Nell'interno del Golfo della Sirte, il governo guidato da Omar al Hassi e non riconosciuto internazionalmente ha annunciato che le sue forze armate hanno "ripreso il controllo" dei giacimenti di Bahi e di Mabrouk, attaccati dall'Isis nei giorni scorsi.

M5s: le armi non servono - Il MoVimento 5 Stelle "si oppone a qualsiasi intervento militare in Libia. La storia ci insegna che la guerra in passato ha sempre contribuito ad alimentare il terrorismo e l' attuale scenario mediorientale, con l'insorgere di nuove e pericolose organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico, ne è la più chiara e nitida dimostrazione". Lo hanno affermato in una nota i deputati M5S delle Commissioni Esteri e Difesa. "Ai ministri Pinotti e Gentiloni - hanno proseguito - che oggi hanno annunciato per mezzo stampa un intervento militare scavalcando nuovamente il Parlamento, suggeriamo di venire a riferire in aula prima di assumere decisioni dal carattere unilaterale e in violazione dei principi costituzionali".

Pd, Civati: impiego militari solo ultima scelta - "Spero ci sia la possibilità di parlarne prima e approfonditamente in Parlamento e che non avvenga come sulle riforme". Lo dice Pippo Civati al telefono a proposito del possibile intervento minitare italiano in Libia. "Non ho elementi - sottolinea Civati - domani ne parleremo in Direzione, poi avremo un passaggio parlamentare. Credo sia necessario il maggior coinvolgimento possibile del Parlamento, con una discussione prima e non solo dopo a cose fatte. Io poi - conclude - sono sul fronte pacifista, per me l'intervento militare è l' 'ultima ratio'".

Prodi: tutti hanno paura dell'Isis - "Nulla si può fare senza l'Onu, ma l'Onu ha poche armi, e il problema di oggi è che nelle Nazioni Unite nessuna Potenza ha un ruolo catalizzatore, di guida". "In questo caso, però siamo nella situazione ideale per l'intervento delle Nazioni Unite, perché tutte le grandi potenze hanno paura dell'Isis". Lo ha affermato Romano Prodi in un intervista sulla crisi libica.