Ilya, il bimbo-eroe diversamente abile che voleva sfidare i russi

Il piccolo, appena 7 anni, ha chiesto alla nonna di mettere in salvo i fratelli e di essere lasciato solo perché, dei russi, non aveva paura

Foto Ansa
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TiscaliNews

Ilya ha sette anni, uno sguardo furbo e tanto coraggio. Abita nel villaggio di Davydky, nel distretto di Narodnytsia, nel nord dell'Ucraina, a meno di un'ora dal confine con la Bielorussia. All'arrivo delle bombe ha chiesto alla nonna di essere lasciato solo perché non aveva paura dei russi e se la sarebbe cavata. In realtà Ilya non cammina e non voleva essere di peso alla sua famiglia.

A raccontare la storia di questo bimbo-eroe sono il direttore di Caritas Spes della diocesi di Kiev-Zhytomyr, padre Vitalyi Uminskyi, e suor Frantsyska Tumanevych, che coordina gli aiuti. "Siano riusciti a raggiungere qualche giorno fa una nonna che cresce tre nipoti che non hanno più i genitori. La mamma è stata uccisa a dicembre, prima della guerra, e del papà non si hanno più notizie. Il villaggio dove abitano è stato bombardato", racconta suor Frantsyska accogliendoci nell'angusto ufficio di Caritas a Zhytomyr ("ma in questo momento non abbiamo proprio soldi per una sede più grande") da dove ogni giorno partono pulmini di aiuti per le popolazioni che in questi giorni sono rimaste isolate a causa dei bombardamenti, dell'arrivo dei russi e poi anche dalle mine.

"Il più piccolo, Ilya, soffre di atrofia muscolare. Quando ha capito che la situazione stava diventando pericolosa ha detto alla nonna: 'Andate via perché io me la cavo da solo'. In realtà sentiva di essere un intralcio alla fuga e voleva che almeno i due fratelli si salvassero". La nonna è rimasta nella piccola casa, in realtà poco più di una stanza, con tutti e tre i nipoti, tra la paura dei colpi che arrivavano e il cibo che cominciava a scarseggiare perché, durante gli attacchi, nessuno poteva uscire di casa.

"Siamo riusciti a raggiungerli solo qualche giorno fa perché le strade sono minate - riferisce padre Vitalyi - e purtroppo abbiamo avuto notizia che qualche giorno fa un'auto di soccorritori è saltata in aria proprio a causa di una mina". Ilya, quando sono arrivati i volontari della Caritas, era adagiato su un letto perché la crudeltà della guerra si è sommata ad una situazione già difficile per quella famiglia e il bambino non è stato mai curato come sarebbe stato necessario. "La volta dopo allora abbiamo portato una sedia a rotelle e delle stampelle per farlo alzare, non puoi immaginare quanto era felice", raccontano i volontari di Caritas Spes che erano stati chiamati dallo stesso esercito ucraino.

Una volta liberata la zona di Narodnytsia, dove i russi hanno attaccato e occupato i villaggi per quaranta giorni, sono stati i militari a chiedere aiuto alla Chiesa cattolica affinché questa gente potesse avere acqua, cibo e beni di prima necessità. La casa di Ilya non è stata completamente distrutta e gli aiuti hanno alleviato le condizioni della famiglia. Ma Caritas Spes ora ha un sogno, quello di "far curare Iliuscia in Europa, in un grande ospedale fuori dall'Ucraina, magari in Italia. Il bambino ha un grande carattere, è solare nonostante tutto. Siamo sicuri che possa condurre una vita migliore di quella che ha vissuto fino ad oggi", è la speranza di suor Frantsyska.