Messaggio per la prossima Giornata Mondiale, i quattro verbi di Francesco per risolvere l’immigrazione

Secondo il Papa non è in gioco solo la causa dei migranti ma si tratta del presente e del futuro di ognuno di noi. Una visione che va oltre le contingenze della politica.

Messaggio per la prossima Giornata Mondiale, i quattro verbi di Francesco per risolvere l’immigrazione

Libero da interessi di politiche contingenti, papa Francesco rilancia la sua convinzione  che la risposta alla sfida delle migrazioni contemporanee non si vince con la paura o il filo spinato, ma attuando una visione culturale e risposte politiche capaci di coniugare concretamente quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Quattro verbi che vanno coniugati insieme e non a brandelli poiché la questione dei migranti non può contentarsi di diventare strumento di consensi politici passeggeri, ma deve diventare visione del presente e del futuro della famiglia umana. Pertanto i migranti non sono una minaccia, ma specialmente i più vulnerabili “ci aiutano a leggere i segni dei tempi”. Se vogliamo capire dove le nostre società stanno andando occorre chiedersi come esse si collocano davanti alle migrazioni e quali risposte vengono proposte.

Siamo tutti coinvolti in un grande fenomeno mondiale

Nel Messaggio per la giornata dei migranti del 2020, Francesco non si lascia irretire dal vento che oggi pare anche in alcuni Paesi europei soffiare con più forza e l’accoglienza “non è ben vista”. Secondo il Papa l’ottica con cui leggere e rispondere al fenomeno dei migranti non si può lasciare a interessi di bottega o di parte poiché tutti siamo coinvolti in questo grande fenomeno mondiale. La presenza dei migranti e dei rifugiati che inquietano le nostre giornate “rappresenta oggi un invito a ricuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità” o di restare manipolati dalle paure che, specialmente per i ceti meno protetti, prefigurano un futuro competitivo di pericoli.

Il Papa sta dalla parte degli immigrati

La convinzione di Francesco  che motiva la sua scelta irreversibile di stare dalla parte degli immigrati finché resteranno parte dell’umanità più vulnerabile, si fonda su alcune convinzioni che trovano la loro radice non in una visione di tipo partitico che contrappone populisti e sovranisti da un lato e ugualitari e solidali dall’altra, ma scaturiscono dal Vangelo e dall’intera Sacra Scrittura. Sono sette brevi riflessioni che pur differenziate e integrabili tra di loro,  sono riunite dal titolo del Messaggio stesso: “Non si tratta solo di migranti”. Si tratta, infatti, sottolinea Francesco, anche delle nostre paure, della carità, della nostra umanità, di non escludere nessuno, di mettere gli ultimi al primo posto, di tutta la persona e di tutte le persone, si tratta infine di costruire la città di Dio e dell’uomo.

Senza una saggezza più vasta delle polemiche politiche, senza una sapienza che va oltre le cifre e le rivendicazioni culturali, razziali, garantiste per alcune parti, la questione immigrati resterà un ginepraio senza sbocchi. Occorre liberarsi del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico per cui  tanta gente si mette in viaggio verso “un paradiso che inesorabilmente tradisce le loro aspettative” e induce gli abitanti delle terre di approdo a vedere nel migrante solo un problema da affrontare. I quattro verbi riassuntivi della filosofia di Francesco sulle migrazioni non valgono soltanto per i migrati e rifugiati. “Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati”. Praticare i quattro verbi aiuta anche la comunità mondiale “ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti”.