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Giudicato colpevole di pedofilia il cardinale messo a capo delle finanze vaticane da Papa Bergoglio

Papa Bergoglio lo obbligò ad andare in Australia per difendersi dalle accuse. Ora è stato condannato per le violenze che avrebbe commesso quando aveva 55 anni

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il cardinale Geroge Pell (Ansa)
Il cardinale Geroge Pell (Ansa)

Il cardinale George Pell non è soltanto il più alto funzionario della Chiesa cattolica a essere stato condannato per violenza sessuale sui minori. E’ anche il prelato prima voluto da Giovanni Paolo II e poi scelto da papa Francesco nella sua cerchia per ricoprire incarichi delicatissimi e importanti. Ratzinger, dopo averlo nominato cardinale nel 2003, lo voleva addirittura elevare a prefetto della congregazione dei vescovi, e dovette rinunciarci solo per l’opposizione dei suoi consiglieri, allarmati per i sospetti di pedofilia che gravavano già allora sul cardinale australiano.

La nomina di Bergoglio

Ma Papa Bergoglio, per la cui elezione a pontefice forse George Pell avrebbe svolto un qualche ruolo di rilievo, anche se non decisivo, volle affidarsi a lui per dare più trasparenza alle finanze vaticane, nominandolo Prefetto della segreteria dell’economia, in pratica un vero e proprio ministro delle finanze, e scegliendolo anche nel C9 fra i nove cardinali consiglieri che dovevano aiutarlo nella riforma della Curia romana. George Pell, 77 anni, figlio di un padre campione di pugilato dei pesi massimi e di una madre cattolicissima, è sempre stato all’interno del mondo ovattato della Santa Seda un personaggio molto stimato e altrettanto divisivo.

Le accuse

L’inglese Peter Saunders, membro della commissione pontificia per la protezione dei minori, dopo essere stato lui stesso da giovane vittima di abusi sessuali da parte dei preti, aveva avuto contro di lui parole durissime, accusandolo pubblicamente per «il disprezzo mostrato nei confronti dei bambini vittime di violenze sessuali». Secondo vecchie accuse, quando era arcivescovo di Melbourne George Pell avrebbe omesso di collaborare con le forze dell’ordine, insabbiando casi di abusi su minorenni da parte di sacerdoti della sua diocesi. E anche all’inizio di questo processo per le violenze che lui stesso avrebbe commesso su due ragazzi di 12 e 13 anni, nel 1996, quando era arcivescovo di Melbourne, aveva continuato a presentare certificati medici di vari tipi per rifiutare gli interrogatori.

Le colpe del Vaticano

Secondo Saunders anche il Vaticano non avrebbe fatto abbastanza per incriminare il cardinale. Ma poi Papa Bergoglio lo obbligò ad andare in Australia per difendersi dalle accuse. Ora è stato condannato per quelle violenze che avrebbe commesso quando aveva 55 anni, nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick, mentre i fedeli stavano uscendo dopo la Messa, ripetendo l’aggressione qualche mese dopo, in un corridoio, «in modo indecente», come sottolinea l’accusa. Uno dei due ragazzini è morto per overdose qualche anno dopo, e la sua famiglia ha sempre sostenuto che sia accaduto a causa del trauma subito da bambino.

Rischia fino a 50 anni di carcere

L’altro ha potuto assistere a tutto il processo e dopo la sentenza ha solo detto che «come molti sopravvissuti ho sperimentato vergogna, solitudine e depressione. Ma ho anche avuto la forza di lottare». George Pell, che ha presentato appello contro la condanna, adesso rischia fino a 50 anni di carcere. Dal giugno 2017 è in congedo come ministro delle Finanze e dal dicembre 2018 dal C9. Se la sentenza, emessa con verdetto unanime dai 12 membri della Country Court dello Stato di Victoria, verrà confermata, perderà il cardinalato e dovrà dimettersi dallo stato clericale.

Il processo canonico attende

Per ora la Santa Sede resta in attesa del giudizio definitivo prima di far partire il processo canonico. Intanto, Monsignor Mark Coleridge, presidente della conferenza episcopale australiana, ha preferito non esprimersi in maniera diretta, limitandosi ad affermare che l’unica speranza in questo momento è che «attraverso questo processo sia fatta giustizia», aggiungendo solo che «nello stesso tempo i vescovi pregano per tutti coloro che hanno subito violenze e per i loro cari». In compenso, Anthony Fisher, il successore di Pell come arcivescovo di Sidney, ha avuto per lui parole di grande stima: «George Pell è un uomo integro, un uomo di fede e di alti ideali, un uomo assolutamente rispettabile».

Opinione pubblica ostile al cardinale

Ma quella di Fisher è una voce nel deserto, perché l’opinione pubblica si è sempre schierata compatta contro il cardinale non soltanto per le accuse che gli erano state rivolte, ma anche per l’atteggiamento ostile, raccontato minuziosamente dai giornali e dalle tv, mantenuto nei confronti delle vittime, fino a pochi mesi prima del verdetto. Negli ultimi tempi, si era fatto molto più umile e disponibile. Ma ormai era costretto a vivere barricato in casa, perché appena metteva il naso fuori era raggiunto da urla e proteste. Alla fine si era rassegnato a uscire solo dalla porta sul retro della sua abitazione, coprendosi il volto per non farsi riconoscere.

Il ranger spendaccione

D’altro canto, George Pell ha sempre avuto fama di essere uno dai modi molto bruschi. Per questo papa Francesco lo chiamava «il ranger». E per gli stessi motivi era già finito al centro di numerose polemiche in Vaticano. Gli è stato anche rimproverato di aver fatto spendere alla Santa Sede addirittura mezzo milione di euro in soli sei mesi, per potersi concedere delle abitudini un po’ troppe lussuose. Alla faccia del suo incarico al ministero delle Finanze. Così le casse si erano aperte non soltanto per riempire di mobili e oggetti preziosi la sua abitazione romana, ma anche per eccedere in abiti clericali - 2508 euro - e pagarsi voli e viaggi costosissimi, in business class, molto poco francescani: 1103 euro per andare da Roma a Londra, 1150 per Dresda, 1238 per Monaco.

Clima mutato

Come sempre capita, finché era potente nessuno osava dire niente. Ma adesso è diverso. Si possono aprire gli armadi. E non riguarda solo lui. Per il Vaticano è una «notizia scioccante», come l’ha definita il portavoce Alessandro Gisotti, arrivata pochi giorni dopo la radiazione allo stato laicale, decisa dal Papa, dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgard McCarrick, pure lui giudicato colpevole di abusi sessuali sui minori. Non sarà l’unica, perché la Giustizia sta cominciando adesso a scoprire orrori messi a tacere per troppo tempo. E lo sanno bene anche qui, fra gli splendori della Storia, dentro le mura del Vaticano.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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