Francia, avanti Macron e l’Europa (e l’Italia) tirano un sospiro di sollievo

Il presidente uscente stacca di 3/4 punti la candidata della destra nazionalista e filoputininana. L’exploit di Melenchon che guida però una sinistra altrettanto anti sistema e populista, gemella della destra. In Italia, Salvini e Meloni divisi da…Putin. Renzi guarda al modello Macron

Il destino sarà scritto il 24 aprile. Solo quella sera potremo sapere fino a che punto l’Europa è salva e il populismo sconfitto. E con lui il pericolo - l’opportunità, dipende dai punti di vista - di un ritorno della destra nazionalista, antiatlantica e filoputiniana. Intanto ieri sera l’Europa che ha saputo trovarsi e marciare unita contro l’emergenza pandemica e che adesso sta facendo muro - con qualche colpevole ritardo - contro l’aggressione militare ordinata da Putin contro l’Ucraina e contro le democrazie occidentali, ha potuto tirare un sospiro di sollievo rispetto ad un rischio forse sottovalutato: la crescita nei sondaggi di Marine Le Pen e del Rassemblement National. Per la terza volta in dieci anni (2012-2017-2022) la leader della destra nazionalista francese andrà al ballottaggio finale per diventare la prima inquilina dell’Eliseo. Lo spoglio questa mattina ha fissato circa 10 milioni di voti per Emmanuel Macron (27,6%) e 8 milioni e centomila voti (23,4%) per la figlia di Jean Marie Le Pen.

Meglio del previsto

Diciamo subito che il presidente uscente è andato meglio di quanto pronosticavano i sondaggi che fino a ieri sera alle 20, orario del primo exit poll, davano Macron a 25% tallonato al 24% da Le Pen. Un recupero, quello della “femme d’etat” (una donna di stato, il suo claim elettorale) messo a segno nelle ultime due settimane. Nei primi giorni di guerra, infatti, Macron ha saputo bene interpretare la presidenza di turno del semestre europeo e sembrava avere il secondo mandato già in tasca. Poi la stanchezza dei francesi (e di tutti), comprensibile, per la seconda crisi dopo due anni di pandemia; il timore delle famiglie - fondato - per la perdita di potere d’acquisto dovuto all’inflazione e alla giostra impazzita dei prezzi dell’energia hanno portato i due “storici” contendenti ad un serrato testa a testa. Che lo spoglio del primo turno ha reso però molto più inoffensivo.  Ma niente affatto risolto. L’astensione è tra il 26-27%, tre punti più alta del 2017, più bassa del 2002 che tuttora conserva la maglia nera (28,4%). Difficile dire se abbia favorito più la destra estrema o il centro riformatore di Macron.

Le Pen e Macron (Ansa)

L’exploit di Melenchon

Di sicuro l’exploit è stato di Jean Lui Melenchon, il leader della sinistra (France Insoumise) radicale, arrabbiata, antisistema che arriva al 22%%, ben oltre le previsioni che all’inizio lo davano al 7-8%. Per il leader è la terza sconfitta consecutiva e, per quanto più che dignitosa, chiude qua i suoi tentativi di prendere le chiavi dell’Eliseo. E’ possibile che cerchi di capitalizzare il suo alto consenso alle prossime elezioni legislative (luglio). Ma il problema è adesso. E Melenchon sa benissimo che il suo 22% di consensi appena un punto e mezzo di distanza dall’estrema destra a questo punto può fare la differenza In un comizio a caldo ha rivendicato il buon risultato e la “forza” costruita dal suo movimento. “Adesso tocca a voi” ha detto ai sostenitori che sono per lo più i giovani fino a 34 anni. Ma soprattutto, ha ripetuto ben quattro volte, “neppure uno di quei voti dovrà andare a Marine Le Pen”.  Melenchon ha chiesto di “sbarrare la strada all’estrema destra”.

Non ha pronunciato il nome di Macron, criticato per tutto il quinquennato sulle questioni sociali ed ecologiche. Perché questo è il punto: mai con la destra nazional-populista di Marine Le Pen. Ma dove andrà realmente la sinistra altrettanto nazional-populista di Melenchon? Vari sondaggi preelettorali hanno certificato che il 21% degli elettori di Melenchon sarebbe pronti a votare Le Pen.

Le tante lezioni del voto francese

Dunque la prima lezione del voto presidenziale francese racconta, prima di tutto, che il populismo, il nazionalismo e l’antieuropeismo non sono morti. La seconda lezione è che i partiti tradizionali della storia francese sono, invece, in pratica scomparsi: i socialisti (che mandavano avanti Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi) sono sotto il 2%; Valery Precresse, ex ministra di Sarkozy, è rimasta sotto il 5%. Al tempo stesso in questi anni è nata una destra ancora più estrema (Zemmour) di quella di Le Pen che ha raccolto il 7%. Motivo per cui già adesso Zemmour ha dato indicazione di voto ai suoi per votare Le Pen che è andata meglio del 2019 e ha recuperato un due per cento. E comunque, vista con un più di distacco, in Francia esiste un partito di estrema destra che vale da solo il 30%. Che è tantissimo persino per la Republique.

Macron è stato bravo: dopo i gilet gialli, il covid e la guerra, è riuscito a guadagnare 3-4 punti rispetto al primo turno del 2017, un secolo fa. Bravo, dunque, oltre le attese. Ma a chi chiederà il voto in queste due settimane? Cosa dovrà fare per evitare la saldatura tra i due partiti anti sistema da destra e da sinistra?

Italia ed tutta Europa col fiato sospeso

 Esattamente a questa domanda restano appesi - oltre che Macron - anche l’Italia e tutta Europa. “Il dibattito che avremo nelle prossime due settimane è decisivo per il nostro Paese e per l’Europa” ha detto Macron, parlando dal palco dopo la chiusura dei seggi e i primi exit pool. “Voglio una Francia che faccia parte di un'Europa forte, non una Francia che lasci l'Europa con solo l'internazionale dei populisti e degli xenofobi come alleati”. I prossimi quindici giorni quindi saranno decisivi “per la Francia e per l’Europa”. E quello che chiederà Macron sarà un voto soprattutto per l’Europa, per avere più Europa, da cui poi saprà discendere anche più Francia.  “L’unica ricetta per difendere lo stato sociale e il potere d’acquisto delle famiglie è la nostra” spiegava ieri sera dal palco alla Porte de Versailles andando subito a mettere i piedi in quello che è stato il cavallo di battaglia di Marine Le Pen il cui programma e e resta ultranazionalista e antieuropeista. Un’altra cosa interessante detta ieri sera da Macron è il riferimento a “creare qualcosa di nuovo” anche nei giorni che verranno per riunire non gli europeisti progressisti. Un nuovo partito all’orizzonte?

Cartina di tornasole

Il voto francese è inevitabilmente una cartina di tornasole anche per l’Italia. La sua rielezione sarebbe un’ottima notizia per Matteo Renzi, da sempre il più grande tifoso italiano di Macron. Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe (il gruppo che Italia viva ha contribuito a creare), segretario del Partito democratico europeo e ottimi rapporti con il presidente francese, spiegava ieri sera a caldo come Macron cercherà di conquistare gli elettori che hanno scelto la sinistra, guardando soprattutto al 20% di Melenchon. “Lo farà puntando su tre priorità: l'Europa, cioè il fatto che con Macron c'è una Francia europea, aperta, in contrapposizione con quella della Le Pen; il clima e l’ambiente e le misure le misure per aiutare i più poveri. Le proposte ci sono, ma finora sono rimaste un po' coperte”. Detto questo “un Macron italiano” ancora non lo vede perché in Italia “lo spazio al centro è ancora frammentato”.

Tutto l’arco delle forze europeiste italiane tifa Macron e ieri sera ha tirato un bel sospiro di sollievo. Enrico Letta, segretario dem, era preoccupato alla vigilia. Se Le Pen dovesse vincere le presidenziali, diceva, “sarebbe per Putin una vittoria molto maggiore che conquistare Ucraina”, “un terremoto politico in Europa, sfascerebbe l'Europa e avrebbe un impatto anche su di noi”.  Toni più rassicurati ieri sera: “Il primo turno è incoraggiante, dimostra che nello scontro tra sovranisti ed europeisti a partire in vantaggio è chi crede in un'Europa più unita e forte, non chi punta a sfasciarla”. E ha accusato la destra italiana che tifa Le Pen, di avere “come unico obiettivo quello di sfasciare l’Europa e i nostri interessi nazionali. Vuol dire tifare per mandare gambe all'aria chi ci dà i 200 miliardi del Recovery e ci sta proteggendo”. Anche Forza Italia tutto sommato tifa Macron.

La destra divisa da … Putin

Diverso il discorso per Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il leader della Lega è legato a Le Pen da una storica alleanza, siglata nel 2013, ben prima della nascita del fronte sovranista in Europa. Il leader della Lega sperava in un risultato del primo tutto diverso. Ma la forbice di 3/4 punti è un margine possibile da recuperare tra quindici giorni. Ieri sera Salvini si è limitato a twitter, ha seguito le indicazioni di volare basso anche perché il rapporto con Le Pen è uno dei nodi divisivi del centrodestra italiano. “Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia” è stato il messaggio di Salvini per la candidata del Rassemblement National. Di più non poteva dire.

E’ rimasta silente Giorgia Meloni.che certamente guarda alle posizioni di Le Pen ma ne è anche concorrente. La leader di Fratelli d’Italia è presidente del gruppo europeo dei Conservatori (voluta dalla destra polacca) mentre Le Pen a Strasburgo è appunto alleata con la Lega nel gruppo “Identità e democrazia”, avversario di quella di Meloni. “Il voto per le presidenziali francesi è uno di quei casi di scuola che misura meglio di ogni altra cosa le contraddizioni insanabili del centrodestra italiano” ha sottolineato Osvaldo Napoli, deputato di Azione. La guerra poi ha scavato ancora più il fosso tra le due destre europee: i polacchi, e la Meloni, sono orgogliosamente anti Putin; Salvini e Le Pen sono grandi amici dello zar di Mosca. Le Pen ha dovuto buttare al macero migliaia e migliaia di volantini che la ritraevano insieme a Putin. Di cui però resta una fedelissima.

La battaglia verso il 24 aprile è lunga e lo spauracchio di Le Pen ben lungi da essere sconfitto. Anche perché una doppietta nazionalista e filoputiniana nel cuore dell’Europa (la Francia dopo l’Ungheria di Orban confermato la scorsa domenica per la quarta volta) sarebbe devastante anche per il destino del conflitto in Ucraina.