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In Francia perde la destra ma vince il diavolo: Macron e Melenchon dovranno governare insieme?

L’alta affluenza sovverte tutti i pronostici. NFP avrà 182 seggi, la formazione centrista che fa capo a Macron 168. RN di Le Pen e la parte repubblicana di Ciotti è “solo” il terzo partito con 143 deputati. Melenchon ha più seggi ma potrebbe andare all’opposizione. Macron ago della bilancia “vede” Glucksman. Gelo a Palazzo Chigi. Tutto già chiaro in Europa. Alla fine il presidente francese è servito per fare chiarezza

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

Ci vorrà ancora un po’ di tempo per capire e mettere a posto tutti i tasselli di questa storia. Certo è che i trenta giorni che vanno dal 9 giugno al 7 luglio 2024 hanno scritto una pagina importante nella Storia d’Europa. Dalla sera delle elezioni europee quando Macron dette l’annuncio choc di sciogliere il Parlamento e chiamare la Francia al voto “per fare chiarezza di cosa vogliono veramente i francesi” è passato appunto un mese. Trenta giorni thrilling e segnati da sondaggi che davano la destra erede di Vichy - che questo è il Rassemblement National nonostante purghe e maquillage - alla guida della Francia. E i centristi di Macron “morti”, buttati giù dalla rupe da un leader - il presidente che aveva sciolto il Parlamento - che aveva voluto giocare a poker con la Republique.

Un mese dopo possiamo dire che l’azzardo certamente c’è stato, che ha fatto però quella chiarezza di cui c’era bisogno dopo il 33% di RN alle Europee, che Macron non ha perso e neppure vinto ma se qualcuno lo aveva già dichiarato morto deve rivedere il certificato. Il cordone sanitario ha funzionato e gli appelli contro la destra hanno funzionato.

I dati finali

I dati finali diffusi questa mattina dal ministero dell’Interno dicono che Il Nuovo fronte popolare, l'alleanza di sinistra che si è formata per contrastare l'avanzata del Rassemblement National al secondo turno delle elezioni legislative francesi, ha conquistato il maggior numero dei seggi alla prossima Assemblea Nazionale: NFP avrà 182 seggi, la formazione centrista che fa capo a Macron 168. RN di Le Pen e la parte repubblicana di Ciotti è “solo” il terzo partito con 143 deputati. Nello specifico, e secondo alcuni calcoli non ufficiali, all’interno del Nouveau Front Populaire, la France insoumise di Jean-Luc Melenchon è la più rappresentata con 74 eletti ai quali si aggiungono 3 “dissidenti” del partito. Il Partito socialista avrà 59 deputati e gli Ecologisti 28. Il partito comunista ha eletto 9 parlamentari e Generation. L’Assemblea nazionale è composta da 577 deputati. È chiaro che ha vinto il fronte contro la destra, anche quella ripulita dal volto giovane di Jordan Bardella. Ma è altrettanto chiaro che nel fronte vincitore la volontà popolare ha messo insieme il diavolo e l’acqua santa, la sinistra estrema di Melenchon e i centristi di Macron, e li costringe adesso a trovare un accordo per governare insieme. Almeno fino al 2027 quando Macron terminerà il suo secondo mandato e vedremo cosa succederà. Le Pen è convinta di conquistare l’Eliseo. Sarebbe la terza volta che ci prova.  

L’Eliseo

Nella notte, infatti, mentre le strade di Parigi erano percorse da manifestazioni di festa e di protesta, è arrivato il messaggio dell’Eliseo. “Nel suo ruolo di garante delle nostre istituzioni, il Presidente assicurerà che la scelta sovrana del popolo francese sia rispettata” assicura il gabinetto di Macron che infatti mette il dito sulla piaga: “La questione è se potrà essere formata una coalizione coesa per raggiungere i 289 deputati necessari per la maggioranza”. Infine, la sottolineatura che tutti aspettavano: “Il centro (cioè leggi Macron, ndr) era stato dichiarato morto, ma è qui, anche sette anni dopo al potere”. Per “qui” s’intende “comunque decisivo per ogni tipo di maggioranza”.

Macron dunque ha perso la maggioranza - che comunque dopo il voto europeo sarebbe stata sottoposta a quotidiane “aggressioni” politiche, scioperi, proteste, boicottaggi. Ma ha vinto di nuovo mettendo a segno un recupero tra il primo e secondo turno di una cinquantina di seggi. Alla fine quindi è corretto dire che il centro riformista si dimostra vivo e decisivo. La mossa di Macron si è dimostrata vincente per impedire a Le Pen e Bardella quella maggioranza che consideravano di avere già in tasca ma che i sondaggi, negli ultimi due giorni davano già per evaporata.

Il tribuno Melenchon

Ora il problema è che il tribuno Melenchon, odiato dai centristi, rivendica già la titolarità della vittoria e quindi della maggioranza. Definisce Macron “lo sconfitto”, parla di “flop presidenziale” visto che la sua maggioranza parlamentare è stata prima falcidiata nelle amministrative del 2022 e poi dal voto anticipato di ieri.

“Melenchon non può governare la Francia, questo è abbastanza chiaro” ha detto nella notte il ministro degli Esteri Stefano Sejournè.  Macron infatti ritaglia per sé non certo il ruolo dello sconfitto ma quello dell’ago della bilancia. Una coalizione dovrà essere possibile con i riformisti del Fronte Popolare, i centristi e i Républicains e avrà in Macron e nei resti di Ensemble l'ago della bilancia. Il presidente che ha tentato l’azzardo e, per come era messa la situazione lo ha vinto, potrà proporre, convincere e indirizzare, facendo da cardine con il suo potere. Per il presidente ora l’obiettivo è la promessa fatta ai francesi: arrivare in piedi all'Eliseo a fine mandato, nel maggio 2027.

Per il Professor Stefano Ceccanti è abbastanza chiaro “non potrà essere Melenchon colui che va al governo nonostante la maggioranza dei seggi. Il Nuovo Fronte Popolare è un cartello elettorale, la sua maggioranza interna, socialisti e verdi è riformista, quindi non indicherà mai Melenchon, che è destinato ad andare all'opposizione, come lui stesso sa benissimo”.

Cosa succede ora

Sempre Ceccanti indica l’agenda dei prossimi passi. Il primo step: dopo l’elezione del Presidente dell'Assemblea NazIonale che sarà un primo test importante per capire quali accordi in un’assemblea senza una maggioranza chiara, il Presidente della Repubblica nominerà un nuovo Primo Ministro. Secondo step: il Governo entrerà in funzione subito senza bisogno di chiedere la fiducia iniziale. Terzo step: spetta ai gruppi di opposizione dimostrare nel caso che non ha la fiducia presentando una mozione di sfiducia che però dovrò avere  la maggioranza assoluta. “Se quindi - conclude il Professore -  non è agevole individuare i confini della nuova maggioranza e tanto meno il nuovo Primo Ministro, la nascita di un nuovo esecutivo appare comunque meno gravosa di quanto si possa pensare. In tutto questo Macron proseguirà il suo mandato”.

Visto dall’Italia

In Italia esulta la sinistra. È gelo, invece, a destra. In pochi giorni è cambiato il mondo a Giorgia Meloni: giovedì ha “perso” l’amico inglese Richi Sunak travolto dai Labour nel Regno Unito; spera di “eliminare” il nemico Macron, convinta di aver celebrato il suo requiem al G7 in Puglia e invece se lo ritrova ancora in sella, se non fortissimo sicuramente decisivo.

La sinistra italiana gioca con le parole. Tra resistenza e desistenza. “Risultato straordinario per la sinistra unita e una bella risposta di partecipazione. La destra si può battere” esultava la segretaria del Pd Elly Schlein. “La grande partecipazione del popolo francese (affluenza quasi al 70%, non succedeva dagli anni novanta, ndr) premia la proposta popolare e progressista di chi non ha mai avuto dubbi sulla pace, sulla difesa dei diritti sociali e sulla tutela dei più fragili” scandisce Giuseppe Conte che già si sente un po’ Melenchon  leggendo “un segnale di spinta democratica che oggi parla all'Europa intera”. “Il Nuovo Fronte Popolare vince e salva la Repubblica dall'assalto dell'estrema destra” si aggiunge Nicola Fratoianni che addirittura vede nel voto d’Oltralpe “una chiara indicazione di speranza” per il nostro Paese.

Muti - o quasi - a destra

Ha vinto la paura. La scommessa di Macron si è rivelata vincente” va al nocciolo Filippo Sensi che esalta “il cordone sanitario nei confronti della peggiore destra europea” che malignamente allude anche a “brindisi a Palazzo Chigi” attributi agli alleati di governo di Giorgia Meloni. “E te credo” sta al gioco Claudio Borghi che risponde a Sensi con un emoticon sorridente. Il leghista è per molte ore l’unico nel centrodestra ad intervenire a caldo sul voto francese definendolo un “capolavoro al contrario di Macron” che consegna la Francia “ad un ammucchione dominato dalla sinistra”. Borghi invita esplicitamente Le Pen nel nuovo gruppo europeo di Orban (Patrioti per l’Europa) dove a questo punto che si è già trasferito Salvini.

Forza Italia prova a girarla pro domo sua. Il capogruppo Paolo Barelli ci prova così: “La sinistra vince se non c’è un centrodestra con un centro forte”.

Provvede Matteo Renzi a mettere a nudo la verità: “Fermata l’estratta destra. Il Centro riformista è decisivo oggi in Francia come ieri nel Regno Unito. Un segnale di speranza per la politica europea. Ora vediamo che governo nascerà ma intanto Macron ha vinto la prima partita”.

È chiaro anche che tutta la partita europea sui top jobs e le alleanze per i bis di Ursula von der Leyen adesso sono più chiare. Il bis è più vicino e l’Europa sempre più al centro e meno a destra.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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