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Francesco dà una sveglia ai cattolici: il male va contrastato con creatività e intelligenza

All’Angelus il papa ha pregato per le popolazioni delle Marche colpite dall'alluvione

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Francesco dà una sveglia ai cattolici: il male va contrastato con creatività e intelligenza

 

Da un lato la parabola dell’amministratore corrotto e infedele, ma tanto furbo da uscire dai guai sapendo utilizzare per sé i beni rubati al padrone, dall’altro lo stimolo alla capacità degli onesti e dei buoni per usare i beni come strumento per creare amicizia sociale con attenzione primaria ai più deboli e bisognosi. E’ il quadro dell’Angelus odierno di papa Francesco entro il quale rientra l’urgenza per superare le guerre in Ucraina e altrove sostituendo il dialogo alle armi e un appello alla solidarietà e alla preghiera con le popolazioni delle Marche colpite dalla “violenta inondazione”.

“Sono addolorato – ha detto il papa - per i recenti combattimenti tra l’Azerbaigian e l’Armenia. Esprimo la mia spirituale vicinanza alle famiglie delle vittime, ed esorto le parti a rispettare il cessate-il-fuoco, in vista di un accordo di pace. Non dimentichiamo: la pace è possibile quando tacciono le armi e incomincia il dialogo! E continuiamo a pregare per il martoriato popolo ucraino e per la pace in ogni terra insanguinata dalla guerra”.

Commentando la parabola sull’amministratore disonesto, di difficile comprensione, Francesco ha suggerito che “per ereditare la vita eterna non serve accumulare i beni di questo mondo, ma ciò che conta è la carità che avremo vissuto nelle nostre relazioni fraterne. Ecco allora l’invito di Gesù: non usate i beni di questo mondo solo per voi stessi e per il vostro egoismo, ma servitevene per generare amicizie, per creare relazioni buone, per agire nella carità, per promuovere la fraternità ed esercitare la cura verso i più deboli.

Fratelli e sorelle, - ha poi aggiunto - anche nel mondo di oggi ci sono storie di corruzione come quella che del Vangelo; condotte disoneste, politiche inique, egoismi che dominano le scelte dei singoli e delle istituzioni, e tante altre situazioni oscure. Ma a noi cristiani non è permesso scoraggiarci o, ancora peggio, lasciar correre, restare indifferenti. Al contrario, siamo chiamati ad essere creativi nel fare il bene, con la prudenza e la scaltrezza del Vangelo, usando i beni di questo mondo – non solo quelli materiali, ma tutti i doni che abbiamo ricevuto dal Signore – non per arricchire noi stessi, ma per generare amore fraterno e amicizia sociale. Questo è molto importante: con il nostro atteggiamento generare amicizia sociale”. L’iniziativa positiva dei buoni per migliorare il mondo è stata ribadita in una rilevante intervista rilasciata a “Il Mattino” di Napoli per i 130 anni di vita del quotidiano.

Vatican news ha riassunto l’intervista in un titolo evocativo per quanti conoscono la storia italiana: “La questione meridionale è universale, riguarda il futuro di tutto il mondo”. Molti i temi trattati dal papa: dalla guerra alla malavita organizzata, dalla devastazione dell’ambiente con riferimento preciso alla Terra dei Fuochi e all’alluvione nelle Marche. È facile afferma in particolare Francesco “spaventare l’opinione pubblica istillando la paura dell’altro. Più difficile è parlare di incontro con l’altro, denunciare lo sfruttamento dei poveri, le guerre spesso largamente finanziate, gli accordi economici fatti sulla pelle della gente, le manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio. Ma questo è quello che siamo chiamati a dire come cristiani: ragionare con uno schema di pace e non di guerra, di amore e non di odio; anche nei momenti che ci appaiono più bui…Oggi ci misuriamo con la guerra in Ucraina. E anche con tante altre guerre…I pilastri della vera pace sono la giustizia e il perdono che è una forma particolare dell'amore. Questa è la strada.

C’è un tempo per ogni cosa. Prima del perdono viene la condanna del male. Essenziale è però non coltivare la guerra, ma preparare la pace, seminare la pace. Non rassegnarsi all’idea che per vincere il male bisogna usare le sue stesse armi. Come ho ribadito nell’incontro in Kazakhstan con i leader religiosi, solo il dialogo è la via necessaria e senza ritorno. E occorre dialogare con tutti”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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