Francesco “congeda” Giani, il giallo delle dimissioni del capo della gendarmeria del Vaticano

La decisione non scioglie i dubbi rimasti. In sostanza, resta un licenziamento a seguito di un episodio increscioso di cui Giani, “l’angelo custode” del Papa, è stato riconosciuto soggettivamente innocente

Papa Francesco e Domenico Giani (Ansa)
Papa Francesco e Domenico Giani (Ansa)

Tanti i riconoscimenti per i meriti acquisiti in 20 anni di servizio: Domenico Giani, comandante della Gendarmeria vaticana, l’angelo custode della sicurezza personale del papa viene congedato con onore, ma sostanzialmente licenziato per un ordine di servizio giudicato dal papa “peccato mortale”. Ma non è tanto l’ordine di servizio in sé a essere contestato, quanto piuttosto la sua diffusione indebita che l’ha portato nelle redazioni dei giornali. L’autore di questa fuga di notizia è al momento ancora sconosciuto e le indagini sono in corso. Nel frattempo lo stesso Giani, amareggiato per l’accaduto, ha presentato a Francesco le proprie dimissioni che, dopo una serie di colloqui, sono state accolte anche perché lo stesso Giani sentiva il bisogno di dedicarsi maggiormente alla famiglia.

Lo scandalo

Le dimissioni del comandante che ha ammodernato il Corpo della Gendarmeria Vaticana, ha distratto, per il momento almeno, l’attenzione dalla sostanza del suo ordine di servizio notificato ai gendarmi e alla Guardia Svizzera. Il provvedimento impediva l’accesso in Vaticano a cinque dipendenti sui quali l’autorità giudiziaria stava indagando su presunti illeciti finanziari. Per loro, pare coinvolti nell’acquisto improprio di un immobile a Londra, l’accesso era solo consentito per recarsi al servizio sanitario. Il provvedimento cautelativo era di competenza del comandante ma sarebbe dovuto restare riservato. La sua pubblicazione ha fatto scoppiare lo scandalo, riportando alla memoria altri episodi che hanno avvelenato parte dell’immagine dei precedenti pontefici.

Denaro e multimedialità

Si è toccato di nuovo con mano che i due ambiti con le riforme in corso più avanzate – economia e finanza e la comunicazione – in realtà finora non sono approdati a riforme efficaci. Si tratta in effetti di due ambiti –denaro e multimedialità – di difficilissima soluzione nonostante la buona volontà di tante persone che vi hanno messo mano. Tante tra loro sono incappate in scandali più o meno gravi e gli avvicendamenti ai vertici sono stati numerosi. Sono riforme che si trovano tuttora in mezzo al guado e si è incerti sull’esito finale. Richiederebbero radicali mutamenti nella Chiesa.

L’imprudenza del comandante

Francesco ha ripetuto e denunciato sino alla noia il diffuso malcostume pure in Vaticano del chiacchiericcio che moltiplica la disinformazione e le vittime delle chiacchiere. Le chiacchiere stavano allargandosi anche nel caso dei cinque dipendenti sospesi per presunte responsabilità in ambito finanziario. L’ombra di un nuovo scandalo stava dietro l’angolo. L’imprudenza inattesa di un comandante su un caso ancora non vagliato e giudicato, lo ha perduto.

La trasparenza totale resta un auspicio

Ci si può chiedere se il provvedimento sia congruo oppure esagerato e comunque restano ombre. La trasparenza totale è ancora un auspicio. Il dubbio pare fondato, anzi viene rafforzato in qualche modo leggendo l’ampia nota della sala Stampa Vaticana e l’intervista esclusiva rilasciata da Domenico Giani ai media vaticani e firmata da Alessandro Gisotti, non un giornalista qualsiasi ma un professionista che ha retto recentemente in qualità di direttore la Sala Stampa della Santa Sede.

Vent'anni di  fedeltà e lealtà

“Nell’accogliere le dimissioni, - si legge tra l’altro nella nota ufficiale della Sala Stampa - il Santo Padre si è intrattenuto a lungo col Comandante Giani e gli ha espresso il proprio apprezzamento per questo gesto, riconoscendo in esso un’espressione di libertà e di sensibilità istituzionale, che torna ad onore della persona e del servizio prestato con umiltà e discrezione al Ministero Petrino e alla Santa Sede. Papa Francesco ha voluto ricordare anche la sua ventennale, indiscussa, fedeltà e lealtà e ha sottolineato come, interpretando al meglio il proprio stile di testimonianza in ogni parte del mondo, il Comandante Giani abbia saputo costruire e garantire intorno al Pontefice un clima costante di naturalezza e sicurezza. Nel salutare il dottor Domenico Giani, il Santo Padre lo ha anche ringraziato per l’alta competenza dimostrata nell’espletamento dei molteplici, delicati servizi, anche in ambito internazionale, e per il livello di indiscussa professionalità a cui ha portato il Corpo della Gendarmeria”. Si tratta di un vero e proprio elogio che esprime l’animo sincero del papa e che non rientra nella pratica del “promoveatur un amoveatur” tipico del mondo ecclesiastico. Ma permane legittima la domanda sulla proporzionalità della pena e se con questa disposizione non si sia voluto cogliere l’occasione di assecondare in parte voci ricorrenti nei corridoi vaticani sul presunto ed eccessivo potere di cui godeva il comandante che per quanto bravo, resta pur sempre un laico. E che, secondo Francesco, si tratti di una persona per bene se ne ricava l’impressione anche dall’intervista di congedo di Giani rilasciata secondo Gisotti in “un momento delicato, di grande prova personale, ma vissuto interiormente con serenità, incoraggiato dalla fiducia e dal sostegno del Santo Padre, della sua famiglia e di tanti collaboratori e persone che in vario modo in questi anni lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato le qualità umane e professionali”. Lo stesso Giani “confida i sentimenti con cui lascia il servizio e sottolinea la gratitudine al Papa che ne ha riconosciuto l’onore, la lealtà e fedeltà nel suo lavoro quotidiano”.

Il precedente

Colpisce la lettura che il comandante offre dei fatti all’origine delle dimissioni seguite –per quanto si è potuto apprendere -  con grave turbamento e dispiacere dalla Gendarmeria. I più anziani ricordano un solo analogo smarrimento che risale ai primi anni Settanta de secolo scorso, quando il Corpo venne provvisoriamente sciolto.

Dignità calpestata

“Gli eventi recentemente accaduti hanno generato un grave dolore al Santo Padre e questo – rileva Giani -  mi ha profondamente colpito. Sono trascorsi 15 giorni dalla pubblicazione del documento che era stato inoltrato ad uso interno esclusivamente per Gendarmi e Guardie Svizzere. Come indicato nel comunicato della Sala Stampa del primo ottobre, è in corso un’indagine e le persone coinvolte sono state raggiunte da un provvedimento amministrativo. L’uscita di questo documento, pubblicato da alcuni organi di stampa, ha certamente calpestato la dignità di queste persone. Anche io come Comandante ho provato vergogna per quanto accaduto e per la sofferenza arrecata a queste persone. Per questo, avendo sempre detto e testimoniato di essere pronto a sacrificare la mia vita per difendere quella del Papa, con questo stesso spirito ho preso la decisione di rimettere il mio incarico per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre. E questo, assumendomi quella “responsabilità oggettiva” che solo un Comandante può sentire”. Poi alza un sipario sui colloqui con Francesco: “Nel corso dei colloqui avuti con il Santo Padre in questi giorni, ho sempre avvertito quella paternità che ha contraddistinto lo speciale rapporto che ho avuto con lui, sin dall’inizio del Pontificato, e credo di poter dire che ciò era visibile a tutti. Ho avvertito sempre, in questi incontri, l’umana sofferenza del Santo Padre nella decisione condivisa. Il Papa, d’altronde, conosceva però anche alcune fatiche personali che ormai da mesi stavo portando e anche un desiderio di dedicare maggiore tempo alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli. Sono dunque profondamente grato al Santo Padre perché il suo attestare la mia lealtà, l’onore e la fedeltà con cui ho svolto il mio servizio, mi aiuta ad affrontare con serenità il futuro e i nuovi impegni che potrò assumere, nell’ambito delle mie competenze, dopo questa esperienza straordinaria”.

Esperienza unica di cui ricorda in particolare tre momenti vissuti con Francesco: il suo pellegrinaggio a Lampedusa, il viaggio apostolico in Brasile per la GMG e quello nella Repubblica Centrafricana. Accanto a questo, “mi piace ricordare che, sotto il mio Comando, la Gendarmeria ha sviluppato tutta una serie di attività caritative e di servizio agli ultimi come ci chiede il Vangelo”.