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Francesco ai cardinali: "Fuggite la mondanità, guai alla tentazione di sentirsi eminenze"

Lo spirito della Riforma della Curia Romana sprone per rinnovare le diocesi. Per due giorni 197 cardinali in assemblea con il Papa

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco
Papa Francesco (Ansa)

“Ripartire da questa celebrazione, e da questa convocazione cardinalizia, più capaci di “annunciare a tutti i popoli le meraviglie del Signore”. L’obiettivo vero della due giorni di assemblea di 197 cardinali nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano lo ha indicato papa Francesco, nell’omelia della solenne messa conclusiva dove ha concelebrato con i nuovi 20 porporati che, da sabato scorso, fan parte del Collegio cardinalizio. Ripartire con nuovo entusiasmo, stupore, vigore, affrancati dalla mondanità sempre in agguato anche per ecclesiastici eminentissimi.

Fuggire la mondanità

Pur nella dolcezza dei toni Francesco è stato tassativo: occorre rifuggire ad ogni costo dalla mondanità che rischia seriamente di vanificare il senso dell’essere cristiani e della chiamata a servire il popolo di Dio nello stato ecclesiastico. Parlando ai cardinali con la convinta autorità di successore dell’apostolo Pietro, capo quindi del collegio apostolico, Francesco ha concentrato nel bel mezzo dell’omelia tutto il senso vero di essere cardinali. “Non finisce di stupirci l’insondabile decisione divina di evangelizzare il mondo a partire da quel misero gruppo di discepoli, i quali – come annota l’Evangelista – erano ancora dubbiosi. Ma, a ben vedere, non diversa è la meraviglia che ci prende se guardiamo a noi, riuniti qui oggi, ai quali il Signore ha ripetuto quelle stesse parole, quel medesimo invio! Ognuno di noi, e noi come comunità, come Collegio. Fratelli, questo stupore è una via di salvezza! Che Dio ce lo conservi sempre vivo, perché esso ci libera dalla tentazione di sentirci “all’altezza”, di sentirci “eminentissimi”, di nutrire la falsa sicurezza che oggi, in realtà, è diverso, non è più come agli inizi, oggi la Chiesa è grande, la Chiesa è solida, e noi siamo posti ai gradi eminenti della sua gerarchia – ci chiamano “eminenze” –… Sì, c’è del vero in questo, ma c’è anche tanto inganno, con cui il Menzognero di sempre cerca di mondanizzare i seguaci di Cristo e renderli innocui. Questa chiamata è sotto la tentazione della mondanità, che passo a passo ti toglie la forza, ti toglie la speranza; ti impedisce di vedere lo sguardo di Gesù che ci chiama per nome e ci invia. Questo è il tarlo della mondanità spirituale”.

La riforma della Curia Romana

Ed è la mondanità spirituale che vanifica anche la grande riforma della Chiesa avviata dal concilio e giunta al suo primo apice con la riforma della Curia Romana. Preparata con 10 anni di lavoro collegiale ha il merito non tanto di innovare dicasteri e incarichi curiali quanto, piuttosto, di mettere la Curia a servizio non solo del papa ma anche delle conferenze episcopali e delle diocesi chiamate a ritrovare lo spirito originario dell’essere cristiani secondo il Vangelo. Una riforma non soltanto esteriore e più efficiente, ma una riforma capace di animare il servizio nei vari dicasteri con un impegno sincero di testimoniare il Vangelo di Gesù. “Questo, cari fratelli e sorelle, è un ministro della Chiesa: uno che sa meravigliarsi davanti al disegno di Dio e che con questo spirito ama appassionatamente la Chiesa, pronto a servire la sua missione dove e come vuole lo Spirito Santo”. In definitiva Francesco è riuscito a coronare - almeno formalmente - l’impegno di imprimere una svolta profonda alla Curia e a completare con il sinodo e con il prossimo Giubileo del 2025 un radicamento nel popolo di Dio di una rinnovata coscienza di Chiesa. Libera dai compromessi politici che hanno oscurato nei secoli passati la sua credibilità. Questo spirito pare sia stato compreso e recepito dal collegio cardinalizio stando ad alcune testimonianze qualificate degli stessi porporati.

Le nuove sfide

Nei lavori dei cardinali si è seguito una “traccia” fornita nelle scorse settimane, sugli elementi di novità ma anche le “sfide” che la Praedicate Evangelium introduce per la Curia romana e, allo stesso tempo, per la Chiesa universale. Tra queste: il ruolo dei laici, la trasparenza finanziaria, la sinodalità, l’assetto degli organigrammi curiali, la missionarietà, l’annuncio del Vangelo in un’epoca come quella attuale. A Vatican News, il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale commenta: “È difficile mettere il dito su un unico tema perché la Praedicate Evangelium tocca tutte le dimensioni della Chiesa, dal punto di vista della struttura e dell’organizzazione della Curia. Così con il dialogo tra coloro che vengono dalle Chiese particolari e noi che lavoriamo qui a Roma abbiamo toccato un po’ di tutto… Questo riflette bene sull’ampiezza e la profondità del documento”. Parla invece di “grandi passi avanti” il cardinale arcivescovo di Vienna, Cristoph Schönborn. “Il Papa ci ha spronato ad andare avanti”, racconta ancora Schönborn, sottolineando che Francesco, nonostante le difficoltà fisiche di salute, ha cuore e anima perfettamente funzionanti. “Nessun conflitto, crisi o polemica, contrariamente a quanto si legge sui giornali, ma arricchimento reciproco”. Così il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. “Mi ha toccato – ha riferito - il clima pacifico, la sinodalità, il clima dialogante, la voglia di andare avanti e non indietro, di collaborare insieme nonostante le differenze. Tutti hanno ringraziato il papa per le sue parole profetiche di ieri, che hanno esortato a iniziare un processo”. “Nessuna polemica o conflitto, anche se naturalmente le situazioni dei vari Paesi sono diverse: ma l’unità non è uniformità”, ha precisato il teologo tedesco. Quanto ai contenuti del breve intervento introduttivo di Francesco all’apertura della prima sessione di lunedì, Kasper ha reso noto che Francesco ha fatto cenno al brano degli Atti degli Apostoli in cui si parla dell’elezione dei diaconi: “La Chiesa ha reagito, ed è così che deve fare anche oggi: bisogna reagire, considerare le situazioni alla luce del Vangelo e rispondere alle nuove situazioni”. Il Collegio cardinalizio ha accolto senza scosse, ma con sostanziale consenso il rientro attivo del cardinale Angelo Becciu voluto da Francesco a motivo della presunzione di innocenza in attesa della sentenza del tribunale vaticano che lo sta giudicando con altri nove imputati.

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