[L’analisi] Papa Francesco ama i gay perché Dio li ama. Al pari degli eterosessuali

Il Papa nell’ambito del caso della pedofilia in Cile ha avuto modo di ribadire accoglienza e rispetto per i gay perché sono figli di Dio come gli altri. Un pregiudizio difficile da sradicare

Papa Francesco
Papa Francesco

Mentre papa Francesco faceva luce per riportare giustizia nel caso grave della pedofilia nella Chiesa cilena, ha avuto modo di dare un esempio di accoglienza e non di pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali. E’ stato proprio uno dei testimoni degli abusi subiti da ragazzo da parte di un prete che, paradossalmente, veniva considerato un santone, a riferire le parole a lui rivolte da Francesco durante il suo colloquio in Vaticano. Il nome del testimone è Juan Carlo Cruz che raccontando ha avuto ancora occasione di stupire e offrire materia di riflessione.

Egli ha raccontato cosa gli ha detto Francesco: “Mi ha detto: Juan Carlos, che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. Il papa ti ama così. Devi essere felice di ciò che sei”. Parole che hanno sorpreso e forse scandalizzato tanti che continuano a pensare che non ci si debba preoccupare tanto di chi abusa sessualmente dei bambini quanto piuttosto a prendere le distanze e pensare tutto il male possibile dei gay.

Nella mente di tanti scatta il pensiero: gay dunque pedofilo, pedofilo perché omosessuale. Perciò non si condividono le parole di Francesco che quando le disse la prima volta suscitarono da una parte piacevole sorpresa e dall’altra furioso rigetto. Chi sono io per giudicare? Una parola in controtendenza dal momento che i gay sono oggetto di pregiudizio, di rifiuto, di scherno. Anche tra cristiani. Lungo i secoli nella Chiesa si è diffusa largamente e si è accettata come normale la convinzione che i gay siano uomini di serie B, figure maschili incompiute da cui difendersi e da tenere a bada in quanto viziose per natura loro. Anche le società civili basate sulla forza e la discriminazione si sono sempre tutelate nei confronti dei gay. Nella famiglia umana tutto ha ruotato intorno all’uomo maschio che ha disposto a piacimento delle donne e ha represso gli omosessuali come deviazione cosciente dalla mascolinità considerata modello sommo di perfezione della specie umana. In realtà dimenticando che la dignità della persona è intrinseca e non dipende dall’essere maschio, femmina o gay.

L’orientamento sessuale è un aspetto della persona umana ma non le dà la qualifica di persona. E’ invece la persona umana che ha in sé la radice della dignità e, per i credenti, la dignità è accresciuta in quanto ogni persona è figlio di Dio. Già al tempo degli apostoli Pietro insegnava chiaramente che Dio “non fa preferenza di persone” che Gesù è il Signore di tutti, giudei e pagani. “Se Dio ha dato loro lo stesso dono che ha dato a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?”. Si tratta quindi di una sorta di comandamento di base: non discriminare tra le persone. Mentre succede il contrario: la discriminazione è un atteggiamento ordinario e tanti sono discriminati: disabili, deboli, bambini, vecchi, poveri, sofferenti, ignoranti, malati, donne, gay. E’ così diffusa la discriminazione che non ci si fa più caso, è la normalità e chi non discrimina viene considerato strano.

Francesco riporta il problema alla radice: non si può sanzionare la persona in sé in qualunque condizione si trovi, ma si devono sanzionare gli atti cattivi. Atti che tutti possono compiere e non solo certe categorie. I principi vanno mantenuti ma le persone vanno salvate. E su questo si è acceso un dibattito dopo il famoso documento Amoris laetitia dove si punta a non discriminare più quelli che falliscono nella vita matrimoniale, i divorziati perché anche per loro Dio prevede una possibilità di salvezza. Perciò anziché discriminati, emarginati, vanno accolti e reinseriti nella vita cristiana a pieno titolo.  Il suo pensiero Francesco lo aveva ben chiarito parlando con i giornalisti sull’aereo che nel 2016 lo riportava a Roma al termine del viaggio apostolico in Azerbaijan.  

“Io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di papa – ho accompagnato persone con tendenza omosessuale e anche con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: “Vattene via perché sei omosessuale!”, no.

[…] L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. E’ un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti. E nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, ottantenne, il vecchio parroco, che aveva lasciato la parrocchia e aiutava le suore, lì, nella parrocchia… E c’era il nuovo [parroco].

Quando il nuovo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Quando trovava il vecchio, questo gli diceva: “Da quanto non ti confessi? Vieni, vieni, andiamo che ti confesso e così potrai fare la Comunione”. Hai capito? La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a non dire: “E’ tutto lo stesso, facciamo festa”. No, questo no. Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore, non dite: “Il Papa santificherà i trans!”. Per favore! Perché io vedo già i titoli dei giornali... No, no. C’è qualche dubbio su quello che ho detto? Voglio essere chiaro. È un problema di morale. E’ un problema. E’ un problema umano. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, come abbiamo detto nel caso del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore aperto”.

La rivoluzione di Francesco è liberatoria perché si fonda sul principio che Dio è amore e misericordia e anche la Chiesa non solo può, ma deve cambiare per conformarsi al principio misericordia. Lo ha ripetuto ai vescovi italiani aprendo i lavori dell’assemblea generale in corso in Vaticano. “Che Maria, madre nostra ci aiuti affinché la Chiesa sia madre. E, seguendo l’ispirazione dei padri, che anche la nostra anima sia madre. La Chiesa deve andare sulla stessa strada di Maria, una persona mite, tenera, sorridente, piena di amore. Diventare anche noi madre degli altri con atteggiamenti di tenerezza, di mitezza, di umiltà”. Resta un dubbio misterioso da sciogliere: perché mai questa rivoluzione della tenerezza predicata senza sosta da Francesco abbia scatenato tanta resistenza e tanta avversione.