Detenuti politici uccisi e usati come donatori d’organi, il rapporto shock che inchioda la Cina

Crescono anche i timori sull’origine di decine di migliaia di organi utilizzati per la ricerca: scienziati non ne hanno dichiarato la provenienza e non hanno comunicato le cause di morte dei “donatori”

Detenuti politici uccisi e usati come donatori d’organi, il rapporto shock che inchioda la Cina
di R.Z.

Migliaia di detenuti, finiti in carcere a seguito delle proprie posizioni politiche o religiose, giustiziati con lo scopo di prelevarne gli organi da destinare poi ai facoltosi con gravi problemi di salute o, in molti altri casi, per effettuare ricerche scientifiche eticamente molto discutibili. Il rapporto, denominato China Tribunal e pubblicato lo scorso 17 giugno dalla Coalition to End Transplant Abuse in China (ETAC), accusa Pechino - e quanti si sono macchiati di questi inquietanti crimini contro l’umanità - di condurre ancora oggi questa pratica disumana. Il comitato, che non ha potere giuridico, è presieduto dall’avvocato Geoffrey Nice. Dopo aver analizzato centinaia di testimonianze, rilasciate da medici ed ex detenuti, l’Etac è giunta all’inquietante conclusione.

Detenuti scomodi eliminati in nome della scienza

Al momento il governo cinese non ha rilasciato dichiarazioni, ma a quanto pare fino al 2015 tale pratica veniva considerata normale per gli espianti effettuati da detenuti “scomodi”. Tale pratica, a seguito delle proteste sollevate da diverse organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti dei detenuti, venne bandita a partire dal 2015. Il governo, quattro anni fa, introdusse un programma per la “donazione volontaria”. Il rapporto, evidenzia Wendy Rogers, esperta di etica alla Macquarie University a Sydney, “illustra la gravità degli eventi che trapelano dalla Cina”. Sotto accusa anche la ricerca. Molti degli studi pubblicati nella letteratura scientifica sono basati su risultati ottenuti in modo decisamente non etico. “Spero che ospedali e riviste esaminino da vicino le loro linee guida”, conclude la ricercatrice.

Studi scientifici sotto accusa

Stando a quanto pubblicato su un articolo apparso sulle pagine della rivista scientifica BMJ Open, che ha preso in esame 450 studi pubblicati tra il 2000 e il 2017, almeno l’86 per cento delle ricerche condotte in Cina non rispettava gli standard etici. Nello specifico si parla di studi relativi a 85 mila trapianti che avrebbero dovuto chiarire la provenienza degli organi e le cause di morte dei donatori: soltanto l’1 per cento degli articoli indicava se era stato richiesto il consenso per le donazioni e soltanto il 7 per centro includeva una dichiarazione conforme nella quale veniva dichiarato l’utilizzo di organi non espiantati dai detenuti.

Cosa significa poi donatori volontari?

Ora i responsabili delle varie riviste, tra le quali spiccano anche Nature e PLoS ONE, hanno avviato delle indagini interne per appurare la fondatezza delle accuse lanciate dall'Etac. Dubbi, naturalmente, sono stati sollevati anche sulla questione “donazioni volontarie”. In concomitanza con il divieto di asportare organi dai detenuti, infatti, è cresciuto in maniera insolita ed esponenziale, il numero dei donatori volontari: un dato che non avrebbe corrispondenza con la tendenza omogenea registrata in altri paesi. La probabile verità, azzardano dall’Etac, è che molti degli organi espiantati provengano in realtà da detenuti “invogliati", con le buone o le cattine, ad offrirsi come donatori volontari.