"Gridava Allah u Akbar e avanzava armato": chi è Brahim, il killer di Nizza passato per Lampedusa

Fermato dai colpi d'arma da fuoco e di taser della polizia francese, il 21enne tunisino poco più di un mese fa era in Italia. Poi, un buco di tre settimane

Il confronto fra la polizia e il killer di Nizza
Il confronto fra la polizia e il killer di Nizza

La frase ripetuta come un mantra, con le lame in mano sporche del sangue delle persone colpite a morte: Allah u Akbar. I quattordici colpi esplosi dalla polizia e dalle forze speciali francesi, i proiettili andati a segno al fianco sinistro, al braccio destro e alle gambe. Il taser per immobilizzarlo. Poi il trasporto e il ricovero all'ospedale di Nizza, dove Brahim Aouissaoui è ricoverato e al momento non in pericolo di vita. Hanno perso la vita le tre persone colpite dal 21enne tunisino, due sgozzate e la terza e decapitata nella città francese che si risveglia sotto shock e marchiata da un giovedì di sangue ed estremismo islamico. E mentre la Francia è alle prese con una nuova ondata di attacchi mirati, legati sia alla satira feroce di Charlie Hebdo che alle tensioni crescenti fra la presidenza Macron e la leadership di Erdogan in Turchia, l'intelligence ricostruisce i movimenti di Brahim Aouissaoui. Sbarcato a Lampedusa. 

Il killer fermato a Nizza (foto via Twitter/NYPost)

Il trasferimento a causa del Covid-19

C'è un buco nero di tre settimane negli spostamenti di Aouissaoui. Arrivato in Italia il 20 settembre con altri migranti tunisini fino a Lampedusa, poi identificato e sottoposto a tampone per tracciare il coronavirus, quindi messo in quarantena per 14 giorni e trasferito a Bari con l'ordine di lasciare l'Italia entro 7 giorni. Era l'8 ottobre. Che è accaduto dopo? La risposta riguarda tutte le forze di intelligence antiterrorismo europee. Una storia che lo avvicina ad Anis Amri, il suo connazionale autore nel 2016 della strage nel mercatino di Natale a Berlino.

"Sembrava volesse essere ucciso"

"Avanzava armato e minaccioso e sembrava quasi che volesse essere ucciso" dicono gli agenti testimoni dell'attacco a Nizza, quelli che hanno affrontato e poi arrestato il tunisino autore dei tre omicidi nel nome di un Allah vissuto come divinità vendicativa contro gli infedeli. Le sue vittime sono due donne, di cui una raccolta in preghiera, e il sacrestano di Notre-Dame de l’Assomption a Nizza, il 55enne Vincent Loqués. Prima di essere colpito a morte l'uomo avrebbe gridato: "Dite ai miei bambini che li ho amati molto". Lavorava da dipendente laico della parrocchia e aveva moglie e due figli. Sulla conferma dell'identità di Brahim Aouissaoui esistono cautele. Per ora è stata riscontrata solo sui documenti della Croce Rossa, il foglio col suo nome fa parte della lista degli sbarcati quel giorno a Lampedusa. Mancano quelli ufficiali. 

Dite ai miei bambini che li ho amati molto

Mancano anche i precedenti, non risultano altri tentativi di arrivo nel nostro Paese, né i servizi segreti tunisini né quelli di altri Paesi hanno evidenze su di lui. Se ci fossero state sarebbe scattata l'espulsione verso la Tunisia (l'accordo con l'Italia consente il rimpatrio di 80 persone al giorno). Invece così le procedure si sono allungate, fino a quelle tre settimane di buio da cui è emerso con le lame in mano per le strade di Nizza. 

Il possibile itinerario dell'assassino estremista

Mentre sale la polemica politica sui fatti di Nizza (Salvini chiede le dimissioni della ministra dell'Interno, Lamorgese, in Francia il Repubblicano Eric Ciotti tuona contro l'arrivo troppo facile di stranieri poco controllati in territorio Francese e invoca la sospensione di ogni procedura di asilo e di rilascio dei visti), l'intelligence prova a ricostruire il probabile itinerario di Brahim Aouissaoui dall'Italia fino al giovedì di sangue a Nizza. Vengono passati al setaccio i tabulati telefonici e i filmati delle telecamere di sicurezza. La ricostruzione su cui si lavora in queste ore vedrebbe il killer di Nizza arrivare nella città francese attraverso Ventimiglia o Modane, o passare in territorio francese per il confine svizzero o ancora su un traghetto in Corsica. In Italia il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha emesso una circolare inviata a prefetti e questori disponendo di mantenere elevate le misure di sicurezza in corrispondenza delle sedi istituzionali francesi nel nostro Paese. E a più ampio raggio, la massima attenzione sul territorio nazionale. 

Vincent Loqués, una delle tre vittime del killer