Blitz Fbi a casa Trump, perquisito pure l’armadio di Melania. Biden non era stato informato

La perquisizione è durata nove ore e trenta. I 30 agenti federali hanno passato al setaccio l'area privata di Mar-a-Lago, perquisendo pure l'armadio di Melania

TiscaliNews

Il cerchio della giustizia si stringe attorno a Donald Trump. L'Fbi ha perquisito il suo buen retiro di Mar-a-Lago in Florida, la 'Casa Bianca d'inverno' diventata la sua residenza privata alla fine del mandato. Una mossa senza precedenti nella storia degli Stati Uniti proprio mentre il dipartimento di Giustizia, finora piuttosto timido nelle sue indagini sul tycoon, ha dato una netta accelerata a tutte le inchieste nelle quali è coinvolto Trump: dall'assalto a Capitol Hill, alle frodi elettorali in Georgia, ai contenziosi con il fisco a New York. Nelle ultime ore un'altra batosta per l'ex presidente, dopo che un tribunale ha stabilito che dovrà consegnare le sue dichiarazioni dei redditi al Congresso. La notizia del blitz è stata data dallo stesso tycoon che, in una nota alla Cnn e in un post sul suo social Truth, si è presentato come la vittima di un nuovo Watergate.

Trump: contro di me attacco coordinato, Biden sapeva tutto

"Un attacco coordinato della sinistra radicale dei democratici e delle autorità giudiziarie", afferma Trump. "È accaduta una cosa terribile. Non siamo meglio di un paese del terzo mondo, di una repubblica delle banane. Questo non è altro che il proseguire delle indagini per la Russia, della bufala dell'impeahcment 1 e 2 e del rapporto di Mueller", afferma Trump. Joe Biden "sapeva tutto, così come sa tutto degli accordi di Hinter", suo figlio.

Biden non è stato informato del blitz

Invece "il presidente americano Joe Biden non è stato informato del blitz dell'Fbi nella residenza di Donald Trump in Florida. Nessuno alla Casa Bianca sapeva". Così ha detto la portavoce, Karine Jean-Pierre, in un briefing con la stampa sottolineando che "il dipartimento di Giustizia è indipendente e conduce le sue indagini in modo autonomo". L'Fbi ha invece avvertito il Secret Service del blitz un'ora prima della sua esecuzione. Lo riporta Cnn precisando che della perquisizione non si sa molto di ufficiale. L'ex presidente ha però in mano il mandato e quindi, insieme a suoi legali, è fra i pochi a sapere con esattezza cosa l'Fbi cercava.

Raid per accertare se Trump ha consegnato tutte le carte

Ad ogni modo, iIl raid dell'Fbi a casa di Donald Trump aveva come obiettivo accertare se l'ex presidente o i suoi alleati avevano consegnato o meno i documenti e gli altri materiali proprietà del governo. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali le autorità hanno iniziato a dubitare negli ultimi mesi sui documenti restituiti da Trump, sospettando che alcuni fossero stati trattenuti dall'ex presidente.  L'Fbi ha sequestrato 10 scatole di materiale, come riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali la perquisizione degli agenti federali non rientra nell'indagine del Dipartimento di Stato sul 6 gennaio.

Blitz durato 9 ore, perquisito anche l’armadio di Melania

La perquisizione è durata nove ore e trenta, dalle 9 del mattino alle 18:30. I 30 agenti federali hanno passato al setaccio l'area privata di Mar-a-Lago dell'ex presidente, perquisendo l'armadio di Melania e trascorrendo ore nell'ufficio riservato di Trump. Secondo il New York Post il mandato con il quale l'Fbi ha perquisito l'intera proprietà riguardava solamente carte e documenti secretati.

Sale la pressione su Fbi e Giustizia

Intanto il ministro della Giustizia americano Merrick Garland è nel mirino delle critiche e non scampa agli attacchi neanche il direttore dell'Fbi, Christopher Wray, nominato proprio dall'ex presidente. I repubblicani compatti chiedono una spiegazione per un'azione senza precedenti. "E' necessario che si spieghi cosa ha portato" alla perquisizione, afferma il leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell, dando voce ai malumori del suo partito. Il Dipartimento di Giustizia non commenta. Bocche cucite anche all'Fbi.

La rabbia della destra: ora è guerra

"E' guerra". Sono le parole che Steven Crowder, commentatore conservatore, ha indirizzato ai suoi 1,9 milioni di follower su Twitter dopo il blitz dell'Fbi nella casa di Donald Trump. Una rabbia condivisa online da molti sostenitori dell'ex presidente. "Questo significa guerra", ha scritto The Gateway Pundit, pubblicazione pro-Trump. Un post rimbalzato anche su Telegram grazie a un account legato a Stephen Bannon. Il blitz "mostra quello che molti di noi dicono da tempo. Siamo in guerra", ha commentato Joe Kent, candidato alla Camera appoggiato da Trump, intervenendo al podcast 'Bannon's War Room'. Il linguaggio duro e violento preoccupa gli esperti politici. Pur non traducendosi direttamente in violenza fisica, crea un'atmosfera di violenza che diventa lentamente sempre più accettata.