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Elezioni Usa, i Repubblicani non sfondano, sollievo per Biden. Che riflette sulla ricandidatura

Trump sorpreso del risultato, i Democratici godono per il risultato inaspettato anche se la Camera è persa e il Senato resta in bilico. Quali sono gli Stati chiave

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Joe Biden durante un comizio (Foto Ansa)
Joe Biden durante un comizio (Foto Ansa)

Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti non portano l'ondata repubblicana prefigurata da Donald Trump, il quale dà comunque disponibilità per la sua candidatura che, con ogni probabilità, verà formalizzata a giorni. Ma che, a giudicare dagli umori del giorno dopo, non è più così certa. Riprende vigore invece l'immagine di Joe Biden che tutti davano in fase calante. I repubblicani sono oggi sorpresi della loro debolezza, mentre i Democratici lo sono della loro resilienza, come se avessero pareggiato in trasferta su un campo difficile smentendo i pronostici della vigilia. 

"È stata una buona giornata per la democrazia e l'America - ha detto Biden all'indomani del risultato, ancora in itinere, delle elezioni -. La democrazia è stata messa alla prova, ma gli americani hanno parlato e provato che è ciò che siamo. L'affluenza è stata alta e le autorità fatto il loro dovere, senza problemi. I media avevano previsto un'onda rossa, non è avvenuta. Io ero ottimista. Ogni seggio perso è doloroso, ma i democratici hanno avuto una buona serata. La gente è preoccupata per l'economia, il crimine, la sicurezza, ma il messaggio mandato è che vuole preservare i diritti. Grazie soprattutto ai giovani che hanno partecipato".

Il presidente ha riconosciuto i problemi: "Gli elettori sono stati chiari: sono frustrati, lo capisco. Ma abbiamo ereditato un Paese con la pandemia, l'economia in crisi, e abbiamo reagito bene. La pandemia non controlla più le nostre vite".

I risultati potrebbero ancora cambiare, sulla strada della corsa verso la Casa Bianca. in serata, dopo aver definito l'esito del voto "una vittoria" e "una buona giornata per la democrazia e l'America, ha ribadito in una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca la sua intenzione di ricandidarsi ma ha precisato di voler attendere il prossimo anno per confermarla. E se si dovesse ricandidare anche Trump, ha assicurato, "faro' in modo che non vinca di nuovo". L'atteso tsunami rosso repubblicano, come ha sottolineato lo stesso presidente, non si è abbattuto sulla sempre più spaccata democrazia americana, che resta però ancora col fiato sospeso per il grande numero di gare 'too close to call', ossia così serrate da non poter essere ancora decise.

La Camera verso la mano repubblicana

Il Grand Old Party avanza lentamente verso la riconquista della Camera: secondo una proiezione di Nbc, ai dem andranno 214 seggi (contro i 221 attuali) mentre i repubblicani ne avranno 221 (ora ne hanno 212), solo tre sopra il quorum di maggioranza, dopo aver strappato 13 posti ma con un guadagno netto di 9. "Non è certamente un'onda rossa, questo è sicuro", ha ammesso l'influente senatore Lindsey Graham, tra i più stretti alleati di Donald Trump. "Ma è chiaro che ci riprenderemo la Camera", si è consolato il leader del partito alla House Kevin McCarthy, che dovrebbe succedere a Nancy Pelosi come speaker e che ha già promesso non solo una stretta sugli aiuti all'Ucraina ma anche indagini a tappeto sull'amministrazione Biden.

Senato ancora in bilico

Il Senato invece resta in bilico anche se la cruciale vittoria di John Fetterman in Pennsylvania contro il chirurgo Mehmet Oz, quel 'dottor Oz' televisivo che Trump aveva imposto contro il volere del partito per difendere un seggio Gop, fa sperare ai democratici di poter conservare almeno quella parità spezzata a loro favore dal voto della vicepresidente Kamala Harris. Ora il pallottoliere indica 49 a 48 per i repubblicani ma tutto dipenderà dall'esito di tre Stati: se non basteranno Arizona e Nevada a decidere le sorti della Camera alta, bisognerà attendere il ballottaggio del 6 dicembre in Georgia tra il reverendo dem Rafael Warnock e l'ex campione di football Herschel Walker, entrambi rimasti sotto il 50%. Resta inoltre l'incognita delle contestazioni, dopo i primi sospetti di brogli agitati da Donald Trump in Arizona, dove c'è grande attesa anche per la sua candidata a governatrice Kari Lake dopo il fiasco di Doug Mastriano nel Keystone State.

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