Meloni si prende l’Italia. E anche Salvini e Berlusconi. Sorpresa Conte. Psicodramma Pd. Il Terzo Polo c’è

“Gli italiani hanno deciso: un governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia. Ma ora serve responsabilità”. Il cdx non è pero maggioranza nel Paese. Fratelli d’Italia stravince e umilia la Lega. Il Cav salva Forza Italia. Il Pd si ferma sotto il 20%. Salvini e Letta i veri sconfitti e già ballano le rispettive segreterie. Buona la prima per il terzo Polo: non arriva alla doppia cifra ma ottiene un ottimo 7,8. Che era la previsione fatta da Renzi. Meno ottimistica di quella di Calenda

Ride il destra-centro al 44%. Piange il centrosinistra al 26,4. Se la gode il Movimento 5 Stelle più che dimezzato dal 2018 ma pur sempre al 15,2. Buona la prima per il Terzo polo, che non raggiunge la doppia cifra ma conquista un più che dignitoso 7,8 per cento ed è l’unica cosa nuova che resta in piedi dopo la rivoluzione di questo 25 settembre 2022.
Alle sette del mattino, quando sono stati scrutinati l’80 per cento dei seggi, le urne consegnano un paese che al 35% ha perso la voglia di sperare e di crederci. Mai è stata così bassa l’affluenza (63,9%) per le elezioni politiche. I toni esasperati della campagna elettorale e la mancanza di risposte sulla crisi energetica hanno nei fatti allontanato i cittadini e diminuita l’affluenza dell’8% rispetto al 2018.

Giorgia Meloni sarà il prossimo Presidente del Consiglio italiano. Riceverà la campanella da Mario Draghi secondo le cui linee, si è affrettato ieri sera a dire il premier ombra Guido Crosetto, “faremo la prossima legge di bilancio” che è il primo urgente impegno del nuovo governo. Fratelli d’Italia (al 26,2%) è il primo partito italiano confermando i sondaggi favorevoli degli ultimi mesi. Il destra-centro è maggioranza in Parlamento ma, considerate la debacle della Lega (intorno al 9% ma sotto la soglia di sicurezza del 10%) e le seppur onorevole resistenza di Forza Italia (8,25b%, un altro miracolo di Silvio Berlusconi), non avrà in Parlamento quella maggioranza assoluta che le avrebbe consentito di cambiare la Costituzione e le regole del gioco. Che è stata una delle carte forti messe sul tavolo durante la campagna elettorale. E’ andata dunque come tutte le previsioni avevano indicato. E sembra veramente un’ipotesi oltremodo residuale che il presidente Mattarella non dia l’incarico alla leader di Fratelli d’Italia per la costruzione del nuovo governo.

Centrosinistra in macerie

Il centrosinistra finisce in macerie questa tornata elettorale. Il Pd si ferma sotto la soglia di galleggiamento (il 20%) nonostante il ritorno a casa degli scissionisti di Articolo 1. Il segretario Enrico Letta ha scelto di non parlare nella notte (lo farà stamani alle 11), la sala conferenze del Nazareno è rimasta desolatamente vuota nella notte tranne che per i due minuti in cui la capogruppo Debora Serracchiani, unico quadro dirigente che ha affrontato le telecamere, a un passo dalle lacrime ha ammesso la sconfitta con un’espressione in faccia molto vicina alla disperazione. Rivendicando comunque di essere “il primo partito di opposizione nel Parlamento che verrà”. Nella coalizione di centrosinistra ci sono due buone notizie: l’alleanza Sinistra e Verdi di Fratoianni e Bonelli ha superato la soglia del 3% e altrettanto ha fatto Più Europa. Resta sotto l’1 per cento, invece, Impegno civico di Bruno Tabacci e Luigi Di Maio con il ministro degli Esteri che perde anche il duello nell’uninomale nella sua Napoli in favore dell’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Nel Pd riparte il congresso… in realtà mai terminata

Il punto di grande debolezza è stato il Pd. Il senatore Andrea Marcucci, annunciando nella notte la propria sconfitta nella collegio Senato della lucchesia, ha scritto sui social: “E’ probabilmente il risultato più basso o uno dei più bassi del centrosinistra nella storia”. Ci saranno molti messaggi e dichiarazioni amare oggi. Tutte anticamera di quella resa dei conti rispetto al segretario Letta di cui si parla fin dai tempi delle alleanze e della formazione delle liste con scelte che hanno creato molto scontento. Malumori aumentati quando la campagna elettorale è stata impostata su grandi questioni come il "rischio del ritorno al fascismo” invece di prendere per le corna, meglio ancora fare qualcosa, sul tema che sta piegando le gambe al sistema produttivo del paese: l’inflazione e il costo dell’energia. Letta ha annunciato che al congresso non si ricandiderà. Il Pd inizierà quindi il tanto atteso congresso, mai terminato e perennemente in corso .

Anche perchè deve assolutamente decidere cosa vuole essere il Partito democratico: un partito di sinistra che va ad inglobare i 5 Stelle (o viceversa) o un partito progressista e riformatore che deve allora guardare a Renzi e Calenda. Il segretario - o la segretaria - sarà decisa di conseguenza. In base alla linea che non potrà più andare dal centro a sinistra e ritorno. E’ la stessa missione politica del Pd che sembra fallita. Anche perchè a sinistra nella notte si è proposto con la consueta sicurezza quasi irridente il leader dei 5 Stelle che pure insegue a 3/4 lunghezze: “L’agenda riformista è la nostra e la realizzeremo dall’opposizione. Se il Pd ci vuole seguire, prego si accomodi. Mai però alleanze o coalizioni. E mai con questa dirigenza”. Cioè in pratica Conte ha licenziato Letta. Sarà interessante vedere cosa succederà dell’elettorato 5 Stelle quando realizzerà che l’ex premier non è in grado di difendere il reddito di cittadinanza.

Parlano solo i vincitori

Nella notte elettorale hanno parlato solo i vincitori, chi ha vinto veramente - cioè Giorgia Meloni - e chi ha fatto il miracolo di non morire, Giuseppe Conte. I modi in cui lo hanno fatto dice più di mille parole. Giorgia Meloni scende nella sala dell’hotel Parco dei Principi (dove nel 2018 organizzò il proprio quartier generale il Movimento 5 Stelle). E’ raggiante ma sa vivere la gioia con misura e questo è già un buon segnale. “Gli italiani hanno votato e hanno dato un’indicazione chiara: un governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia. Gli italiani avranno finalmente il governo che hanno votato”. Ciò detto, avvisa i suoi, i tanti colonnelli che ha davanti agli occhi nella sala conferenze: “La situazione con cui dobbiamo confrontarci è molto complessa e richiede serenità nei toni e il contributo di tutti. E’ il tempo della responsabilità”. Poi una lunga riflessione sull’astensione.

“Troppi italiani non si fidano delle istituzioni: recuperarli è il mio primo obiettivo” ha detto. “Per noi questa è una notte di orgoglio, riscatto, lacrime, abbracci, sogni, ricordi. Ma noi non siamo un punto di partenza. Da domani dobbiamo dimostrare il nostro valore. Questo è il tempo della responsabilità. quindi, è importante capire che se saremo chiamati a guidare questo paese lo faremo per tutti”. Nei ringraziamenti - a tutto il suo staff (“se non hai intorno a te gente che ti vuole bene, non si arriva a tanto”), oltre al compagno e alla figlia, ha ringraziato Berlusconi, Salvini, Lupi: “Nessuno di loro si è risparmiato in questa campagna, tutti abbiamo dato il massimo e questo è il risultato della fatica di tutti”. Parole che sembrano voler smentire l’immagine di chi ha appena cannibalizzato Lega e Forza Italia.

I sorrisi consapevoli di Conte

Conclude lei, Meloni, e alle 2.50 inizia lui, Giuseppe Conte che certifica così il fatto di essere il secondo vincitore delle tornata elettorale. L’ex premier parla di “grande rimonta”, un dato “molto significativo visto che due mesi ci davano tutti per morti e ben sotto il 10%”. E’ arrivato al 15,2, meno della metà del 2018: quando si dice vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. Il Movimento è “il terzo partito nel paese e il primo al sud. Significa che avere un buon programma e parlare alle persone in modo sincero (come ha fatto lui, ndr) produce gli effetti giusti”. Ciò detto il Movimento sarà “orgogliosamente all’opposizione e realizzare dall’apposizione l’agenda progressista e autenticamente democratica che è il nostro programma, a partire dall’inclusione sociale e da una vera transizione energetica”. In pratica un avviso di sfratto al Pd che nel caso, visto che lui è generoso, “potrà seguirci nel nostro programma”.

Terzo Polo: obiettivo raggiunto

Debuttare con quasi l’8% è comunque un risultato. Ma la doppia cifra auspicata da Carlo Calenda non c' è stata.  La lista Azione-Italia Viva nata circa un mese e mezzo fa si ferma al 7,8%. La formazione dei gruppi in Parlamento sembra assicurata tanto al Senato (dove servono sei seggi) quanto alla Camera (ne occorrono 20). E’ vero che dal palco Calenda ha più volte parlato di doppia cifra ma Matteo Renzi (in Giappone per i funerali di Shinzo Abe) ha invece scelto una linea più cauta per cui il 7-8 sarebbero stati ottimi risultati (d’altra parte non era lui il front man). “Qui siamo come a scuola - ha detto pochi giorni fa - da zero a dieci, cinque è insufficiente, sei è sufficiente, sette è buono e via via si arriva fino al dieci che sarebbe l'ottimo, poi c'è chi sogna di più come è giusto”.

Il Terzo polo ha allestito un comitato elettorale all’hotel Mediterraneo in via Cavour. Calenda parlerà stamani (ore 9.30 alla Stampa Estera). Qui nella notte si sono fatti vedere Ettore Rosato, Maria Elena Boschi e altri. “Abbiamo seminato bene perchè è soltanto l'inizio del progetto di Renew Europe, che anche in Italia è destinato ad essere rafforzato ulteriormente. Come debutto direi che non possiamo che essere soddisfatti”. Boschi ha aggiunto che “a Milano siamo sostanzialmente tra il 15 e il 35%; addirittura in molti seggi siamo il primo partito a Milano. Siamo tra il 15 e il 20% a Firenze nei seggi che ci stanno arrivando. Stiamo andando molto bene, a doppia cifra, a Roma”. E chiosa: “Un paio di mesi fa c’è stato chi ha detto che noi, Renzi e Italia Viva, facevamo perdere voti. Ci pare invece che dove Renzi è capolista stiamo sulla doppia cifra”.

La distribuzione dei seggi

Maggioranza in Parlamento ma non nel Paese. Non sarà facile la composizione del governo. Prima di tutto perchè Meloni dovrà spiegare la cannibalizzazione di coloro che sono sempre stati i padroni di casa rispetto a lui che portava si e no il 4 per cento. Poi perchè il vantaggio nei collegi non è così marcato al Senato. Qui il centrodestra conquista circa 114 seggi, che sono la maggioranza ma tra senatori a vita e qualche screzio durante la formazione del governo è un numero che non fa stare tranquilli. Molto superiore il vantaggio alla Camera dove il centrodestra sfiora il 43 per cento.

I grandi duelli

Nelle sfide dirette ci sono alcuni risultati già acquisti: Pierferdinando Casini vince il duello su Sgarbi; Emanuele Fiano lo perde a Sesto S. Giovanni contro Isabella Rauti (Fdi). Vince anche Daniela Santanchè sull’economista Cottarelli. Fiano è fuori. Così come il professor Ceccanti (a Pisa) e Marcucci in lucchesia. Letta non ha previsto paracaduti per loro. E da queste illustre esclusioni partirà le resa dei conti rispetto a Letta.