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Elezioni di Midterm in Usa: repubblicani verso la conquista della Camera, Senato in bilico. Trump furioso

Con 48 senatori ciascuno finora assegnati ai democratici e ai repubblicani e una maggioranza fissata a quota 51, sono quattro gli Stati su cui si concentrano le attenzioni degli osservatori

Esultanza tra i Repubblicani (Foto Ansa)
Esultanza tra i Repubblicani (Foto Ansa)

Nonostante l'ottimismo sfoggiato suoi social Donald Trump sarebbe furioso per i risultati ottenuti dai suoi candidate alle Midterm. Un consigliere dell'ex presidente ha rivelato alla Cnn che da ieri sera il tycoon è "livido ed urla contro tutto e tutti". Detto questo, secondo la fonte, Trump annuncerà comunque la sua candidatura alle presidenziali del 2024 il 15 novembre. "Sarebbe troppo umiliante per lui rinviarla", ha detto. 

'Too close to call', ovvero una competizione talmente serrata da non poter ancora dare un esito definitivo: si svegliano così gli Stati Uniti dopo la notte elettorale di Midterm, in cui comunque non si è materializzata quell'onda rossa che nelle previsioni della vigilia vedeva al Congresso un netto passaggio di potere a favore dei repubblicani.

Invece il cambio di maggioranza sembra certo soltanto alla Camera, e anche in questo caso in maniera più modesta di quanto pronosticato. Il Senato invece resta in bilico mentre si consuma un clamoroso testa a testa in Georgia tra il reverendo dem Rafael Warnock e l'ex campione di football Herschel Walker: con entrambi sotto il 50% necessario per essere eletti al primo turno e con una manciata di voti a separarli quando il 96% dei voti è stato scrutinato, si profila un secondo turno per attribuire il seggio, il prossimo 6 dicembre. Mancano poi ancora all'appello Arizona, Nevada, Wisconsin e Alaska.

I democratici possono festeggiare una vittoria importante in Pennsylvania, con il vice governatore dem John Fetterman che al Senato ha prevalso sul chirurgo Mehmet Oz, quel 'dottor Oz' televisivo che Trump aveva fortemente voluto andando contro anche qualche parere nel partito. Fetterman, in via di recupero dopo un ictus che lo ha colpito durante le primarie, consegna così al partito del presidente Joe Biden un risultato cruciale in uno swing state decisivo per le elezioni del 2024.

Anche sul fronte repubblicano la notte elettorale ha già incoronato il suo vincitore: l'italo-americano Ron DeSantis, riconfermato a valanga governatore di una Florida sempre meno swing state e sempre più rosso Gop. Un successo che rafforza le sue ambizioni presidenziali e irrita Donald Trump per la corsa alla Casa Bianca. E infatti il tycoon ha fatto sapere di essere pronto a spiattellare "cose non belle" su DeSantis perché lo conosce "più di chiunque altro, forse più di sua moglie".

A Trump è andata bene invece con il finanziere-scrittore JD Vance, autore del libro 'Hillbilly Elegy' divenuto poi un film, ma - ancora in Pennsylvania - pesa la sconfitta del suo alleato (negazionista) Doug Mastriano, battuto dal dem Josh Shapiro nella corsa a governatore. I democratici si aggiudicano anche i governatori nei feudi di California (Gavin Newsom) e New York (Kathy Hochul), ma perdono in Georgia, con Stacey Abrams sconfitta per la seconda volta. Un flop in serie come quello di Beto O'Rourke in Texas per il Senato, terza debacle consecutiva.

Se qualche elemento di analisi si può già avanzare, quindi, per i repubblicani quella appena trascorsa non è la notte che avrebbero voluto e qualche osservatore già ritiene che nelle private stanze del Grand Old Party di questo si chiederà conto proprio a Trump, "ma mai in pubblico". Alla Casa Bianca invece si tira un sospiro di sollievo per il bagno di sangue scampato, nella consapevolezza però che il merito non va a Joe Biden, la cui popolarità è a picco, ma alla tenuta sul territorio di alcuni senatori democratici che hanno sfidato la forza di gravità politica.