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Il centrodestra cala la maschera su vaccini ed Europa. E i sondaggi complicano i piani di Giorgia

Negli ultimi giorni i tentativi di moderazione sono stati riposti. I problemi sono due: Fratelli d’Italia non può stravincere rispetto agli alleati; i 5 Stelle potrebbero essere così alti al sud da mettere in discussione la maggioranza al Senato

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La leader di Fdi Giorgia Meloni durante il comizio di chiusura della campagna elettorale a Napoli
Giorgia Meloni durante il comizio di chiusura della campagna elettorale a Napoli (Ansa)

E’ come se negli ultimi giorni di campagna elettorale fossero stati messi da parte i tentativi di piacere a tutti (che poi non è neppure giusto). E i leader del centrodestra avessero deciso di mettere da parte le ambiguità per mostrare chi sono. Così Giorgia Meloni, che ha condotto una campagna col freno tirato per assumere quello standing istituzionale che si deve ad un candidato premier , negli ultimi giorni ha lasciato speso la mano: gli elogi agli spagnoli di Vox (“Ora noi, poi verrà il loro turno”); le promesse circa  “il cambio delle regole e della Costituzione”; ha chiarito che “succeda quel che deve succedere col covid ma divieti e chiusure se le possono scordare”.

Sul reddito parole più addolcite

A Roma s’è fatta accompagnare sul palco da razzi tricolore e da frasi celebri del Signore degli anelli (“verrà il giorno della Sconfitta ma non sarà questo”). A Napoli dove ha scelto l’area dell’ex fabbrica Bastogi per chiudere la campagna (al sud,  a Napoli dove il Movimento è stimato molto alto e in un luogo di sinistra), non ha cambiato - non poteva farlo - la sostanza sul reddito  di cittadinanza: “Servono lavoro e dignità, basta  assistenza gratuita a pioggia. E a chi non può lavorare, servono pensioni più alte”. Certo ha usato ragionamenti più articolati e ha abbandonato quegli slogan negativi che probabilmente hanno spaventato quei 2,5 milioni di famiglie che ricevono il reddito di cittadinanza e hanno invece fatto scattare la doppia cifra nei sondaggi per Giuseppe Conte che, a sua volta, è andato promettendo “più reddito per tutti”.

La versione del Cav sulla guerra

Anche Silvio Berlusconi ha alla fine calato la maschera: la versione giustificazionista della guerra in Ucraina giovedì sera a Porta a Porta (“in fondo Putin voleva solo mettere delle persone per bene al governo a Kiev al posto di Zelensky, gli avevano detto che poteva farlo

 in una settimana e invece è andata come è andata”) ha finalmente dato una risposta circa i suoi rapporti con Putin su cui molti si sono spesso interrogati in questi mesi di guerra. “Ma no, sono stato frainteso” ha detto il giorno dopo, “avete preso solo una parte della frase…”. In pochi minuti sono andati in frantumi il filoatlantismo e l’europeismo di cui il Cavaliere si è fatto garante in una coalizione con tante ombre su questo a cominciare da Salvini e dalla Lega. Certo ieri è arrivato pure il comunicato del Ppe a chiarire che “la posizione di Forza Italia è chiara e cristallina. Mai stata messa in discussione la partecipazione all’Alleanza atlantica e all’Unione europea”. Un cerotto e una pezza su uno squarcio aperto a poche ore dal voto e che ha però “casualmente” ammiccato a quei tanti, anche in Italia, a cui già ha parlato in queste settimane Matteo Salvini mettendo in dubbio le sanzioni alla Russia. Il leader della Lega è “cambiato” nell’ultima settimana meno di Meloni e Berlusconi: tutto sommato è quello che ha dissimulato, prima, meno degli altri.

Cosa dicono i sondaggi

Tutto questo non accade certo per caso. Come tutto in questi ultimi giorni, trova una spiegazione nei sondaggi che pur in un quadro più che roseo per il centrodestra hanno, nell’ultima settimana, improvvisamente mostrato qualche punto debole.

La leader di Fratelli d’Italia sente palazzo Chigi “in tasca”. La lunga attesa è finita: la prima donna premier, il primo partito di destra al governo e a molte lunghezze dal secondo che sarà più il Pd che la Lega. Un’attesa durata decenni. Un doppio tetto di cristallo - donna e destra - che va in frantumi grazie a questa tenace e giovane politica italiana. Ci sono tante emozioni, troppe, difficili da tenere a bada. Si è molto discusso se la questione genere alla fine favorirà o meno Meloni: governare non è una questione di genere ma di capacità, il fatto che ci provi per la prima volta una donna aiuta. Non c’è dubbio. 

I sondaggi, tenuti segreti ma aggiornati ogni 24 ore con i fedelissimi, non lasciano dubbi: essere il partito più votato in assoluto e della sua coalizione è ormai un dato che molti danno per acquisito. La piazza mormora, lo sa e non ne fa mistero.

Tutto questo non deve fare troppo piacere ai suoi alleati, a Silvio Berlusconi e a Matteo Salvini. Il Cavaliere e il Capitano, ospiti in casa loro e di quella che fino a pochi anni fa consideravano irrilevante o quasi.

Due motivi

Sono proprio i sondaggi a complicare i piani di Giorgia Meloni. Per due motivi: Fratelli d’Italia stacca di troppo lunghezze Lega e Forza Italia che sembrano perdere e anche male; i 5 Stelle dati in forte crescita al sud, soprattutto in Campania, grazie alla promessa del reddito di cittadinanza. Entrambe queste due variabili potrebbero a loro modo generare il caos.

Umiliare Lega e Forza Italia potrebbe scatenare  - tanto per fare qualche esempio Fdi il 25 e il 27, Lega tra il 9 e l’11, Forza Italia tra il 5 e il 7 - spinte centrifughe anziché centripete. Gli azzurri porterebbero a casa un ministero - gli Esteri affidati a Tajani a mo’ di “garanzia" rispetto al Ppe e all’Europa - ma sarebbe nei fatti sciolti nelle file leghista. Il famoso partito unico che Salvini ha in testa da anni. Nella Lega - due, tre ministeri ma non certo il Viminale -  si aprirebbe un secondo dopo il problema Salvini: il segretario ha perso il magic touch e comincerebbero le manovre per la sostituzione. Vedremo fino a che punto Meloni eserciterà il diritto di prelazione su incarichi, nomine e potere e governo (ieri ha detto: “Non intendo sostituire il blocco di potere del Pd con uno mio”). A naso, dopo tanta astinenza, sarà difficile tenere a bada gli appetiti delle prime e delle terze file tutte già pronte a reclamare promozioni, nomine e incarichi. Senza contare che dalle parti di Fratelli d’Italia ancora ricordano quando Salvini nel 2018 ruppe il patto di coalizione per fare il governo giallo-verde. In un quadro del genere, così “ribaltato” rispetto anche solo ad un anno fa, con Meloni così tanto più forte di Salvini e Berlusconi, che affidabilità può avere la coalizione a cui il Capo dello Stato darà l’incarico di formare il governo?

La doppia cifra di Conte

Arriviamo al secondo problema che sta ingrossando sotto gli occhi ora dopo ora: la crescita al sud di Conte e dei 5 Stelle. La legge elettorale assegna 1/3 dei seggi con l’uninominale e 2/3 con il proporzionale. Il professor D’Alimonte, esperto di sistemi elettorali, l’altro giorno ha spiegato alcune combinazioni. La maggioranza assoluta al centrodestra (per semplificare i 101 seggi al Senato) può arrivare , sempre al Senato, se il cdx vince il 42% dei seggi proporzionali e il 65% dei maggioritari. Con il 45% dei proporzionali, basterebbe  il 60% dei maggioritari. In entrambi i casi si tratterebbe comunque di maggioranze risicate, in balia del primo mal di pancia, di numeri imprevisti e inattesi del Terzo Polo, nella parte proporzionale e dei 5 Stelle nella quota maggioritaria. Il reddito di cittadinanza che Meloni ha bollato, a onor suo senza ipocrisie, come una misura sbagliata e da cambiare, si sta rivelando la gallina delle uova d’oro e pare stia spingendo Conte ben oltre la doppia cifra. Nel 2018 alla Camera il Movimento ha preso il 43% da Roma in giù.

Il sud mette in palio 31 collegi uninominali al Senato. Se il Movimento dovesse vincerne la metà, sommandoli con quelli che il Pd dovrebbe vincere nel centro nord, toglierebbe al centrodestra la maggioranza al Senato. E a questo punto entrerebbe in gioco il Terzo Polo che potrebbe a sua volta portare sorprese.

Centrosinistra meno ipocrita e diviso per sempre

Ieri Meloni ha chiuso a Napoli e Berlusconi al Teatro Manzoni a Milano dove ha chiesto il voto con una confessione non inedita ma ora più che mai illuminante:  “Forza Italia è l’unica vera garanzia perché il centrodestra resti tali e non diventi destra”. Intanto Roma ospitava le 3, anzi quattro, chiusure del centrosinistra ormai per sempre diviso. Enrico Letta nella stessa piazza del Popolo  occupata il giorno prima dal destra-centro. Giuseppe Conte in SS.Apostoli convinto ormai di poter tentare il colpaccio: “Ci davano per morti e invece possiamo essere di nuovi primi”.  Il Terzo polo di Renzi e Calenda ha scelto la terrazza del Gianicolo, sotto la statua di Garibaldi, luogo del Risorgimento e delle riconquiste. Mai nessuno leader aveva scelto questo posto così bello e suggestivo. Si respirava qui la vera novità. In mattinata Verdi e Sinistra, Bonelli e Fratoianni hanno scelto di marciare con i ragazzi del Friday’s for future, in piazza del Popolo ci hanno lasciato solo il Pd. Una cosa è chiara: tutta questa roba qua non potrà mai più tornare insieme. Eppure una volta lo sono stati, c’erano Prodi e l’Ulivo.
Anche il centro-destra non è unito. Ma la prospettiva del potere annulla e sopisce ogni distanza.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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