Il welfare italiano e i nuovi nati, che sono sempre meno: quanto spetta alle famiglie per ciascun nuovo figlio
Facendo i conti si scopre che per i nuovi arrivati si può ottenere fino a 3540 euro all'anno, tra Assegno unico e bonus vari. Quali le differenze con altri Paesi
Lentamente l'Italia si sta avvicinando al welfare europeo per quanto riguarda il sostegno alle famiglie con prole. Facendo il conto di quanto la legge finanziaria stanzia tra bonus e contributi di varia natura, per ciscuna figlia o figlio, si arriva a 3.540 euro per il primo anno di vita. Contributi evidentemente non sufficienti per incentivare le coppie o le donne isingole a procreare, dato che, come nota Repubblica, il dato europeo sulla natalità è, nel 52% dei casi, di un solo figlio per famiglia. E l'Italia soffre di un male che in realtà è tutto europeo, visto che nel Belpaese nel 2024 si contavano solo 1,18 figli per donna (ovvero 369.944 nuovi arrivati, quasi 10mila in meno rispetto al 2023), mentre in Europa la media è di 1,46 figli per donna, grazie a Paesi come Francia, Irlanda, Svezia e Cipro che tengono su il tasso.
Secondo la piattaforma Bonus X a bimbe e bimbi nati nello scorso anno spettano diversi aiuti economici. Intanto il Bonus nuovi nati corrispondente a 1.000 euro erogati una tantum, cui va a sommarsi l’Assegno unico universale che corrisponde in media a 170 euro mensili e il Bonus nido che parte da 1.500 euro all’anno. Cifre a cui si devono aggiungere anche gli aiuti comunali e regionali che possono dare più spessore al sotegno per le famiglie.
Com'è il welfare in Europa
I 3500 euro circa che spettano alle famiglie con figli, almeno nel primo anno di vita, così come calcolate precedentemente, vanno a confrontarsi con quanto accade negli altri Paesi d'Europa. In Germania, per esempio, il contributo per i figli si chiama Kindergel e ammonta a 270 euro mensili, senza aggiunte per asili nido o similia. Anche l'Olanda prevede un assegno mensile un po' inferiore a quello tedesco ma più snello, mentre la Svezia eroga 170 euro mensili (ma con redditi medi nettamente più alti) e la Spagna prevede un sistema misto che varia da regione a regione.
L'Italia continua a investire sulla famiglia
Quindi l'Italia, nota il giornale di piazza Indipendenza, non si si posiziona male nel welfare europeo. Anche perché, visti i dati che la portano in coda alla classifica europea delle nascite, conviene che una parte della spesa pubblica vada proprio alle famiglie. Il problema al limite sono le limacce burocratiche che impediscono spesso che le famiglie più bisognose vengano raggiunte dall'aiuto pubblico. Da chiarire c'è che i due bonus (nuovi nati più nido) che vanno a sommarsi all'Assegno unico sono valgono anche per il secondo figlio e con il terzo addirittura si potenziano.
La Legge di Bilancio del 2026 potenzia poi il settore di spesa, aumentando il bonus mamme - pensato per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia - che passa da 40 a 60 euro mensili per le donne con almeno due figli e sostenerle nella scelta di tornare a lavoro doipo la maternità. Importante anche il rinnovo del congedo parentale facoltativo retribuito all'80% per tre mesi. Di altra natura ma inseribile in questo contesto di sostegno ai nuclei familiari è il contributo per l'affitto della casa per il genitore separato costretto a abbandonare il tetto coniugale a seguito della separazione.


















