Weidmann lascia la Bundesbank e mette in guardia dall'inflazione

Weidmann lascia la Bundesbank e mette in guardia dall'inflazione
di Askanews

Roma, 20 ott. (askanews) - Si è dimesso il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Considerato il principale esponente dell'ala più intransigente sulla politica monetaria nel direttorio della Bce, ha guadagnato visibilità presso il pubblico anche in Italia soprattutto per la sua lunga contrapposizione con l'ex presidente Mario Draghi, specialmente negli anni più delicati della crisi dei debiti nell'area euro.Secondo quanto riporta una nota della banca centrale tedesca "ha chiesto al presidente federale Framk-Walter Steinmeier di liberarlo dalla carica dal 31 dicembre".Da rilevare la tempistica dell'annuncio. Giunge poco dopo le elezioni politiche in Germania, mentre ancora si cerca di formare un nuovo esecutivo, e all'indomani della riapertura delle trattative tra i Paesi dell'Unione europea sulla riforma del Patto di stabilità e di crescita.La mossa potrebbe essere letta come un passo indietro rispetto a posizioni su cui potrebbe non trovare appoggio politico. Meno probabile che, all'opposto, sia una tattica per rilanciare proprio queste istanze. Ma ancor meno plausibile è la spiegazione dei "motivi personali" addotti dalla Bundesbank. Il mandato di Weidmann, succeduto ad un altro falco, Axel Weber (dimissionario anche lui, nel 2011 in maniera più esplicitamente polemica), era stato rinnovato per altri otto anni nel 2019.Secondo le ricostruzioni dell'Handelsblatt la decisione risalirebbe a diverso tempo fa: sarebbe stata maturata quando gli è stata preferita Christine Lagarde per la guida della Bce. Ma poi il passo indietro sarebbe stato rinviato a causa della crisi Covid.Secondo il Frankfurter Allgemeine Zeitung, la mossa è un "segnale di frustrazione per lo sviluppo della politica monetaria". In particolare per il non "riuscire a fermare la corsa al ribasso della Bce, che mentre l'inflazione in Germania potrebbe raggiungere il 5% ritiene che l'unico problema sia quello che il prossimo anno il caro vita potrebbe essere troppo basso".Il capo economista di Berenberg, Holger Schmieding, citato dal Financial Times, già fa pronostici sul successore e ipotizza che il nuovo governo tedesco scelga un banchiere centrale meno intransigente. Fa il nome di Isabel Schnabel, che già siede nel Comitato esecutivo della Bce è che in più verrebbe incontro alle continue richieste di Lagarde (che certamente tornerà alla carica sul tema) per aumentare la quota di donne nel direttorio (ma questo, ovviamente, si verificherebbe solo se poi al posto di Schnabel venisse nominata un'altra donna).Schnabel, comunque, è quella che aveva suggerito alla presidente le famigerate parole sul "non siamo qui per chiudere gli spread", che innescarono turbolenze sui titoli di Stato e costrinsero Lagarde e il capo economista Philip Lane a repentine correzioni e precisazioni. Una possibile alternativa potrebbe essere la lanciatissima vicegovernatrice Claudia Buch.Ad ogni modo, dopo l'annuncio della Bundesbank è rapidamente giunto il tributo di Lagarde. "Sebbene Jens avesse una sua chiara visione sulla politica monetaria (è l'unico accenno alle posizioni ortodosse del tedesco-ndrt) sono sempre stata colpita dalla sua ricerca di terreni comuni e dalla sua empatia per i colleghi dell'eurosistema. Mi mancherà immensamente - ha detto con una nota -. Mi mancheranno il suo approccio sempre costruttivo e il buon umore in tutte le discussioni".Ma c'è tempo per i rimpianti, visto che, salvo ulteriori sviluppi, Weidmann parteciperà ad altri due Consigli monetari: quello della prossima settimana (il 27 e 28 ottobre, su cui finora le aspettative erano limitate, ma che ora potrebbe farsi più interessante) ma soprattutto quello del 16 dicembre, che sarà cruciale per definire il destino del piano di acquisti anticrisi Pepp e forse anche la fase successiva (il programma è previsto finire con marzo 2022).Weidmann, per parte sua, oltre a ringraziare il personale della Bundesbank e i colleghi del consiglio Bce ha citato la stessa Lagarde, "per l'atmosfera aperta e costruttiva nelle discussioni, talvolta difficili, negli anni passati".Non ci sono accenni, invece, al suo ex grande avversario Draghi. Weidmann ha di fatto ostacolato in molti modi e a più riprese le misure che il banchiere centrale italiano ha fatto mettere in campo alla Bce per salvare l'integrità dell'area euro e lo stesso progetto della valuta unica.Lo ha fatto partendo da posizioni che la dicono lunga su quanto sia ostile alle misure di sostegno monetario ai debiti pubblici. A più riprese ha usato l'immagine del "dare più droga a un tossicodipendente" sulle manovre di sostegno monetario ai titoli di Stato.Ha prima votato contro nel 2012 lo scudo antispread Omt (quello preceduto dalla celebre frase "whatever it takes", efficace a calmierare i differenziali anche se mai attivato) e poi si è opposto al quantitative easing della Bce, il programma App, senza riuscire a impedirlo ma spingendo affinché l'esposizione di bilancio sui titoli di Stato restasse confinata nelle banche centrali nazionali, senza essere condivisa dall'Eurosistema (più di recente non si è opposto al piano anti crisi Covid Pepp, ma anche qui ha cercato di limitarne la portata).In realtà gli ostacoli forse più insidiosi che da capo della Bundesbank ha frapposto alle misure anticrisi della Bce si sono visti in ambito legale, nelle varie dispute che a più riprese, su istanze presentate però da esterni all'istituzione, hanno visto le misure monetarie portate di fronte alla Corte costituzionale tedesca. Nel compiere il passo indietro Weidmann non si è esentato dall'assestare un colpo di coda. "Guardando avanti - ha detto - sarà cruciale non pensare solo ai rischi deflazionistici, ma anche non perdere di vista le prospettive di pericoli inflazionistici". (di Roberto Vozzi).