Vertice Ue: focus sulle condizioni per il sostegno

Vertice Ue: focus sulle condizioni per il sostegno
di Askanews

Bruxelles, 26 mar. (askanews) - Si svolge oggi pomeriggio, a partire dalle 16, una nuova riunione dei capi di Stato e di governo dell'Ue, la terza in videoconferenza questo mese, e la prima che sostituisce un Consiglio europeo formale in calendario da mesi, sempre con lo stesso, unico punto in agenda: le misure per rispondere alla pandemia del Coronavirus Covid 19, all'emergenza sanitaria e alle sue pesantissime conseguenze economiche.Lo sforzo principale del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, e della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, era stato finora soprattutto volto ad aumentare il livello di coordinamento e la coerenza fra gli Stati membri per le misure da prendere in un settore, quello sanitario, che è di competenza nazionale (e a volte regionale) e non comunitaria.Ma questa volta il nodo principale è un altro: gli Stati membri sono divisi sul tipo, le dimensioni e la portata degli strumenti europei da utilizzare, o da creare, per sostenere l'enorme sforzo economico dei paesi più colpiti dalla pandemia.Questi paesi (di cui l'Italia e la Spagna sono solo l'avanguardia) stanno affrontando una spesa ingente per sostenere e rafforzare i loro sistemi sanitari sottoposti a pressioni senza precedenti, e per far reggere l'intero sistema economico, le imprese e il lavoro al drastico 'lockdown' necessario per fermare il contagio. E questa spesa è in deficit, e diventerà presto debito pubblico aggiuntivo.Per i paesi come l'Italia e la Spagna, questo debito aggiuntivo andrà pagato con tassi d'interesse più alti a causa dello spread, il divario con i tassi tedeschi, che si allarga quanto più si aggrava la crisi.Per evitare che alla tragica crisi del coronavirus in corso segua, subito dopo, una dura crisi finanziaria durante l'inevitabile recessione, i governi europei e la Commissione stanno discutendo varie forme di sostegno e di solidarietà; ma sono soprattutto due quelle su cui si concentra il dibattito: una linea di credito precauzionale del Mes, il Fondo salva-Stati dell'Eurozona, disponibile per tutti i paesi, ma a condizioni diverse rispetto al passato; e la creazione di uno strumento per l'emissione di debito comune europeo, dei veri e propri 'eurobond', o, all'occorrenza, 'Corona bond'. Ieri nove paesi membri dell'Eurozona, tra cui l'Italia, hanno chiesto di lavorare a questa soluzione.Durante la crisi del debito sovrano dell'Eurozona, la 'condizionalità' del Mes ha significato, per i paesi sottoposti al salvataggio finanziario del Fondo salva-Stati (Irlanda, Portogallo, Grecia, Cipro, Spagna), pesanti misure di austerità e riforme strutturali, monitorate dall'arcigna Troika (Fmi, Bce, Commissione europea). In questo caso, invece la condizionalità del sostegno del Mes - che dispone della ragguardevole potenza di fuoco di 410 miliardi di euro - dovrebbe consistere semplicemente nell'esclusiva destinazione dei finanziamenti alle misure legate alla crisi del coronavirus, in campo sanitario come nella dimensione socio-economica.Nella discussione che si è svolta martedì in videoconferenza fra i ministri finanziari, tuttavia, i paesi rigoristi hanno insistito perché venisse aggiunta una seconda condizione: 'L'aspettativa che, a lungo termine, i paesi tornino alla stabilità finanziaria, come ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno. Il dibattito è ora sul significato di questa formula del 'ritorno alla stabilità': bisogna chiarire, in particolare, se non implichi ancora una volta, per i paesi che chiedono di accedere alla linea di credito, una marcia forzata per il risanamento dei conti pubblici a ritmi insostenibili, a partire dal momento in cui finalmente si potrà considerare conclusa l'emergenza sanitaria.Questa domanda è stata fatta nel pomeriggio al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel durante un'intervista alla Tv belga LN24. 'A situazione eccezionale, risposta eccezionale', ha replicato. 'Questa non è una crisi che riguardi solo l'Italia o la Spagna, è una crisi europea, anzi mondiale dobbiamo essere molto mobilitati a breve, a medio e a lungo termine.'Nella videoconferenza dei leader - ha continuato Michel - sarà questo il punto: impegnarci a mobilitare tutti i mezzi. È vero - ha ammesso - che su certi strumenti importanti dell'Eurozona, come il Mes, le discussioni dovranno proseguire, per vedere tecnicamente come garantire le capacità di solidarietà, di stabilità, e anche di responsabilità di ciascuno Stato membro.Quello della condizionalità del sostegno del Mes, ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo, 'è esattamente il soggetto sulla tavola dei capi di stato e di governo e anche su quello dei ministri delle Finanze', ed è necessario 'che si continui il lavoro nei prossimi giorni e nelle prossime settimane'. Su questo, ha precisato, 'non dovremmo attenderci uno sprint: questa crisi - ha insistito - avrà un impatto a breve, a medio e a lungo termine. E dunque stiamo entrando in un processo decisionale permanente sul piano europeo. È quello che abbiamo fatto nelle ultime due settimane: decidiamo degli orientamenti, li mettiamo in atto, verifichiamo a che ritmo sono applicati, e sappiamo che le prossime tappe dovranno riguardare anche le questioni economiche e sociali'.'Ne ho parlato oggi - ha riferito Michel - con il premier spagnolo Pedro Sanchez, con quello italiano Giuseppe Conte, con l'olandese Mark Rutte, e ne parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Siamo mobilitati insieme ai colleghi - ha assicurato - per fare in modo di poter avvicinare i punti di vista, in modo da essere sulla stessa lunghezza d'onda, sia sulla filosofia generale che sulla strategia, sull'architettura della nostra risposta, sulle risposte più concrete che potremmo declinare progressivamente lungo tutte le prossime settimane.'Non è nell'interesse di nessuno - ha continuato il presidente del Consiglio europeo - abbandonare gli Stati membri che sono in difficoltà più gravi rispetto agli altri. È per questo che i ministri delle Finanze sono mobilitati, per tentare di fare in modo che si possa rialzare la testa insieme, di progredire insieme. È vero - ha riconosciuto Michel - la questione della condizionalità è uno dei dibattiti che sono aperti sul piano politico fra i diversi Stati membri. Tenteremo di fare progressi. Io sono molto impegnato - ha concluso - a cercare di garantire sia l'unità che lo spirito di solidarietà sul piano europeo.Sull'altro punto in discussione, quello degli eurobond, si gioca un tentativo di andare contro un vero e proprio tabù. I tedeschi e gli olandesi, in particolare, hanno sempre mostrato una contrarietà di principio su qualunque ipotesi di mutualizzazione del debito, considerandola addirittura come una violazione del quadro giuridico dell'Eurozona.Che se ne stesse parlando neo giorni scorsi, dietro le quinte, era chiaro, e si sapeva che il premier italiano Conte spingeva per questa soluzione, ma c'era finora a Bruxelles un pudore surreale che impediva di pronunciare esplicitamente la parola 'eurobond'. Solo il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Paolo Gentiloni, aveva ammesso esplicitamente, già da qualche giorno, che quella degli eurobond era una delle ipotesi sul tavolo. La risposta, più elusiva, dei responsabili e dei portavoce delle istituzioni europee era sempre: 'Tutte le ipotesi sono sul tavolo'. In ultimo, lo aveva ammesso anche il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno.La lettera che i capi di Stato e di governo di nove paesi dell'Eurozona - Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia e Irlanda - hanno inviato ieri a Michel, proprio in vista del dibattito al vertice Ue, sfida finalmente il tabù: 'Dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una istituzione dell'Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia, scrivono i nove leader.Questo strumento di debito comune, continuano, dovrà 'essere di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per essere pienamente efficace e per evitare rischi di rifinanziamento ora come nel futuro'.'I fondi raccolti - precisa la lettera - saranno destinati a finanziare, in tutti gli Stati membri, i necessari investimenti nei sistemi sanitari e le politiche temporanee volte a proteggere le nostre economie e il nostro modello sociale'.Le ragioni a favore di questa soluzione, argomentano i nove leader, sono 'forti, poiché siamo tutti di fronte a uno shock esterno simmetrico, per il quale nessun paese è responsabile, ma le cui conseguenze negative sono sopportate da tutti'. 'E siamo collettivamente responsabili di una risposta europea unita ed efficace', conclude la lettera.Loc