"Una vera e propria galera, tre euro l'ora e nessun diritto": "Schiavi in Riviera"

Una testimonianza raccolta da Labitalia sullo "sfruttamento di giovani e meno giovani pronti a tutto pur di guadagnare qualche euro"

Riviera Adriatica (Ansa)
Riviera Adriatica (Ansa)
TiscaliNews

"Tre euro l'ora per un lavoro che può raggiungere anche le 12 ore al giorno. Una vera e propria galera, scelta da chi non ha nessun'altra possibilità di trovare un posto di lavoro". Questa la testimonianza - riportata da Adnkronos.com - di un rappresentante del comitato 'Schiavi in riviera' raccolta da Labitalia, a Rimini, la capitale del divertimento e, appunto, "dello sfruttamento di giovani e meno giovani pronti a tutto pur di guadagnare qualche euro e andare avanti per qualche mese". 

"Sono le stesse persone - rivela - che con un sorriso accolgono l'ospite in albergo, servono ai tavoli, vigilano sulle torrette in spiaggia, portano lettini e sdraio sulla sabbia bollente della spiaggia della riviera". Un problema di cui si è occupato anche l'Espresso.

Il fenomeno  

"Certo - ammette - il fenomeno dei giovani sottopagati è sempre esistito, tuttavia negli ultimi 4-5 anni è davvero degenerato". E l'identikit dello "'schiavo in riviera' è davvero impressionante: turni massacranti, mancanza di un giorno libero, paga oraria inferiore ai 5 euro". 

"In pratica - continua - tutto ciò che è vietato dalla legge in materia di lavoro qui in riviera diventa legale. Storie di ordinario sfruttamento capillarmente raccolte dal nostro blog 'Schiavi in rieviera'. Non ci resta che denunciare e pubblicizzare in tutti i modi possibili le storie che quotidianamente raccogliamo". 

I contratti a chiamata

"Con l'associazione 'Rumori Sinistri' - racconta - abbiamo collaborato con il consigliere riminese Fabio Pazzaglia di Sel-Fare Comune nella presentazione di un'interpellanza contro lo schiavismo nel turismo. L'obiettivo è quello di arrivare a settembre a un consiglio comunale tematico in cui trovino spazio le voci dei lavoratori, quelle che denunciano condizioni di mancato rispetto dei contratti nazionali di categoria e un uso sin troppo disinvolto di strumenti previsti dalla legge, come i contratti a chiamata". 

"Il contratto a chiamata - continua il rappresentante di 'Schiavi in riviera' - costituisce infatti un vero e proprio alibi. Un abuso conosciuto anche come contratto di lavoro intermittente. Avvalendosi di questo strumento, infatti, i versamenti contributivi sono quasi inesistenti, non si ha diritto a indennità di disoccupazione e si può essere licenziati facilmente. In attesa che qualcosa si muova - ammette - non possiamo fare altro che continuare a raccogliere le denunce degli stagionali, italiani e stranieri, sfruttati".