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Il Recovery Fund porta un milione di posti di lavoro in più entro il 2025. Quali sono e quanto pagano

I nuovi occupati arriveranno da lavori legati al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale. L'80 per cento nel settore dei servizi. Requisito indispensabile: familiarità con il computer

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Data scientist (Foto Ansa)
Data scientist (Foto Ansa)

Un milione di posti di lavoro in più entro il 2025: ecco la dote più importante che il Recovery Fund europeo ci porterà dopo il tunnel della pandemia. In realtà, anche se molti sperano di arrivarci entro l'estate, la fine di questo  tunnel ancora non si vede. E, per ora, siamo qui a fare il conto dello sconquasso che creerà la fine del blocco dei licenziamenti. In Italia, ogni anno normalmente vengono licenziate 4-500 mila persone e altrettante, più o meno, vengono assunte. Il blocco dei licenziamenti ha congelato buona parte di questo ricambio: ci sono dunque 250-300 mila lavoratori che sarebbero stati licenziati, ma che, via Covid, sono rimasti al loro posto e che le aziende cominceranno a smaltire (soprattutto i cassintegrati oggi a zero ore) nei mesi immediatamente successivi alla fine del blocco. Ma, contemporaneamente, le aziende riprenderanno anche ad assumere. E quello che pesa, alla fine, è la differenza fra nuove assunzioni e licenziamenti. Secondo una ricerca di Unioncamere e Anpal, questo saldo, nei prossimi anni, sarà largamente positivo a favore delle assunzioni. Un milione di posti di lavoro in più, se continueremo a faticare a liberarci del virus. Un milione 300 mila nello scenario più favorevole.

L’espansione dell’occupazione

In totale, secondo UnionCamere e Anpal, da qui al 2025 l'economia offrirà fra 3,5 e quasi 4 milioni di posti di lavoro. Il grosso, però – oltre due terzi – è costituito da normale turnover: oltre due milioni e mezzo, infatti, sono posti che si liberano – per licenziamenti, dimissioni, pensione ecc. - e che vengono rimpiazzati. Quel terzo – o quasi – in più è l'espansione dell'occupazione. E, qui, c'è un netto salto rispetto alle previsioni che si facevano un anno fa, quando l'epidemia stava prendendo piede. Rispetto allo scenario prospettato nel Documento di economia e finanza dell'aprile 2020, infatti, ci sono un milione-un milione e mezzo di occupati in più, quelli che genereranno i programmi del Recovery Fund che, un anno fa, ancora non esisteva. Infatti, i nuovi occupati, secondo lo studio, arriveranno da lavori legati al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, due cardini del NextGenerationEu (il nome ufficiale del Recovery Fund) e saranno concentrati, per l'80 per cento, nel settore dei servizi: mezzo milione in più, ad esempio, fra gli operatori sanitari. Ma ci si aspettano almeno 200 mila assunzioni nella nuova edilizia, quella, cioè, che punta sulla riqualificazione energetica degli edifici.

Competenze digitali

Requisito indispensabile? Unioncamere e Anpal non hanno dubbi: la familiarità con il computer. Oltre il 60 per cento dei nuovi occupati, più di due milioni dei 3,5 milioni totali, dovrà avere, infatti, competenze digitali.

Più se ne hanno, più è facile trovare l'assunzione e più alto è lo stipendio. Unioncamere e Anpal non si avventurano su questo terreno, ma i cacciatori di teste – ovvero chi segue da vicino, azienda per azienda, la ricerca di nuovi lavoratori – sì e fanno squillare il campanello sul settore dell'informatica: oggi, dicono, sotto la voce Information Technology, risulta introvabile un lavoratore su due. Anche se gli stipendi offerti sono appetibili. Una di queste organizzazioni che recluta professionisti – Page Group – ha spiegato su 24ore  che un giovane con meno di due anni di esperienza assunto con la qualifica di project manager può aspirare ad uno stipendio di 45 mila euro lordi l'anno. Altrettanto, sempre sulla base di un curriculum così breve, per chi è in grado di occuparsi della sicurezza dei sistemi informatici. Appena meno, 40 mila euro lordi l'anno, per le talpe del settore, i data scientist. Ovvero chi scava fra i dati alla caccia di elementi o di profili di utenti, utili al business dell'azienda.

La logistica aziendale

Anche la logistica aziendale e la sua rete informatica offre buone occasioni: 40 mila euro l'anno per chi monitora il controllo costi dell'azienda. E 25 mila euro per gestire il sito e-commerce dell'impresa.

 

 

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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