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Più di tre milioni di ucraini in fuga: uno shock economico e sociale per la Unione europea

Secondo i conti dell'Istituto di studi di politica internazionale (Ispi), sistemare ognuno dei fuggitivi, dandogli dove e di che vivere, assistenza sanitaria, scuola per i bambini costerà 40 miliardi di euro all’Europa

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
Ucraini in fuga (Ansa)
Ucraini in fuga (Ansa)

I numeri non lasciano dubbi. L'invasione dell'Ucraina ha scatenato la più grossa crisi umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni '90, il collasso della Jugoslavia creò, nell'arco di quasi dieci anni, poco meno di due milioni di rifugiati. L'ecatombe siriana, a metà dello scorso decennio, un milione di migranti nel giro di due anni. Adesso, l'attacco di Putin ha fatto scappare già 3 milioni 200 mila ucraini in neanche tre settimane e gli esperti giudicano che si arriverà presto a 4 milioni, il 10 per cento della popolazione del paese.

Una inondazione

Una inondazione, anzi un autentico shock economico e sociale che arriva in un momento delicatissimo per gli europei della Ue, ancora alle prese con i postumi delle quarantene e i lockdown della pandemia e che vedono sgonfiarsi le prospettiva di ripresa, mentre si addensano le nubi dell'inflazione. E, invece, la risposta è stata un generale slancio di solidarietà, particolarmente sorprendente in paesi e in settori sociali generalmente ostili ai migranti e che è stato variamente interpretato come reazione razzista (“gli ucraini sono bianchi e cristiani”) o, più generosamente, come riconoscimento di una sintonia con persone in fuga con il cane in braccio e la nonna al seguito, come europei qualsiasi. In ogni caso, la solidarietà ha sommerso, per ora, i timori e gli allarmi sui costi di una emergenza, che si somma ad una crisi già in atto

Costi alti per la Ue e l’Italia

Secondo i conti dell'Istituto di studi di politica internazionale (Ispi), sistemare ognuno dei fuggitivi, dandogli dove e di che vivere, assistenza sanitaria, scuola per i bambini costerà, per ogni rifugiato, 10 mila euro l'anno. In totale, 40 miliardi di euro per l'intera Ue e, grosso modo, almeno 4 miliardi di euro per l'Italia, che dovrebbe finire per assorbire il 10 per cento dei nuovi migranti. Un colpo, per paesi con bilanci traballanti e già gravati dai debiti. Ma c'è chi ritiene eccessivamente pessimistiche queste stime. Una grande banca di investimento, Goldman Sachs,  definisce, ad esempio, l'emergenza dei milioni di ucraini, al contrario, “molto gestibile”. Il costo della sistemazione dei rifugiati sarebbe nell'ordine solo dello 0,1-0,2 per cento del Pil. Per l'Italia, quindi, anche solo 1,5 miliardi di euro, per i quali sarebbe più facile attingere a fondi europei.

Ucraini in fuga (Ansa)

La solidarietà

A fare la differenza, fra le due valutazioni, è proprio l'eccezionale grado di solidarietà che la Ue sta mostrando verso gli ucraini. Un migrante normale, come quelli che ogni anno sbarcano sulle nostre coste, deve obbligatoriamente passare anzitutto dai Centri di accoglienza, nei primi 60 giorni non può lavorare, per avere lo status di rifugiato deve aspettare due anni, nel corso dei quali non può uscire dall'Italia, a rischio continuo di essere etichettato come “irregolare”. L'ucraino, al contrario - ha già deciso la Ue - sa da subito che può restare almeno fino a tre anni e si può spostare liberamente in qualsiasi paese europeo, con il diritto alla scuola, all'assistenza medica, a trovare un lavoro e una casa.

Non sbarcano nel vuoto

L'Unione europea, in questo modo si carica di maggiori responsabilità, promettendo scuola, casa, sanità e lavoro, ma si sgrava di costi e recupera benefici. Perché? Perché gran parte dei costi della sistemazione dei migranti – in particolare vitto, alloggio e anche la ricerca di un lavoro – viene trasferito ai parenti o, comunque, alle comunità di ucraini, già presenti e integrati nella Ue, che i nuovi arrivati possono immediatamente raggiungere. In Polonia, nel 2020, c'erano già 1,5 milioni di ucraini, in gran parte giunti dopo l'invasione della Crimea. In Europa, poi, la seconda comunità ucraina più importante è proprio quella italiana (235 mila persone). Ci sono i 170 mila ucraini già stanziati nella Repubblica Ceca, i 130 mila in Germania, i 110 mila in Spagna. I nuovi arrivati, insomma, non sbarcano nel vuoto e l'impegno pubblico è meno gravoso di quanto appaia a prima vista.

C’è bisogno di manodopera

Ma c'è un altro fattore positivo, anche se, probabilmente, non subito evidente. L'Europa, per motivi demografici, ha bisogno di manodopera e, anche nei paesi, come l'Italia, in cui la disoccupazione è ancora alta, ci sono ampi vuoti di personale professionalmente qualificato. Il grosso degli ucraini ha una istruzione media superiore e una diffusa padronanza digitale. Secondo gli economisti, il milione e passa di emigrati ucraini presenti dal 2014 vale da solo, per la Polonia, un 1 per cento in più nei conti del Pil. Lo stesso vale per la Germania, grazie al milione di emigrati siriani assorbito dopo il 2015.

Ma resteranno?

Ma questi nuovi migranti resteranno, poi, davvero, si chiede Jean-Cristophe Dumont, l'esperto di migrazioni  dell'Ocse, l'organizzazione internazionale dei paesi ricchi? La situazione in Ucraina, infatti, è ancora molto fluida. Su 431 mila ucraini espatriati in Romania nelle ultime due settimane solo 3.800 hanno effettivamente chiesto l'asilo. Il resto, forse, conta di tornare a casa, appena sarà possibile. Non si può infatti dimenticare che la stragrande maggioranza delle persone scappate dall'Ucraina sono donne e bambini. Gli uomini sotto i 60 anni sono rimasti in patria a combattere. Una conclusione positiva (per gli ucraini) della guerra spingerà le famiglie a riunirsi in patria. Una occupazione russa, viceversa, potrebbe essere un incentivo per gli uomini a raggiungere mogli e figli all'estero.

Modificato il contesto delle discussioni sui migranti

Troppo presto, insomma, per stabilire entità e direzione dei flussi generati dall'invasione e, quindi, entità e durata dei costi che ricadono sulla Ue. La risposta all'emergenza ucraina, tuttavia, ha già profondamente modificato il contesto in cui si muove il dibattito sulle migrazioni nella Ue. Agli ucraini è stato applicato il trattamento che paesi come l'Italia da tempo chiedono venga adottato per i migranti in genere: nessun obbligo di restare nel paese di sbarco, possibilità di raggiungere famiglie e amici già residenti, apertura al lavoro. Se questa svolta ucraina avrà successo, risolvendo l'ingorgo degli arrivi, favorendo integrazione e lavoro, sarà difficile tornare alle chiusure precedenti, anche per chi viene dall'Africa o dall'Afganistan. A Bruxelles, infatti, il dibattito sulla riforma del diritto d'asilo, che gira a vuoto, ormai, da decenni, ha ripreso finalmente vita.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci   
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