[La storia] Tim, Calenda a gamba tesa contro lo sconfitto Vivendi. Ecco cosa vuole davvero il ministro

Su Twitter il titolare dello Sviluppo ha definito i francesi “investitori pessimi e predatori”. Il successo del fondo americano Elliot dovrebbe ora consentire di procedere più rapidamente allo scorporo della rete da Tim, vero obiettivo del governo

[La storia] Tim, Calenda a gamba tesa contro lo sconfitto Vivendi. Ecco cosa vuole davvero il ministro
Il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

La telenovela politica sta togliendo spazio nei media ad una notizia molto importante per il futuro del nostro Paese: il cambio di controllo di Tim. Il fondo americano Elliot ha conquistato la maggioranza in Cda dell’ex monopolista tlc, relegando in un angolo Vivendì. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, che non solo ha difeso l’operazione ma ha anche usato parole durissime contro i francesi, definiti “investitori pessimi e predatori”.

Interesse nazionale viene prima del mercato perfetto 

Calenda ha detto la sua in una serie di interventi pubblicati su Twitter. “Il Governo interviene a difesa dell’interesse nazionale. Con buona pace del 'mercato perfetto' che viene dopo, ma molto dopo. Vale la pena notare voto Amundi e CDP francese a sostegno di un pessimo azionista francese che ha mostrato mille conflitti di interesse. Evitiamo ingenuità” ha twittato indirizzando una stoccata a chi ha criticato l’intervento della nostra Cassa depositi e prestiti a sostegno del fondo americano, dopo essere entrata nel capitale dell’azienda con una quota del 5%.

Se investitori stranieri sono predatori occorre reagire 

“Identificare e difendere l’interesse nazionale – ha proseguito Calenda - è compito del Governo, che se ne assume la responsabilità davanti ai cittadini. Nel 99% dei casi interesse nazionale è attrarre più investitori esteri. Ci sono rari casi in cui questi investimenti diventano predatori. E occorre reagire”.

Il magnate francese Vincent Bollorè, controllore di Vivendì

Le accuse di Elliot a Vivendì 

Parole molto più pesanti di quelle che aveva utilizzato Elliot lo scorso marzo nella lettera inviata agli azionisti. “La cattiva gestione del consiglio di amministrazione sotto il controllo Vivendi – aveva scritto il fondo - si è tradotta in significativi problemi di governance e in corsi azionari al ribasso. Il gruppo riveste una posizione unica sul mercato italiano e dispone di eccellenti asset che, se gestiti correttamente, potrebbero produrre sostanziali e consistenti ritorni per i propri azionisti e contestualmente offrire un servizio pubblico di alta qualità”.

Il finanziere americano Paul Singer, fondatore e numero uno del fondo Elliot

No difesa italianità ma di asset strategici 

Calenda ha respinto al mittente anche le accuse piovute contro il governo di voler difendere l’italianità di Tim. “L’interesse del Paese non è la difesa della nazionalità ma la difesa di asset strategici da comportamenti predatori. Da parte di chiunque” ha affermato.

Public company e scorporo della rete  

Quale è il motivo che spinge il ministro dello Sviluppo a schierarsi così apertamente a favore di Elliot e contro Vivendì? E’ stato lo stesso Calenda a spiegarlo ieri sempre su Twitter. "Performance in borsa a parte, è importante che Tim diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino più e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione".

Fusione rete Tim con quella di Enel Open Fiber 

Il cuore della questione è lo scorporo della rete, da sempre caldeggiato dall’esecutivo e che ora non dovrebbe avere più ostacoli con la vittoria di Elliot. La creazione di due società distinte (una per i servizi, l'altra per il network)  potrebbe consentire al governo di realizzare il proprio ambizioso progetto: rilevare l'infrastruttura di Tim e fonderla con Enel Open Fiber. Disegno anticipato lo scorso aprile dal Sole 24 Ore.

Progetto governo porterebbe enormi vantaggi all'Italia 

Se l’operazione andasse in porto per il Paese sarebbe un grande successo. In primo luogo la rete infrastrutturale tlc, (ovvero il sistema nervoso di una nazione, dove passano le informazioni e i servizi avanzati) tornerebbe in mani più sicure. In secondo luogo l’accorpamento con Enel Open Fiber consentirebbe la realizzazione di economie di scale e semplificherebbe la creazione di una infrastruttura in fibra ottica in tutto il territorio nazionale. Requisito ormai indispensabile per poter competere a livello internazionale.