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[Il punto] Taglio delle pensioni d’oro: ecco quanto perderanno i pensionati con più di 100mila euro annui

In una tabella pubblicata dal Sole 24 Ore la stima di quanto si ridurrà l’assegno per chi prende da 110mila a più di 500mila euro. Alcuni esempi

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Pronti i tagli alle pensioni d'oro
Pronti i tagli alle pensioni d'oro

Il progetto va avanti. Il taglio alle cosiddette pensioni d’oro, o per dirla con Luigi Di Maio di Platino, è pronto. L’operazione annunciata in campagna elettorale e inclusa nel contratto di governo scatterà tuttavia solo nel mese di giugno. In merito l’Inps avrebbe già predisposto la circolare con le indicazioni operative ma la pubblicazione è prevista tra qualche settimana. Per adesso come nota il Sole 24 Ore la struttura dell’Istituto di previdenza è concentrata sull’esordio (il 1 aprile) delle prime pensioni conseguenti a Quota 100.

Ma quali saranno le conseguenze concrete dell’entrata in vigore dei tagli alle pensioni più elevate?

Cinque aliquote

Va ricordato che ci si riferisce ai trattamenti pensionistici superiori ai 100mila euro lordi a calcolo retributivo misto. Il meccanismo è basato su 5 aliquote (dal 15 al 40 per cento) ed è per ora destinato a produrre i suoi effetti per 5 anni.  I risparmi previsti come più volte sottolineato non sono stratosferici, si parla di circa 415 milioni, ma ciò che conta in definitiva – chiariscono gli esponenti del governo gialloverde – è il significato dell'intervento che punta a ripristinare una certa equità tra i cittadini.

Gli esempi

A quanto equivarranno dunque le sciabolate all'assegno nel concreto? E’ interessante da questo punto di vista la tabella predisposta per il Sole 24 Ore da Antonietta Mundo, ex  capo del coordinamento statistico dell’Inps  e autrice insieme all’economista Alessandra Del Boca di un libro  che l’anno scorso ha fatto notevole successo (“L’inganno generazionale”). Per comprendere cosa può succedere si possono fare tre esempi su fasce di vario tipo. Per esempio, stando a questa scheda riassuntiva, un pensionato con un assegno da 120mila euro lordi dovrebbe sopportare nell’anno un taglio di 1.710 euro al netto dell’Irpef. A giugno il taglio netto dovrebbe essere di circa 131,5 euro (su 13 mensilità). Da considerare che in caso di conguaglio in soluzione unica dei primi 5 mesi dell’anno il taglio arriverebbe a un totale di 789 euro. Da tener presente inoltre un ulteriore chiarimento: l'importo della riduzione al netto dell'Irpef non è comprensivo delle minori trattenute fiscali per addizionali regionali e comunali. 

Luigi Di Maio (Ansa)

Prendiamo un altro caso sempre dalla tabella: una pensione pari a 160mila euro lordi all’anno. In questa fattispecie il taglio previsto è di 6.840 euro per l’anno sempre al netto dell’Irpef e senza tener conto delle minori trattenute per addizionali regionali e comunali.  Nel mese di giugno il taglio dovrebbe essere di 526,15 euro. Il taglio in caso di conguaglio dei primi 5 mesi giungerebbe invece a  3.156,92.

Ancora: con un assegno da 400mila euro il taglio sarà nell’anno di 48.165 euro. Per il mese di giugno ammonterà invece a 3.705 euro. Il conguaglio (per i 5 mesi citati) equivarrà 22.230 euro. 

I casi più frequenti

I casi più frequenti di pensione d’oro si verificano tra i 120 e i 140mila euro. La riduzione media annua dell’assegno pensionistico si assesterà tra l’1,36 della fascia da 110mila euro e arriverà al 23,90 per cento per quella dei fortunati che godono di assegni pari oppure oltre i 500mila euro lordi. In sostanza – spiega il Sole – si tratta di persone che pagano già una Irpef al 43%, dunque si può dire che per loro per il prossimo quinquennio è come se l’imposta salisse dal 44,3% fino al 67%. 

In mezzo alla schiera di Paperoni della pensione ce ne sono però alcuni che non verranno toccati, ovvero quelli con un assegno calcolato totalmente con il criterio contributivo.

La perequazione

Da tener presente poi che al taglio equitativo dovrà aggiungersi la conseguenza dell’adeguamento degli importi pensionistici alla inflazione, di cui alla legge di Bilancio 2019, in vigore fino al 2021 incluso.

Inps

Infatti la perequazione sarà piena solo per gli assegni fino ai 1.522,26 euro corrisposti l’anno scorso che verranno incrementati del 1,1 per cento. Riguardo ai trattamenti più elevati sono previsti 6 scaglioni di adeguamento. Le aliquote sono decrescenti fino al 40% (con una rivalutazione effettiva dello 0,44%).

Va precisato tuttavia che l’Inps non ha avuto il tempo di aggiornare i trattamenti alla nuova normativa, per cui si è continuato a pagare secondo le fasce previste dalla legge 388/2000 più generose con i percettori di pensione. In virtù di ciò chi ha, per esempio, un assegno di 120mila euro lordi ha ricevuto qualcosa come 40 euro al mese in più. Di conseguenza a partire da aprile – si legge sul quotidiano economico – saranno corrisposti i nuovi importi, mentre le somme pagate in più verranno recuperate spalmandole sui mesi successivi.

 

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
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