Decreto imprese con ristori e prestiti: arriva il Sostegni bis. I dati drammatici di Confcommercio

I ristori a fondo perduto copriranno due mesi. Ci saranno anche prestiti garantiti. I criteri per l’assegnazione. La situazione evidenziata da Confcommercio: -1,5 milioni posti e -130 miliardi di consumi. In pratica -9,6% di valore aggiunto

Sostegni bis in arrivo (Foto Ansa)
Sostegni bis in arrivo (Foto Ansa)
TiscaliNews

Il Decreto imprese dovrebbe a breve vedere la luce. Quello che in pratica è il Sostegni bis vale 40 miliardi e dovrebbe approdare in Cdm a metà settimana. Alle attività che hanno avuto perdite a causa dei lockdown sarebbero destinati 22 miliardi di indennità a fondo perduto che dovrebbero coprire un periodo di due mesi.

Tre le possibili opzioni quanto ai criteri:

replicare la soglia minima del 33% di perdite di fatturato rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, abbassare l’asticella al 20% di fatturato, valutare il paradigma di calcolo delle perdite effettive guardando non più al fatturato ma al bilancio.

Tuttavia – come spiega bene Quifinanza.it - per scongiurare l’allungamento dei tempi a causa della necessità di valutare i dati di bilancio o le dichiarazioni fiscali per quantificare l’utile d’impresa e l’imponibile fiscale, il Cdm dovrà discutere di due possibilità:

separare in due quote il ristoro, ciascuno con un diverso criterio di calcolo, il primo da erogarsi subito ed il secondo dopo la presentazione dei dati necessari alla verifica dei requisiti;

lasciare al beneficiario la scelta fra un ristoro immediato parametrato su una doppia mensilità ma sempre collegato alla perdita di fatturato 2020 così come nel primo Decreto Sostegni oppure optare per un ristoro successivo ma meglio parametrato sulla reale perdita subita.

Confcommercio: situazione è drammatica

La situazione di certi settori del resto è drammatica, come si evince dai dati diffusi da Confcommercio. Per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, il Covid riduce la quota di valore aggiunto del terziario di quasi il 10% nel 2020 (-9,6% rispetto al 2019). Gli effetti della pandemia hanno impattato sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l'83%, pari a circa 107 miliardi, in soli quattro settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Serranda chiusa (Foto Ansa)

L'occupazione

Sull'occupazione, i servizi di mercato registrano la perdita di 1,5 milioni di unità. Questo il quadro che emerge dal rapporto dell'Ufficio studi Confcommercio "La prima grande crisi del terziario di mercato".

"Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c'è ricostruzione, non c'è rilancio": così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commenta il rapporto dell'Ufficio studi della confederazione sulla crisi del terziario di mercato.

I servizi di mercato

Fino all'avvento della pandemia, i servizi di mercato hanno continuato a dare il maggior contributo al Pil e all'occupazione del Paese rispetto alla manifattura e all'agricoltura, sottolinea il rapporto di Confcommercio, confermando la terziarizzazione della nostra economia, ma nel 2020 il Covid ha arrestato questo processo. Per la prima volta nella storia economica dell'Italia, infatti, il complesso dei servizi market ha registrato una flessione del prodotto in termini reali del 9,6% e all'interno i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%; i maggiori cali si registrano nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore delle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27%) e dai trasporti (-17,1%); il segmento del commercio, in virtù della tenuta del dettaglio alimentare, ha in una certa misura contenuto le perdite, attestandosi a -7,3%. La concentrazione delle perdite di consumi e valore aggiunto "su pochi settori - viene evidenziato - appare oggi come un elemento di debolezza del sistema e giustifica la richiesta di sostegni adeguati a transitare questa parte di tessuto produttivo dalla crisi pandemica al momento della ripresa".

Conseguenze sull'occupazione

Quanto alle conseguenze sull'occupazione, i servizi di mercato registrano la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni, dopo aver creato, tra il 1995 e il 2019, quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro. In particolare, indica il rapporto, in quell'arco di anni l'agricoltura ha perso 433mila unità di lavoro, l'industria 877mila mentre l'area Confcommercio ne ha guadagnate 2,9 milioni, "determinando l'intera crescita dell'occupazione del sistema economico (+1,5 milioni circa)". Nel 2020, rispetto all'anno precedente, all'ulteriore riduzione di 512mila unità di lavoro standard nell'industria, si aggiunge la perdita di 1,5 milioni di unità nei servizi di mercato (considerando gli altri comparti si giunge a -2,5 milioni di Ula circa). Infine, per quanto riguarda l'evoluzione delle imprese per forma giuridica, il rapporto dell'Ufficio studi Confcommercio segnala che negli ultimi 10 anni si è registrato un progressivo e costante spostamento dal modello di ditta individuale a quello di società di capitali rivelando una trasformazione del terziario di mercato da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto costituito sempre più da imprese piccole e medie.