Le 7 'madamin' del Sì Tav dopo aver sfidato il governo chiedono di incontrare Mattarella

Trentamila persone in piazza (25 mila per la questura) non si vedevano dai tempi dei grandi raduni sindacali del secolo scorso, sono numeri che sanciscono la sconfitta della filosofia della decrescita felice per riproporre una visione di futuro incentrata sulla crescita e sullo sviluppo

Le 7 'madamin' del Sì Tav dopo aver sfidato il governo chiedono di incontrare Mattarella

Le ‘madamin’, le sette giovani manager di 'Sì, Torino va avanti', stanno sbancando i No Tav, raccogliendo consensi non solo a sinistra, non solo sui social, ma persino fra quelle forze di governo che solo sino a qualche giorno fa le avevano avversate e qualche volta persino criminalizzate (in senso politico). Trentamila persone in piazza (25 mila per la questura) non si vedevano dai tempi dei grandi raduni sindacali del secolo scorso, sono numeri che sanciscono la sconfitta della filosofia della decrescita felice per riproporre una visione di futuro incentrata sulla crescita e sullo sviluppo. "Da oggi nulla sarà come prima. Da oggi cambia il vento", hanno sostenuto i promotori della manifestazione, riusciti nell'impresa di mettere insieme imprenditori e lavoratori, industriali e sindacati, giovani e vecchi. "Energie positive", come le ha definite la sindaca Chiara Appendino, che si è detta aperta al confronto.

Le sette 'sorelle' del Sì Tav

Il pensiero di Patuanelli

E c’è chi, sempre fra i 5S, ora afferma che "sulla TAV io sono stato il primo ad andar in tv ed a chiedere scusa ai cittadini per le promesse che avevamo fatto in campagna elettorale e che non siamo riusciti a mantenere. Sono stato il primo a farlo. Perché non ci sentiamo nelle condizioni di costringere il Paese a sborsare dai 20 ai 35 miliardi per bloccare un progetto che quindi non si può bloccare. Chiediamo scusa perché in campagna elettorale avevamo detto una cosa diversa", ha detto Stefano Patuanelli, parlamentare del M5S e Capogruppo al Senato, ad Agorà Rai3, sulle promesse fatte in campagna elettorale. Al di là di come la si pensi politicamente, Patuanelli va lodato, perché è raro che i politici (di qualunque colore) ammettano di aver commesso errori di valutazione: i tempi cambiano, questa volta in meglio.

Matteo Salvini Pro Tav

Pro Tav è anche Matteo Salvini. Avanti tutta sulle "grandi opere", ha garantito il ministro degli Interni a nome del governo in un colloquio con il Messaggero, anche se poi apre ai dubbi degli alleati grillini: "Sulla Tav servono nuove verifiche". "Penso semplicemente – ha incalzato il leader del Carroccio - una cosa: l'Italia purtroppo è famosa perché comincia, quando le comincia, le opere pubbliche e poi le lascia a metà, non le finisce mai. Questo non va bene affatto". "Sono stato molto impressionato dalla manifestazione di Torino – ha raccontato - C'è un Paese che sembra pronto alle grandi sfide. E questo mi fa piacere. Vedremo quando arriva la relazione tecnica sui costi-benefici, e a quel punto si deciderà. Bisogna fare le cose per bene, senza forzature e con cognizione di causa. Non vedo perché precipitare tutto. A gennaio potrebbe esserci la relazione, vediamo...". Una apertura molto importante.

Il parere del premier

Il premier Conte in un 'intervista alla "Stampa" ora sostiene che “sicuramente va ascoltata l’opinione di questi cittadini che sabato, in modo educato e composto, hanno sfilato per esprimere il loro giudizio. A breve si concluderà la valutazione costi-benefici che stiamo effettuando al fine di pervenire alla decisione finale migliore per i cittadini". Quanto al progetto Tap "io stesso ho comunicato la decisione finale che sblocca il cantiere, spiegando anche le ragioni per cui l'investimento prosegue. Anche sul progetto Tav saremo rigorosi: il contratto di governo ci impegna a un’opera di revisione. Stiamo verificando tutto il progetto, a partire dall' attualità delle previsioni fatte quasi 10 anni fa e dell’utilità dell’opera in termini di sicurezza, qualità, efficienza. Assumeremo la decisione finale con senso di responsabilità, nell'interesse dei cittadini". ‘Endorsement’? Quasi. Di sicuro ascolta la 'pancia' del popolo.

Le donne del Sì Tav

Le 7 ‘sorelle’ non cantano ancora vittoria, ma ora portano la croce Sì Tav con più convinzione: la crociata è solo alle prime battute, ma il fieno pro Tav messo in cascina è già tanto. Il prossimo passo è già segnato nei loro taccuini: chiederanno di incontrare Sergio Mattarella, il capo dello Stato. Per chiedergli cosa? “Chiederemo al presidente della Repubblica perché si faccia garante di una valutazione imparziale sulla Tav. Così come cercheremo di riaprire la partita della candidatura olimpica del 2026 …”, ha sostenuto ‘madamin’ Giovanna Giordano in una intervista a Repubblica. Il loro successo è anche un successo mediatico, costruito sui social come quello del M5S nelle ultime elezioni. La Giordano però, pur non essendo politicamente schierata, sostiene che la logica grillina dell’uno vale uno senza intermediari sia destinata a fallire. Del resto, ha spiegato su Repubblica, “noi abbiamo creato nella rete quel corpo intermedio di mediazione degli interessi e di proposta di strategie che la politica degli ultimi anni, non solo quella grillina, aveva cercato di abolire”.

La rivincita delle piazze vere

Queste donne - non le ha fermate la pioggia che ha tentato di boicottare l’iniziativa arancione (il colore neutro che avevano scelto per l’iniziativa) di piazza Castello - probabilmente non le fermerà nessuno. Un bel dilemma per il M5S, per la sinistra, per la stessa Lega, e per chi per troppo tempo hanno tentato di discutere solo via web. Le piazze stanno tentando di consumare la loro vendetta: saranno loro come nel dopo guerra sino alla fine degli anni “90, a riportare il ‘riformismo’, la rivoluzione dolce, nelle piazze? Sarebbe auspicabile, soprattutto se in questi spazi liberi davvero saranno i giovani a chiedere di essere i protagonisti del loro tempo. Come i loro nonni e i loro padri tanti tanti lustri fa.