Come funziona davvero la patrimoniale e quali effetti avrebbe sulle casse dello Stato. Chi la vuole e chi la rifiuta
Storicamente, la patrimoniale è uno strumento straordinario: viene proposta o introdotta solo in situazioni eccezionali, quando le finanze pubbliche sono sotto pressione
L’imposta sul patrimonio torna a dividere la politica italiana. L’idea di una patrimoniale, rilanciata dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini come “contributo di solidarietà” dell’1% sui redditi oltre i 2 milioni di euro l’anno, ha infiammato il dibattito sulla Manovra 2026.
La premier Giorgia Meloni ha subito bocciato la proposta: “Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce”, ha scritto sui social.
A stretto giro la replica della segretaria del Pd Elly Schlein: “Questo governo sarà ricordato per l’aiuto ai più ricchi. Ha aumentato le tasse a tutti. Con che faccia Meloni attacca le opposizioni?”. Ma come funziona davvero la patrimoniale e quali effetti avrebbe sulle casse dello Stato?
Cos’è la patrimoniale
La patrimoniale è un’imposta che colpisce il patrimonio complessivo, mobile e immobile, di persone fisiche e giuridiche: denaro, case, azioni, obbligazioni e beni preziosi. Può essere applicata in misura fissa (stesso importo per tutti) o variabile (in base al valore del patrimonio posseduto).
Un’imposta “di emergenza”
Storicamente, la patrimoniale è uno strumento straordinario: viene proposta o introdotta solo in situazioni eccezionali, quando le finanze pubbliche sono sotto pressione. Guerre, crisi economiche o emergenze sanitarie hanno spesso rappresentato il contesto in cui lo Stato ha deciso di attivarla. In pratica, è un tasto rosso fiscale da utilizzare quando servono risorse immediate.
Straordinaria o periodica
L’imposta patrimoniale può essere:
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Straordinaria, applicata una sola volta in risposta a eventi eccezionali;
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Periodica, con cadenza regolare, simile a un’imposta stabile.
Si parla di imposta e non di tassa patrimoniale perché non è legata a un servizio diretto, ma a un contributo generale al finanziamento dello Stato.
Le patrimoniali nella storia italiana
1919: la prima patrimoniale di Nitti
Il governo di Francesco Saverio Nitti introdusse la prima patrimoniale nel 1919 per fronteggiare i debiti accumulati durante la Prima Guerra Mondiale e recuperare gli extraprofitti delle industrie belliche.
1947: l’imposta sulla ricostruzione
Durante la ricostruzione postbellica, fu varata una patrimoniale straordinaria che durò fino agli anni Sessanta, poi trasformata nell’Invim, la tassa sull’incremento di valore degli immobili.
1992: il prelievo forzoso di Amato
Nell’estate del 1992, per evitare il crack finanziario, il governo Amato introdusse un prelievo straordinario del 6 per mille sui conti correnti. Nacque anche l’Isi, che in seguito si trasformò in Ici, la tassa sugli immobili.
2012: l’era Monti e le imposte “nascoste”
Con il governo Monti, vennero rafforzate le forme indirette di patrimoniale: il bollo sulle attività finanziarie, la reintroduzione dell’imposta di successione e l’estensione dell’Imu anche alla prima casa.
La proposta durante il Covid
Nel 2021, in piena pandemia, la patrimoniale tornò al centro del dibattito politico. Un emendamento presentato da Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) e Matteo Orfini (Pd) prevedeva un’aliquota progressiva dallo 0,2% sui patrimoni sopra i 500mila euro fino al 2% oltre i 50 milioni. La proposta fu però respinta sia dal governo Conte II che dalla stessa maggioranza “giallorossa”.
Le patrimoniali “nascoste”
Secondo uno studio della Cgia di Mestre, in Italia esistono circa 15 imposte patrimoniali già operative.
Nel solo 2017 hanno generato 46 miliardi di euro di gettito:
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21,8 miliardi da imposte sugli immobili;
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6,7 miliardi dal bollo auto;
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6,3 miliardi dall’imposta di bollo;
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5,3 miliardi da imposta di registro e sostitutiva.
Chi la vuole e chi la rifiuta
I sostenitori
Per i favorevoli, la patrimoniale è una misura di giustizia sociale: nei momenti di crisi si chiede un sacrificio ai più ricchi per sostenere chi è in difficoltà. Secondo i calcoli di alcuni economisti vicini alla Cgil, un prelievo dell’1% sui redditi oltre i 2 milioni di euro potrebbe garantire fino a 3 miliardi di euro l’anno, da destinare a sanità, scuola e investimenti pubblici.
I contrari
Per i detrattori, in gran parte esponenti del centrodestra, è una tassa ingiusta e penalizzante. Colpisce infatti ricchezze già tassate, disincentiva gli investimenti e rischia di spingere i capitali all’estero. La premier Meloni ribadisce che “le patrimoniali non vedranno mai la luce con questo Governo”.
Confronto con l’Europa
In Europa la patrimoniale è ormai residuale.
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Francia: l’imposta sui grandi patrimoni immobiliari (Impôt sur la fortune immobilière) interessa solo chi possiede oltre 1,3 milioni di euro in beni immobili.
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Spagna: mantiene una tassa progressiva sulla ricchezza, dallo 0,2% al 3,5% oltre i 10 milioni.
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Svizzera: imposta patrimoniale cantonale, con aliquote che variano tra lo 0,1% e l’1%.
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Germania, Regno Unito e Olanda non applicano una patrimoniale vera e propria, ma tassano redditi e rendimenti da capitale.
Secondo i dati Ocse, l’Italia si colloca tra i Paesi con una pressione fiscale patrimoniale già alta, attorno al 3% del Pil, contro una media europea del 2,1%.
Patrimoniale: tra ideologia e numeri
La proposta di Landini riapre una frattura storica tra centrodestra e centrosinistra.
Per i sindacati è una misura di equità; per il Governo, un rischio per la stabilità e la fiducia economica.
Ma il dato certo è che in Italia, tra imposte dirette e “patrimoniali nascoste”, la pressione sul risparmio è già tra le più elevate d’Europa.


















