Salario minimo, la Ue dice sì. A quanto ammonta nei Paesi che già lo hanno e cosa dice la direttiva  

L’Italia è tra i sei Paesi Ue che ancora non hanno un salario minimo. Attualmente si va dai 330 euro della Bulgaria ai 2mila del Lussemburgo. "Nel pieno rispetto delle diversità nazionali il provvedimento favorirà dei salari adeguati nell'Ue e lo sviluppo della contrattazione collettiva"

La Ue dice sì al salario minimo (Ansa)
La Ue dice sì al salario minimo (Ansa)

La presidenza dell’Unione Europea considera “una tappa importante per l’Europa sociale” l’intesa raggiunta nella nottata tra il 6 e il 7 giugno sulla direttiva per il salario minimo. Intesa da approvare ora da parte del Parlamento e del Consiglio. Un tweet afferma che "nel pieno rispetto delle diversità nazionali il provvedimento favorirà dei salari minimi adeguati nell'Ue e lo sviluppo della contrattazione collettiva".

I commenti di Conte, Orlando e Landini

Un risultato subito commentato positivamente in Italia dal presidente del M5s Giuseppe Conte. "A Strasburgo è stato raggiunto l'accordo sulla direttiva Ue sul salario minimo. Il M5s da anni porta avanti questa battaglia. Non ci sono più scuse per nessuno: approviamo subito la nostra proposta, eliminiamo la vergogna degli stipendi da fame per milioni di lavoratori", afferma l’ex presidente del Consiglio. Per il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) invece il provvedimento “spingerà di più verso interventi che salvaguardino i livelli di salario più bassi e verso una disciplina organica”. Mentre ad avviso del leader della Cgil Maurizio Landini bisogna “ascoltare l’Europa non solo quando ci dice di tagliare le pensioni o cancellare l’articolo 18 o tagliare la spesa sociale. Se finalmente tutta l’Europa si rende conto che salari bassi e lavoratori precari senza diritti mettono in discussione la tenuta sociale, bisogna ascoltarla”.

In effetti la nuova direttiva sul salario minimo deve avere adesso l’ok del Parlamento europeo ed essere ratificata dal Consiglio. Successivamente i Paesi membri dovranno recepirla nei loro ordinamenti. Da tener presente, a questo proposito, che l’Italia è tra i sei Paesi della Ue che ancora non hanno un regolamento in materia. Gli altri sono Danimarca, Finlandia, Austria, Svezia Cipro. Hanno invece una normativa sul salario minimo 21 Paesi su 27.

Salario minimo: la direttiva Ue (Ansa)

Ma cosa significa in sostanza il salario minimo nell’Unione?

La cosa più eclatante è che le cifre variano a seconda degli Stati. E sono notevoli le differenze. In Bulgaria si parla di un salario minimo di 332 euro, mentre in Lussemburgo ci si riferisce a 2.000 euro. A titolo di ulteriore esempio e per avere un'idea più ampia – come evidenzia il sito Open.online – in Slovenia il salario minimo è di 1.074 euro, in Spagna di 1.126 euro, in Francia di 1.603 euro, in Germania  di 1.621 euro, in Belgio  di 1.658, nei Paesi Bassi di 1.725 euro e in Irlanda di 1.775 euro.

Cosa dice in soldoni la direttiva?

Con il provvedimento vengono stabilite una serie di procedure per l’adeguamento dei salari minimi, viene promossa la contrattazione collettiva per l’individuazione dei minimi legali e si tende a migliorare l’effettivo accesso alla protezione del minimo per quei lavoratori cui spetta in relazione al diritto nazionale. Il risultato può essere raggiunto, con l’individuazione di un minimo legale o la contrattazione collettiva, almeno ogni due anni (4 nei Paesi dove si utilizza un meccanismo di indicizzazione automatica).

In sostanza – come spiegano i socialisti Ue – la direttiva non impone di applicare lo stesso salario minimo in tutta l'unione. Nei singoli Paesi né i salari minimi obbligatori per legge, né il salario minimo nazionale, sarà fissato da Bruxelles. Permane cioè il diritto delle parti sociali di negoziare, monitorare e fissare i salari. Vengono tuttavia fissati dei tasselli.

Direttiva Ue sul salario minimo (Ansa)

Standard di decenza

In primo luogo dovranno essere garantiti degli standard di decenza per i salari minimi legali nazionali. I lavoratori devono poter vivere una vita dignitosa. Si fa riferimento per questo aspetto al potere d'acquisto, tenendo conto del costo della vita e del tasso di crescita generale e della relativa struttura salariale nel rispettivo Paese Ue. Inoltre si punta a responsabilizzare i lavoratori ei sindacati durante la contrattazione collettiva. La maggior parte possibile dei lavoratori devono ottenere cioè la protezione di un contratto collettivo. Quando il tasso di copertura della contrattazione collettiva è inferiore all'80% in uno Stato membro, è necessario un Piano di azione nazionale per aumentare progressivamente il numero dei lavoratori tutelati. Alla fine "la nuova legge europea su salari minimi adeguati aumenterà i salari in tutta Europa", scrive Agnes Jongerius, negoziatrice del Parlamento europeo per i Socialisti e Democratici (S&D). "Vogliamo che i Paesi Ue controllino i loro salari minimi rispetto ai parametri di riferimento internazionali, come almeno il 50% della retribuzione lorda media e il 60% della retribuzione lorda mediana - sottolinea l'eurodeputata olandese -. Chiediamo ai governi Ue di accettare l'accordo. Il lavoro deve pagare di nuovo".

"Oggi - osserva ancora - molti lavoratori lottano per sbarcare il lunario: commessi di negozio, fattorini e addetti alla distribuzione fanno sì che le nostre società restino a galla. Anche se lavorano per 40 ore settimanali, non sono in grado di far fronte alla fiammata dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia. Sottovalutato e sottopagato" sono gli aggettivi che "riassumono la loro situazione". Queste persone "meritano rispetto e giusta retribuzione. Fissando gli standard per salari minimi nazionali adeguati, la nuova legge europea affronterà lo scandalo dei lavoratori poveri". I salari di "ogni lavoratore europeo", sottolinea ancora l'eurodeputata socialista, devono consentire di "pagare il cibo, l'affitto e il riscaldamento, ma anche permettere loro vestiti nuovi o di andare in vacanza ogni tanto". 

La situazione in Italia

Come si diceva noi siamo tra i Paesi che ancora non hanno il salario minimo. Esiste una proposta, di cui si sta discutendo, che vorrebbe fissarlo intorno al 50% del salario medio lordo. Sembra ci si riferisca a una cifra di 9 euro l’ora. In pratica un salario netto di circa mille euro al mese.

Sull’argomento rimane quindi ancora da discutere in vista del recepimento della direttiva nel nostro ordinamento giuridico, tenendo presente che l’orientamento generale dell’Unione Europea – come si evince dalla nota Ue - è quello di rispettare le diverse tradizioni dei vari Paesi mirando tuttavia a garantire “un tenore di vita dignitoso, riducendo le disuguaglianze e mettendo freno a contratti precari e pirata”.