Pensioni, con Quota 102-104 c’è anche la proposta Tridico: di cosa si tratta. Draghi convoca i sindacati

In pratica si tratta della possibilità di lasciare il lavoro con 63-64 anni di età, prendendo solo la quota contributiva della pensione e rinviando l'assegno totale, comprensivo anche della parte retributiva, al compimento dei 67 anni. il presidente del Consiglio convoca i sindacati per martedì pomeriggio alle 18

Il presidente dell'Inps Pasquale Tridico (Foto Ansa)
Il presidente dell'Inps Pasquale Tridico (Foto Ansa)
TiscaliNews

La discussione sulla riforma delle pensioni rischia di divenire incandescente e il governo cerca di fronteggiare le levate di scudi della politica, dei sindacati e dei cittadini. Ma quali sono le possibilità in campo? Tra le candidate a sostituire quota 100 c'è un'altra proposta sul tavolo del confronto in corso, assieme a quota 102 e 104 e a quella molto più flessibile dei sindacati. E' quella – scrive AdnKronos - illustrata a più riprese in parlamento dal presidente Inps, Pasquale Tridico, che ancora la settimana scorsa la presentava come l'unica soluzione "davvero flessibile e finanziariamente compatibile" nei costi e dalla platea molto più consistente di quanto abbia mai portato a casa la sperimentazione leghista. Parliamo della cosiddetta pensione in due tempi: l'ipotesi è di anticipare, per chi abbia compiuto 63-64 anni e volesse lasciare il lavoro, solo la quota contributiva della pensione rinviando l'assegno totale, comprensivo anche della parte retributiva, al compimento dei 67 anni. Una volta raggiunta la pensione di vecchiaia al lavoratore spetterà l'assegno pieno, completo di quota retributiva e quota contributiva.

Nessuna rigidità

Nessuna 'gabbia' rigida dunque entro cui contenere i futuri pensionati solo l'opportunità della scelta con costi per le casse dello Stato, nel medio periodo, sostanzialmente azzerati. A conti fatti, stimava ancora l'Inps, sarebbero circa 203mila le pensioni aggiuntive attivabili tra il 2022 e il 2024 cui sommarne altre 129mila dal 2025 al 2027 per un totale complessivo di 332mila pensioni dal 2022 al 2027. E anche i costi si aggirerebbero intorno ai 4,2 mln di euro tra il 2022 e il 2027 che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 potrebbero ammontare a circa 2 mld di euro complessivamente.

I requisiti

Per accedere al pensionamento in due tempi, ricordava ancora Tridico, - scrive AdnKronos -  oltre al requisito di età, almeno 63-64 anni, occorre essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione e aver maturato al momento della scelta una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Questo per circoscrivere la platea che potrà accedere al pensionamento anticipato ed evitare assegni poveri. La proposta prevede inoltre la cumulabilità della mini-pensione con i redditi da lavoro dipendente, autonomo e la possibilità di ancorare la prestazione a futuri meccanismi di staffetta generazionale, legati al part time mentre esclude categoricamente la possibilità di convivenza con il Rdc , l'ape sociale e l'indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Le critiche

La proposta aveva raccolto le critiche di Cgil, Cisl e Uil e su questa il governo non si è di fatto espresso. La "decisione è politica", commentava ancora Tridico nei giorni scorsi. Intanto il governo è al lavoro per trovare la quadra su una proposta che possa essere accolta anche dalla Lega di Salvini.

La convocazione dei sindacati

Intanto il presidente del Consiglio, Draghi, ha convocato i sindacati martedì pomeriggio, alle 18, a Palazzo Chigi sulla manovra. Lo si apprende da fonti sindacali. 

Convocati i sindacati (Foto Ansa)

Con le quote mobili vantaggi solo per pochi 

L'accesso alla pensione anticipata rispetto alla vecchiaia con Quota "mobile" per i contributi lasciando per i prossimi tre anni l'età minima fissata a 64 anni interesserebbe pochi lavoratori secondo l'elaborazione di alcuni tecnici allargando solo leggermente la platea rispetto all'ipotesi di Quote crescenti grazie all'età e con contributi costanti.

La nuova ipotesi circolata nel confronto sulla manovra prevedrebbe l'uscita dal lavoro nel 2022 a 64 anni con 38 di contributi (Quota 102) per poi aumentare nei due anni successivi solo i contributi lasciando ferma l'età. Quindi si avrebbe Quota 103 nel 2023 con 64 anni di età e 39 di contributi e nel 2024 Quota 104 con 64 anni di età e 40 di contributi.

Ma in questo modo, secondo gli esperti, nel 2022 potrebbero uscire solo coloro che avevano già l'età per Quota 100 quest'anno ma non ancora i contributi (quindi ad esempio lavoratori del 1958 con 37 anni di contributi oggi) ma non quelli che avevano i contributi ma non l'età (lavoratori del 1960 con 40 anni di contributi ad esempio). Per questo primo anno la Cgil ha previsto un'uscita di meno di 10mila lavoratori. Nel 2023 uscirebbero di fatto solo i lavoratori del 1959 con 37 anni di contributi nel 2021 perché se nati prima avrebbero potuto uscire nel 2022 (con 64 anni e 38 di contributi) e se con più anni di contributi avrebbero potuto avvalersi di Quota 100. Nel 2024 sarebbe alla fine il turno dei lavoratori del 1960 con 40 anni di contributi che hanno "sfiorato" Quota 100 e rincorso le Quote. Questa coorte sarebbe l'unica (se la sperimentazione di esaurirà in tre anni prima di tornare alle regole della legge Fornero) ad avere vantaggi rispetto all'ipotesi precedente (Quota 104 con 66 anni di età e 38 di contributi) anche se una grande parte potrebbe essere andata già in pensione grazie all'uscita possibile a qualsiasi età con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne).