[La storia] Così Prodi e Berlusconi consentirono ai Benetton di trasferire i debiti su Autostrade

La riforma del diritto societario nata nel 1999 sotto il governo Prodi e poi approvata 4 anni dopo con un decreto legislativo del governo Berlusconi ha spianato la via ad una operazione finanziaria di origine anglosassone che fino ad allora in Italia era illegale. Il trionfo dell’iperliberismo che ha travolto anche il nostro Paese a spese dei cittadini

[La storia] Così Prodi e Berlusconi consentirono ai Benetton di trasferire i debiti su Autostrade
TiscaliNews

La famiglia Benetton è entrata nel capitale di Autostrade nel 1999, in seguito alla privatizzazione decisa dall’IRI. Ma solo nel 2003 la nota famiglia di Ponzano Veneto ha acquisito la maggioranza assoluta mettendo a segno uno dei più grossi affari finanziari nella storia del capitalismo italiano. A spianare la strada ai noti imprenditori il via libera alla riforma del diritto societario che ha legalizzato anche nel nostro paese le operazioni di leveraged buyout, fino ad allora vietate.

Cosa è il leveraged buyout? Lo schema è abbastanza semplice da capire. Viene creata una scatola finanziaria che prende soldi in prestito (indebitamento) per acquisire il controllo di una azienda sana con robusti flussi di cassa. Successivamente la scatola viene fusa dentro la società acquisita e l’indebitamento trasferito. Il debito viene ripagato sfruttando i flussi di cassa della società sana.

Non ci vuole molto a capire che si tratta di una alchimia che favorisce grandi capitalisti e banche a scapito degli azionisti di minoranza (tipicamente piccoli risparmiatori) delle società sane. Questo spiega perché in Italia era vietata. Ma il veto cade con il decreto legislativo 17 gennaio 2003 che riforma il diritto societario italiano. Provvedimento che ha la sua genesi nel decreto legislativo 24 febbraio 1998. Giusto per capire chi ha voluto la riforma. Nel 1998 alla guida del governo c’era Romano Prodi, nel 2003 Silvio Berlusconi.

Il leveraged buyout ovviamente non nasce in Italia. Arriva dal mondo anglosassone ed esplode nella seconda metà degli anni ’90 quando il presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton e il premier inglese Tony Blair. I simboli della cosiddetta “Terza via” che di fatto hanno spalancato le porte delle democrazie occidentali alle banche d'affari e all’iperliberismo finanzario. Clima culturale che non ha risparmiato il nostro Paese producendo i danni che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Tornando alla vicenda Benetton/Autostrade, in che modo i noti imprenditori hanno sfruttato il via libera al leveraged buyout? La cronaca dei fatti è nota da tempo. Fino al 2003 i Benetton controllavano il 30% di Autostrade attraverso la holding Schemaventotto che aveva acquisito la partecipazione pagando allo Stato 2,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi finanziati con mezzi propri e 1,2 presi a prestito.

La svolta nel 2003 quando un altro veicolo finanziario controllato da Schemaventotto, denominato NewCo28, lancia una Opa totalitaria su Autostrade che si conclude con esborso di 6,5 miliardi (raccolti facendo ricorso alle banche) e il controllo dell’84% del capitale. Successivamente NewCo28 incorpora Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’acquisizione. Debito che ovviamente sarebbe stato ripagato coi i flussi di cassa dei pedaggi.

Ma l’operazione non si è fermata a questo primo successo. Conclusa l’acquisizione Schemaventotto ha poi fatto cassa cedendo le quote in esubero a quanto necessario per mantenere il controllo. Vendita che ha consentito, dopo appena tre anni, il recupero quasi integrale di quanto pagato all’IRI per l’acquisizione.

Qualcuno, come il giornalista economico Giuseppe Oddo si è spinto addirittura ad affermare che di fatto Autostrade è stata acquistata dai Benetton a costo zero. Non male per una azienda che negli ultimi 15 anni ha fruttato quasi 9,5 miliardi di utili.

La tragedia di Genova ha avuto come effetto collaterale quello di portare a galla una delle pagine più nere delle privatizzazioni italiane. Tanti italiani in questi giorni stanno prendendo di mira i Benetton. Sarà compito della magistratura accertare se Autostrade ha responsabilità per quanto accaduto. Sul piano finanziario non possono essere accusati di nulla, dato che si sono mossi nel pieno rispetto delle regole. 

Quello che invece già oggi si può esprimere è una condanna della classe politica che ha guidato l’Italia nella Seconda Repubblica. Non ci sono attenuanti o giustificazioni per chi ha svenduto le aziende italiane ai privati e per chi ha dato il via libera a discutibili pratiche finanziarie come il leveraged buyout che, è importante ricordarlo, è stato applicato anche su Telecom Italia, non a caso proprio nel 2003. A conferma che la riforma del diritto societario è stata accolta con favore da tanti esponenti di punta del capitalismo italiano. Il nostro Paese, ma probabilmente tutto l’Occidente, ha bisogno oggi più che mai, di ripensare e rivedere le regole del proprio modello finanziario. La stagione dell'iperliberismo ha già prodotto troppi guadagni per pochi e macerie per tanti. E’ tempo di porre rimedio.