Referendum e autonomia, i dati a sorpresa: ecco quali sono le regioni che prendono più di quanto danno
Ne ha parlato il ministro Martina in relazione ai referendum di Lombardia e Veneto. Un discorso spinoso che riserva molte sorprese. Ecco quali
E’ stato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina del Pd a parlarne in relazione al referendum di Lombardia e Veneto. “Se si pone il problema del residuo fiscale” la questione diventa alquanto spinosa. Ma di cosa si parla? In sostanza della “differenza tra quanto ogni cittadino paga allo Stato come tasse e quanto ne riceve, attraverso i servizi, sotto forma di spesa pubblica”.

La sperequazione
La tematica viene ripresa in un articolo de Il Messaggero, dove si evidenzia come lo strumento sia nato per valutare la capacità dello stato di redistribuire le risorse. I cittadini ricchi pagano (o dovrebbero) pagare di più, quelli poveri di meno. Ora siccome in certe regioni del Paese ci sono più ricchi ne deriverebbe una sperequazione.

Secondo Gianfranco Viesti, ordinario di Economia a Bari, “ciò che preoccupa dei referendum lombardo e veneto è che hanno sdoganato tutti questi ragionamenti”. E – fa notare il quotidiano – “se non si ha in mente la secessione di questi argomenti non si dovrebbe nemmeno parlare”.
Un argomento spinoso
Inoltre il residuo fiscale è anche argomento difficile da calcolare. I referendari lumbard hanno citato uno studio di Eupolis, per il quale sarebbe di 57 miliardi il residuo fiscale della Lombardia. Ma Paolo Balduzzi, ordinario di Scienza delle Finanze alla Cattolica, spiega che “quella è la cifra più alta possibile”. Ci sarebbero altri studi inoltre che collocano quel residuo a soli 20/30 miliardi. E quello veneto sarebbe ancora più giù.
La sorpresa lazio
Ci sarebbero poi incredibili sorprese. Fabrizio Tuzi, dirigente tecnico dell’Istituto sui sistemi regionali, in un contributo a La Voce.info, ha reso pubblica una tabella del Cnr-Issirfa su dati Istat e Cpt, in cui vengono indicati “i valori medi pro capite del residuo fiscale dal 2013 al 2015. Ne viene fuori che i cittadini del Lazio sono “poco da meno” di quelli della Lombardia sul fronte del considerato residuo. Versano infatti nelle casse statali 3.672 euro a testa in più di quello che ricevono. E sono secondi nella classifica del residuo fiscale.
La Calabria
Il Lazio verrebbe insomma prima del Veneto (che avrebbe un residuo di 2.078 euro pro capite) e perfino dell’Emilia Romagna (3.293 euro p.c). Il Piemonte avrebbe un residuo fiscale di 1.162 euro pc e la Toscana di 805. La regione che verserebbe di meno rispetto a quanto ottiene sarebbe la Calabria, con -5528 euro pro capite. Appena prima della Calabria viene la Sardegna con - 4368.
Certo, per quanto riguarda il Lazio si dovrebbe anche tener conto che c’è la Capitale Roma con le sue funzioni centrali, ed allora “gli stipendi dei dipendenti del ministero della Difesa – per esempio – vanno attribuiti tutti al Lazio o vanno ripartiti con le altre regioni? Come è vero che Lombardia e Veneto vendono i loro prodotti nel mercato nazionale e dunque i soldi del residuo fiscale che vanno ad altre regioni tornano indietro sotto forma di fatturato.
"Un bluff"
“Abbiamo stimato che – spiega Viesti – il Sud trasferisce al Nord 2,5 miliardi di euro grazie agli studenti che vanno ogni anno nelle regioni del Nord per studio”. E allora? Come considerare questi soldi? Forse ha ragione il ministro Martina quando asserisce che "il discorso del residuo fiscale è un bluff, anche perché se la partita fosse davvero questa saremmo in un altro scenario”, ovvero quello di tipo “catalano”.





