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[Il punto] Non solo Quota 100: ecco quando si può andare in pensione prima dei 60 anni

Non c’è solo il caso in cui si può lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi. Da Opzione donna agli scivoli, dall’isopensione alle previsioni per i precoci si può lasciare il lavoro anche molto prima.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
In certi casi è possibile andare prima in pensione
In certi casi è possibile andare prima in pensione

Tutti sanno ormai che la disciplina di Quota 100 comporta la necessità di due requisiti per godere della pensione: avere 62 anni di età e 38 anni di contributi. La riforma è stata introdotta dal governo Conte per superare la Legge Fornero ed è prevista nel Titolo II del decreto del 17 gennaio 2019 approvato dal Cdm. Il decreto in questione – contenente anche le norme per il reddito di cittadinanza – ha avuto il sì del Senato il 27 febbraio ed è in attesa di quello della Camera e dell’approvazione definitiva.

E’ il caso di sottolineare comunque che ci sono anche alcune disposizioni in base alle quali si può lasciare il lavoro prima di quanto previsto in linea generale dalla normativa, e addirittura prima dei 60 anni.

Si tratta di norme tese a favorire particolari categorie oppure a riconoscere lunghi periodi di versamenti contributivi. Dal primo punto di vista un esempio particolare è quello di Opzione donna, mentre sotto l’altro aspetto va segnalato il trattamento previsto per i Lavoratori precoci. Esistono inoltre forme di agevolazione per usufruire di Quota 100 come i cosiddetti scivoli pagati con fondi bilaterali attraverso i quali si può andare in pensione a 59 anni, in pratica 3 anni prima del previsto.

Vediamo allora le principali possibilità lasciate aperte dalla nuova normativa pensionistica.

 

Anticipo pensione e lavoratori precoci

In primo luogo è possibile anticipare la pensione quando si siano versati 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 10 mesi se donne. Si tratta evidentemente di una misura a vantaggio di chi abbia iniziato a lavorare in età molto giovane. Possono lasciare l’occupazione anche i lavoratori con almeno 41 anni di contributi. Questi lavoratori che hanno iniziato a lavorare prestissimo (per questo precoci) possono di conseguenza godere di pensione al di là dell’età. Il lavoratore precoce deve avere almeno un anno di contribuzione versata prima dei 19 anni di età e dunque può pensionarsi effettivamente in prossimità dei 60 anni.

Opzione donna

Partiamo proprio dalla opzione riservata alle lavoratrici. In sostanza possono fruire della previsione le donne con rapporto di lavoro dipendente con 35 anni di contributi e 58 anni di età. Per poter lasciare il lavoro il requisito dev’essere stato maturato entro il 31 dicembre del 2018. Qualora si tratti di lavoratrici autonome il requisito dell’età dev’essere quello dei 59 anni.

Lo scivolo

Se mancano al massimo 3 anni a raggiungere Quota 100 si può usufruire dello scivolo attraverso il ricorso ai fondi bilaterali. In pratica è l’azienda, in questo caso, che paga al lavoratore una prestazione fino alla maturazione dei requisiti per la pensione. Questo in virtù di accordi sindacali finalizzati al mantenimento dei livelli di occupazione. Infatti, per ogni persona che lascia il lavoro con questa misura l’azienda si impegna ad assumerne un’altra.

Pensionati

Rendita temporanea anticipata (Rita)

Possono utilizzare tale previsione coloro che versano contributi a una cassa complementare. In pratica questi lavoratori possono riscattarli per avere una rendita.  Occorre però ci sia la cessazione del lavoro e la possibilità di raggiungere l’età per il pensionamento di vecchiaia entro 5 o 10 anni, a seconda della durata della disoccupazione. In caso di disoccupazione da meno di 2 anni servono inoltre almeno 20 anni di contribuzione e almeno 5 anni di versamenti al fondo cui si chiede il “beneficio”. Cinque anni di iscrizione ai fondi di previdenza complementare sono richiesti a chi è disoccupato da oltre 24 mesi.

La cosiddetta isopensione

A parte queste possibilità c’è inoltre ancora la cosiddetta isopensione introdotta nel 2012. Si può in virtù di questa norma accedere alla pensione quando mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia. E’ necessario però un apposito accordo sindacale. La prestazione per tale periodo è pagata anche in questo caso interamente dall’azienda. Il lavoratore che acceda a tale possibilità matura una pensione piena.

Il riscatto della laurea

In certi casi poi si può riscattare il periodo di laurea. Ne teniamo conto nonostante non sia, per le sue caratteristiche attuali, una misura immediatamente correlata alla possibilità di fruire della pensione nell'immediato. Possono usufruirne in maniera agevolata infatti solo coloro che abbiano meno di 45 anni di età e abbiano iniziato a lavorare dopo il 1996 (sono dunque interamente dentro il regime contributivo). In questo caso questi lavoratori dovranno versare una contribuzione a “un prezzo” agevolato, di circa 5.200 euro per ogni anno da riscattare.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   

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