Ci sono 2 milioni di contratti per diplomati e laureati. In pole gli esperti in informatica e telecomunicazioni

(Foto itcsciascia.gov.it)
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TiscaliNews

Continuare a studiare o tuffarsi mente anima e corpo nel mondo del lavoro? Un dilemma che i giovani di tutte le epoche ha dovuto affrontare con comprensibili patemi d’animo. Per i neo-diplomati il momento clou è adesso: devono decidere se desiderano proporsi subito nel mercato del lavoro o proseguire il percorso di studi.

La prima domanda che ogni studente dovrebbe farsi è: quali sono i diplomi e le lauree più richieste dalle imprese? Un quesito semplice, ma che spesso è stato il prologo di molte carriere scolastiche non approdate a buon fine. Per capire, negli anni “80 e “90 i diplomati e i laureati in materie chimiche, fisiche ed edili, trovavano lavoro, poi i settori hanno marcato il passo, lasciando molti giovani a spasso e senza fissa dimora lavorativa. Meglio - dunque - muoversi con la prudenza dei forti

Il diplomato

Per decidere, può aiutarli sapere che anche nel 2019 sembrano confermate le positive indicazioni sui contratti che le imprese intendevano stipulare nel 2018: circa 1,6 milioni quelli destinati ai diplomati. "I più richiesti sono quei ragazzi che hanno acquisito diplomi ad indirizzo amministrativo, finanziario e marketing, seguiti dall’indirizzo meccanico e meccatronico, dal settore turistico ed enogastronomico, dall’elettronica ed elettrotecnica e dall’informatica e telecomunicazioni", dice excelsior.unioncamere.net. Per chi dovesse invece decidere di proseguire gli studi, le migliori opportunità verranno per i laureati (la cui quota dovrebbe superare i 550mila contratti) negli indirizzi economico e, a seguire, ingegneria, insegnamento e formazione e sanitario e paramedico.

Il laureato

Altra domanda, quali sono i laureati più richiesti in Italia? Le opportunità lavorative per coloro i quali hanno completato la formazione universitaria, va evidenziata – spiega Unioncamere–Anpal - la necessità delle imprese di dotarsi principalmente di profili professionali in possesso di una laurea ad indirizzo economico e, a seguire, di figure in possesso di lauree in ingegneria o ad indirizzo insegnamento e formazione o sanitario e paramedico. Anche in questo caso le difficoltà di reperimento per i profili di sbocco dei laureati sono spesso elevate: 48,4% per gli specialisti nei rapporti con il mercato, il 52,5% per gli ingegneri energetici e meccanici e il 64,8% per gli analisti e progettisti di software.

Le tendenze

In base ai dati di Excelsior, la difficoltà di reperimento - in generale - è passata dal 21,5% del totale nel 2017 al 26,3% del 2019. Non si tratta solo dei cosiddetti “lavori rifiutati”, quelli più instabili sviluppati nell’ambito della cosiddetta gig economy: i ricercatori di Unioncamere sottolineano che è difficile trovare un diplomato su cinque e addirittura un laureato su tre.

Le difficoltà di reperimento

Le motivazioni più comuni alla difficoltà di trovare le figure domandate – sintetizza il Sole 24 Ore - sono tre: 

● offerta inferiore alla domanda: professioni molto domandate, professioni nuove per cui il sistema formativo non si è ancora attrezzato, ma anche professioni tradizionali per cui non si prepara più nessuno. C’è un gap di offerta così per il 48% dei diplomati e per il 52% dei laureati. 

● possesso di competenze non adeguate a quelle richieste dal mercato: per esempio, se il sistema formativo continua a preparare figure professionali in via di estinzione, o ancora esistenti, ma con caratteristiche profondamente modificate: il 42% per i diplomati e il 40% per i laureati denotato gap di competenze. 

● mancanza di persone con caratteristiche personali adatte alla professione offerta, o totalmente prive di esperienza (e questo dipende solo in parte dalla formazione): il 10% per i diplomati e l’8% per i laureati.