[L'analisi] Il pompiere appiccia-roghi è il precario a vita che diventa cattivo e feroce

Non è folle un sistema di pagamento - noi o scopriamo solo oggi ma l'Italia va avanti così da anni per cui i pompieri-precari venivano pagati solo se uscivano per spegnere i roghi, e invece in caso di mancato rogo non percepivano nulla, anche se passavano tutto il giorno in servizio in Caserma? Ci sono giovani disperati e disoccupati di mezza età - privi di prospettiva - che in questo paese sono (anche) potenzialmente eversivi e antisistema

[L'analisi] Il pompiere appiccia-roghi è il precario a vita che diventa cattivo e feroce

Non fatevi ingannare: non è solo una storia di fuochi e di cronaca, è una storia di precarietà. È una storia infame quella dei piromani-pompieri che in Sicilia danno fuoco ai boschi per dieci euro di straordinario retribuito. Ed è una storia che ci mostra per la prima volta un lato orribile delle precarietà, una faccia mostruosa. Ci eravamo abituati a immaginare una faccia remissiva del disoccupato italiano-tipo, il cliché del giovane-carino-e-disoccupato che si arrampica nell'universo della flessibilità come i vinti dei Malavoglia di Verga, magari sconfitti, ma comunque innocui e degni di umana commiserazione.

Ci eravamo abituati a ignorare il loro grido di dolore, a considerarlo fatale e inevitabile, una fatalità della storia. Adesso invece - tra i suoi effetti collaterali - la precarietà ci mostra questa faccia terribile e autolesionista, espone al mondo l'idea che nulla più conta se non la sopravvivenza e l'utilità marginale: non la missione, non il buonsenso, non i valori. Il pompiere precario non è più il pompiere - la figura più nobile che ci siamo abituati a riconoscere nel soccorso civile, ma il suo ribaltamento, la sua negazione più radicale.

Il pompiere appiccia-roghi diventa una figura di paradosso, l'immagine di un punto di non ritorno. Certo, in questa storia di dare alle fiamme i boschi per poi guadagnare sugli interventi di soccorso esiste una responsabilità che era ed è soltanto individuale. Esistono - insomma - dei comportamenti criminali che attengono prima di tutto agli individui. Il palermitano Davide Di Vita e i quattordici volontari arrestati con lui sono prima di tutto una banda di malfattori. Però non si può ignorare - e questo è il dato più inquietante - che questa banda non è nata dentro un covo, ma dentro una caserma dei vigili del fuoco, a Santacroce Camerina, e che al gruppo del turno "D" vengono contestati ben 15 diversi episodi di rogo, accesi con candele scoppiettanti.

Quando scattava l'allarme la squadra "D" era già miracolosamente pronta ad intervenire nei pressi delle località colpite. Le responsabilità giudiziarie le stabiliranno i processi e la magistratura. Ma la riflessione sul pompiere che diventa anti-pompiere e trova la sua nicchia dentro le istituzioni la dobbiamo fare noi, adesso. E non solo: non è folle un sistema di pagamento - noi o scopriamo solo oggi ma l'Italia va avanti così da anni per cui i pompieri-precari venivano pagati solo se uscivano per spegnere i roghi, e invece in caso di mancato rogo non percepivano nulla, anche se passavano tutto il giorno in servizio in Caserma? Ci sono giovani disperati e disoccupati di mezza età - privi di prospettiva - che in questo paese sono (anche) potenzialmente eversivi e antisistema. Se non ci porremo il problema per tempo, e se lasceremo che questa generazione di non-lavoro arrivi alle soglie della pensione senza poterla raggiungere, gli "appicciatori" siciliani di oggi diventeranno solo l'avanguardia, la punta di iceberg di un enorme problema italiano di domani.