[Il punto] Il vertice per evitare la nuova manovra, la lettera a Juncker e Giorgetti per salvare i conti dell'Italia

Vigilia di tensione. Salvini e Di Maio da una parte. Conte e Tria dall’altra. I vice fanno i pierini. Gli altri i maestri. Il leader della Lega: “Subito flat tax, se servono i minibot e solo dopo il salario minimo”. Quasi una dichiarazione di guerra. Stamani il vertice

Il premier Conte, il ministro Tria e il sottosegretario Giorgetti
Il premier Conte, il ministro Tria e il sottosegretario Giorgetti

“La migliore garanzia che Salvini non vuole rompere in Europa? Se deciderà per Giancarlo Giorgetti commissario. Abbiamo bisogno di uno come lui a Bruxelles nei prossimi 5 anni, per costruire e tenere rapporti, per provare a cambiare e poter incidere”. Nel primo pomeriggio la fonte di governo della Lega è in una pausa a Montecitorio. Si ragiona sui contenuti della lettera a Bruxelles, sulle parole di Mario Draghi di prima mattina dal Portogallo ha annunciato un nuova politica monetaria accomodante (ancora Quantitative easing e taglio dei tassi), sulla durata del governo e sulle finestre elettorali. La parola Giorgetti sembra cancellarle tutte. Nonostante gli avvertimenti verbali che da mattina a sera si rincorrono lungo l’asse Salvini-Di Maio-Conte-Tria senza risparmiare il Quirinale. E meno male che ieri mattina, appena sceso dall’aereo proveniente da Washington, terminato l’intervento alla riunione di Confartigianato, Salvini aveva fatto sapere al suo staff che avrebbe gradito un pomeriggio di riposo. Impossibile alla vigilia del vertice decisivo per definire la lettera a Bruxelles per spiegare perchè l’Italia non deve fare una manovra bis e perchè bisogna avere fiducia nella sue scelte economiche-finanziarie.

Tre luoghi chiave

Sarà una lunga giornata con tre luoghi chiave: stamani alle 8 Conte riunisce a palazzo Chigi Salvini, Di Maio, Tria e i tecnici del Mef per limare il testo della lettera; alle 9.30 il premier sarà prima alla Camera e poi al Senato per spiegare il contenuto della lettera e dove nasce la fiducia che il premier mostra rispetto a questa ennesima emergenza economica. A pranzo, pausa al Quirinale per la tradizionale colazione con il Presidente della Repubblica che dovrà rinnovare con i suoi ospiti l’obbligo costituzionale delle tutela dei conti pubblici. Domani poi il viaggio a Bruxelles per la due giorni del Consiglio europeo. Venerdì, una volta recapitata la lettera a Bruxelles, sarà possibile capire se la finestra elettorale di settembre resta chiusa ormai per sempre. E come il governo grilloleghista può e intende andare avanti e cimentarsi con la manovra di bilancio 2020. Venti giorni di fuoco che iniziano oggi e terminano il 9 luglio quando da Bruxelles, in occasione dell’ultimo vertice Ecofin, arriverà il verdetto di condanna o assoluzione. Oppure, un rinvio tattico.

Torna il "bazookino"

La Banca Centrale prova a dare ancora una volta una mano. Di prima mattina il presidente Mario Draghi parla all’Europa dal Portogallo e stupisce tutti annunciando nuove misure di stimolo monetario, dal Qe al taglio dei tassi, se non c'è un miglioramento dell'economia europea, colpita da una serie di rischi al centro dei quali c'è la guerra commerciale innescata da Donald Trump. E’ una presa di posizione netta, decisa, che mette di buon umore le banche europee e spinge verso il basso lo spread. Di sicuro è un attacco alle politiche americane. E meno male che Salvini è appena atterrato a Roma, di ritorno da Washington, dove invece si era ben immedesimato nel ruolo del piccolo Trump e aveva annunciato una manovra “trumpiana”. Il presidente Usa, appena sveglio, ha replicato via twitter a Draghi con un attacco senza precedenti contro il presidente della Bce, colpevole di svalutare l'euro. Il premier Giuseppe Conte ha preso subito le parti di Draghi. “La possibilità di intervenire col quantitative easing è nelle legittime prerogative della Bce e potremo essere come Paesi interessati da queste iniziative”. Tanto per chiarire subito come sarebbe andata la giornata.

La lettera

La missiva destinata a Jean Claude Juncker dovrà essere condivisa fino all’ultima virgola. Conte lo sa, i due vicepremier anche. Solo così possono sperare di recuperare dall’isolamento europeo, di strappare flessibilità e di “perseguire - assicura Conte - l’obiettivo comune di evitare la procedura d’infrazione europea”. Il premier curerà la parte “politica”, l’appello a dire basta al primato della finanza che non offre chance di crescita all’Europa nel segno dello sviluppo sociale, dell’equità, della solidarietà. Le regole europee sono da aggiornare. Il ministro Tria curerà la parte tecnica della missiva in cui saranno dati gli argomenti (cioè i numeri) per cui l’Italia non deve fare una manovra correttiva subito di 3,5 miliardi come invece chiede Bruxelles. Altri 6-7 più in là. Sarà compito di Tria spiegare che serve arrivare a fine mese per certificare le maggiori entrate e le minori spese che porteranno il deficit al 2,1-2,2%, lo 0,7% in più del previsto. “Da premiare, altro che punire” dicono fonti di palazzo Chigi. Il risparmio arriverà, e a fine mese sarà dimostrato con la legge di assestamento del Bilancio, che 3 miliardi (e forse anche di più) è il risparmio dei due Fondi, Redito e Quota 100. Fonti di governo assicurano che stanno andando molto bene anche il saldo e stralcio e il recupero di evasione grazie alla fattura elettronica. Soprattutto Conte e Tria dovranno, in questa lettera, mettere le premesse per tutta una serie di scelte che dovranno essere fatte a settembre con la Nota di aggiornamento del Def e poi la legge di Bilancio che partirà che minimo da 40 miliardi. E Salvini ci vuole mettere a tutti i costi la flat tax.

Battibecco continuo

Il problema è che il governo almeno a parole e almeno in pubblico e nelle dichiarazioni social (in questi giorni tornate ad essere onnipresenti) è una babele di voci e di opinioni diverse. “Diversità di toni” minimizza Conte. Da una parte ci sono Conte e Tria che garantiscono, come auspicato da Mattarella, l'equilibrio dei conti. Dall’altra Di Maio e Salvini entrambi a fare la voce grossa dal palco della Confartigianato. Il leader M5s accusa Bruxelles di voler “ricattare” l'Italia e usare la procedura d'infrazione per indebolirla nella trattativa per le nomine UeIl . Come controprova di forza, chiede a Tria di dare subito attuazione alla Web tax e al salario minimo. Il ministro dell'Interno, acclamato dalla platea di Confartigianato per la proposta di flat tax, non gradisce la prudenza di Tria sulle tasse (“va fatta ma bisogna vedere come e comunque nel rispetto dei conti”) e invia un messaggio durissimo: “Non mi pagano per dire 'signor padrone' in un ufficio a Bruxelles. Tria e' un nostro ministro e chi vuole fare il ministro porta avanti il taglio delle tasse”. Che quindi deve essere subito nella lettera destinata a Juncker nonostante le raccomandazioni, contrarie, di Bruxelles. Il salario minimo invece può attendere. Lo schema è sempre lo stesso. E non sembra se ne possa uscire.

La lite sui minibot

Lo scambio di cortesie si fa duro quando prima Conte e poi Tria rispondono a Salvini che da Washington ha annunciato una manovra “trumpiana” con shock fiscale immediato. Il ministro economico ha tagliato corto con un “non abbiamo il dollaro”. Conte, più professorale, ha replicato che “la manovra sarà nell’interesse del paese e non fatta altrove”, cioè nè a Bruxelles nè a Washington. “La manovra è mia” ha rivendicato il premier stoppando le fughe in avanti, da premier, del leader della Lega. Le scintille arrivano sui minibot. Tria era a Londra ieri per rassicurare i mercati e in un punto stampa ha liquidato i minibot, rilanciati qualche ora prima da Salvini, come “illegali e non necessari: nn ne abbiamo bisogno, il debito della pubblica amministrazione con i fornitori si è ridotto e oggi è poco più che fisiologico. Possiamo pagarlo in euro e non abbiamo bisogno di misure alternative”. Un po’ di chiarezza. Una volta per tutte. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E poiché i minibot fanno parte della paccottiglia con cui si arma la propaganda grilloleghista, si continuano ad agitare in funzione spauracchio.

Ecco, così vanno le cose alla vigilia. I contendenti dovrebbero, secondo copione, trovare una sintesi in giornata. E magari dividersi nuovamente in serata, dopo il cdm, quando si riunirà il tavolo sulla giustizia. Anche qui Lega e 5 Stelle non potrebbero essere su posizioni più distanti.